
SVIZZERA – SVEZIA
3-1
(1-1, 2-0, 0-0)

Reti: 06’21 Karlsson (Heineman, Ekman Larsson) 0-1, 13’23 Josi (Malgin) 1-1, 32’58 Malgin (Josi, Moser) 2-1, 36’31 Thürkauf (Hischier, Josi) 3-1
Note: Swiss Life Arena, 10’000 spettatori
Penalità: Svizzera 5×2 + 1×5 + 1×20, Svezia 3×2
Assenti: Sandro Aeschlimann, Pius Suter, Lukas Frick
ZURIGO – Il decimo tentativo è quello buono. La Svizzera ha dimenticato le nove sconfitte consecutive patite contro lo Svezia e si è presa una prima importantissima rivincita contro gli scandinavi staccando il biglietto per le semifinali, dove affronterà la soprendente Norvegia.
Già quel “chissenefrega” lapidario di Jan Cadieux a proposito della storia recente tra le due selezioni aveva ribadito che quella rossocrociata in quel di Zurigo è in missione, e nulla deve distrarla o distoglierla dall’obiettivo più alto, piu desiderato e per il quale sta venendo spinta a forza dallo splendido pubblico della Swiss Life Arena.

È una squadra che non si arrende questa Svizzera, dall’espulsione di Kukan, da quando è andata per la prima volta in svantaggio nel torneo, ai cinque minuti di boxplay giocati splendidamente – con il sollievo dello 0-2 annullato alla Svezia – alla battaglia fisica e di nervi imbastita sul ghiaccio dai suoi avversari.
Quei cinque minuti di boxplay e in successione il 3-1 di Malgin sono stati probabilmente i due crocevia principali di una sfida gestita bene nei momenti in cui la squadra di Cadieux era chiamata a reagire e a rialzarsi per prendere di nuovo al collo la Svezia con un secondo tempo di grande livello, correlato da battaglie fisiche durissime.
La carica del pubblico, quella dei suoi leader, dei gregari e di tutti quelli che in qualunque maniera si sono sacrificati in difesa, in boxplay e nel finale di partita sono stati fattori fondamentali per portare a casa la vittoria in un quarto di finale che è sempre un esame di maturità, ancora di più dopo un girone dominato in lungo e in largo.

Ancora senza Pius Suter, lo staff ha dovuto gioco forza modificare la formazione anche in corso d’opera, ma il gruppo si è confermato granitico e sicuro di se stesso, dimostrando quanta voglia c’è di continuare a inseguire il sogno di tutta una nazione che mai come oggi si sente attaccata a questa nazionale.
La missione continua.
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