
Due titoli conquistati a distanza di dieci anni tra loro: nel 2017 con il Langenthal e qualche mese fa con il Sierre. Basta questo fatto per far capire la caratura di un giocatore. Certo, Arnaud Montandon non ha praticamente mai trovato spazio veramente in National League, ma di fatto è uno degli elementi dominanti della lega cadetta da ormai oltre un decennio.
L’attaccante è abbonato al gol e nella sua stagione più proficua, nel 2020/21, ne realizzò ben 37 in 50 partite. Una cifra stratosferica. Abbiamo incontrato l’esperto 34enne per cercare di conoscerlo meglio.
Arnaud Montandon, a distanza di ormai qualche mese qual è il tuo sentimento dopo lo storico successo ottenuto con il Sierre?
“Diciamo che è stato solo il primo step di una lunga serie verso l’alto. Questa perlomeno è la mia impressione e speranza. Siamo in una spirale positiva, non ci nascondiamo. Abbiamo lavorato bene, Chris McSorley ha fatto un grande lavoro, non ha sbagliato nulla. Chi non ha fiducia in lui deve davvero essere una persona complicata. Siamo un gruