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Interviste

Gaeta: “Cercavo qualcosa di nuovo, tra USA e Australia ho ritrovato la passione per l’hockey”

L’ex giocatore di Ambrì e Ticino Rockets: “Dopo la stagione a Knoxville ne ho iniziata subito un’altra a Melbourne. È particolare, ma anche molto divertente. Trasferirmi è stata la miglior decisione che abbia preso”

Hockey su ghiaccio e Australia? Non proprio un connubio tipico, anzi, eppure anche nella terra dei canguri si pratica la nostra amata disciplina. Non solo, nelle fila dei Melbourne Mustangs milita pure un ticinese, ovvero Davide Gaeta, classe 2001, già giocatore dei Ticino Rockets. Lo abbiamo raggiunto in terra australiana, dove il campionato è in pieno svolgimento. Il tutto al termine della sua stagione in Nordamerica nelle file dei Knoxville Ice Bears.

Davide, è la prima volta che parlo con qualcuno che gioca a hockey in Australia. Melbourne la associo alla Formula 1 e al tennis, non certo al disco su ghiaccio. Come ci sei arrivato?
“È in effetti una cosa abbastanza nuova. Sono venuto a conoscenza di questa realtà negli ultimi due anni che ho trascorso negli Stati Uniti. Diversi amici, che giocano in East Coast Hockey League, in AHL o ad esempio in Francia nella Ligue Magnus, durante l’off season invece che tornare ad allenarsi e al posto di effettuare una normale preparazione estiva vengono qui a giocare in Australia. Per noi è una sorta di campionato estivo, mentre per gli australiani ovviamente è inverno. Un mio compagno di squadra di Knoxville mi ha detto mesi fa che si sarebbe recato a Melbourne, la cosa mi ha stuzzicato, mi ha messo in contatto con il GM della società e alla fine la cosa è andata in porto. A fine aprile con Knoxville abbiamo perso la serie di semifinale contro Peoria, la squadra allenata da Jean-Guy Trudel, il cinque maggio ero qui a Melbourne pronto per iniziare questa nuova avventura”.

Come ti trovi e come sta andando il campionato con i Mustangs?
“È divertentissimo, è la prima volta che mi capita di terminare una stagione e iniziarne immediatamente un’altra. Ho dovuto un po’ abituarmi, il numero di partite disputate è elevato, fisicamente non è semplice. Il campionato è composto da 10 squadre, attualmente siamo al sesto posto della classifica, ma è tutto molto stretto, siamo a un punto dal terzo rango”.

Com’è il livello? Quanto finirebbe un ipotetico match tra voi e i Bellinzona Snakes?
“È difficile fare paragoni. Qui la lega è trainata dagli stranieri. Ogni club può schierarne cinque. Come detto, ci sono diversi imports che vengono da altre leghe per continuare a giocare anche in estate. Il valore delle squadre dipende dunque molto dalla qualità degli stranieri. Per questo tipo di giocatori è appunto il modo per rimanere in forma. Ci sono persino elementi che hanno alle spalle esperienze in NHL, come il nostro capitano Scott Timmins. Sono comunque rimasto sorpreso anche dal livello dei giocatori australiani, assolutamente più che adeguato. I giocatori stranieri che vengono qui appositamente per disputare il campionato devono comunque rendere, si vuole vincere, è una competizione vera”.

Parlaci un po’ del seguito…
“Da noi ci sono all’incirca 3’000 spettatori a partita, praticamente c’è sempre il tutto esaurito. In altre piste si può arrivare anche a qualcosa in più, ad esempio a Canberra si gioca davanti a 4’000/5’000 persone. Il nostro impianto è tra i più belli e moderni, disputiamo 15 partite casalinghe in una stagione”.

Tu hai un contratto da professionista?
“Sì, ho un regolare contratto. Nel mio caso ho un visto lavorativo temporaneo, valido per i mesi in cui giocherò qui. Il campionato si conclude a fine agosto. Oltre allo stipendio il club mi dà l’alloggio”.

Sono curioso, che tipo di alloggio hai? Sei solo?
“Abito con un mio compagno di squadra, abbiamo un appartamento con un paio di stanze al 15esimo piano di un grattacielo in centro a Melbourne”.

Wow, ti sembrerà di essere in un film quando ti affacci alla finestra e osservi lo skyline…
“Un po’ sì, possiamo dire così. Melbourne è veramente una delle città più belle del mondo”.

Riesci a fare il turista?
“Il tempo ormai stringe, ma ne ho comunque abbastanza per vedere sempre qualcosa di nuovo, dato che Melbourne è una città enorme. Le trasferte inoltre mi aiutano a visitare un po’ anche le altre parti dell’Australia, ma Melbourne è comunque il mio posto preferito”.

(Wikipedia)

A proposito di trasferte, presumo non vi facciate 36 ore di bus per andare a giocare a Perth e nemmeno 20 per recarvi a Brisbane…
“In effetti no, prendiamo sempre l’aereo. È tutto molto comodo, si parte un giorno prima, si atterra, si fa il check-in in hotel e così via. Solitamente si effettuano due trasferte consecutive”.

Ti fa strano, oppure sei abituato dal Nordamerica?
“Non è qualcosa di nuovo per me. Negli Stati Uniti si vola pure in trasferta, disponiamo però anche di un bus munito di cuccette e ogni giocatore ha il suo materasso”.

Hai avuto un percorso hockeistico normale sino al 2023, hai fatto le tue giovanili nell’Ambrì, sei arrivato a giocare in pianta stabile per due stagioni nei Ticino Rockets e poi hai decisamente fatto una virata, andando a giocare oltreoceano in leghe minori. Spiegaci questa scelta…
“Dopo l’ultimo anno nei Ticino Rockets non ero sicuro di voler andare avanti in questo modo e continuare a sperare in qualcosa di più. Era il momento migliore per provare qualcosa di nuovo. Ho ricevuto l’opportunità di andare oltreoceano e mi sono detto che valeva la pena di tentare. È stata la miglior decisione che abbia mai preso. Negli States ho ritrovato la passione per l’hockey, gli ultimi due anni sono stati stupendi. L’ultimo anno a Knoxville è stato il più bello della mia vita, al punto che ho rinnovato il mio contratto anche per la prossima stagione”.

Oltre all’hockey porti avanti gli studi oppure non c’è tempo? Che formazione hai?
“Mi dedico esclusivamente al disco su ghiaccio, il tempo per altre attività professionali non c’è. Io ho conseguito la maturità professionale a Tenero”.

I tuoi genitori non ti hanno mai ripreso, del tipo “pensa a un vero lavoro e lascia perdere l’hockey”? Ad esempio quando sei partito verso gli Stati Uniti…
“No, mi hanno sempre sostenuto e incoraggiato a prendere questa via, anche nel 2023 quando ho appunto scelto di andare in America”.

Verranno a trovarti a Melbourne?
“No, non si fanno 20 ore di volo, poi tra il lavoro e tutto il resto non hanno il tempo di viaggiare. Nemmeno in America vengono, non so nemmeno se abbiano il passaporto (Davide ride, ndr)”.

Knoxville è in Tennessee, a poche ore da Nashville. Ti capita di andare a vedere qualche partita NHL e Roman Josi?
“Non ho mai visto una partita NHL. Sono stato con degli amici a Nashville lo scorso Natale, è molto bella come città, purtroppo però non c’erano match in cartellone. Certo che mi faceva strano essere in terrazza il 25 dicembre”.

È proprio un altro mondo. Per concludere, ti manca qualcosa della Svizzera?
“Mi mancano famiglia e amici più che altro. Per il cibo? Ti dico la fondue, io sono più un team fondue che team raclette”.

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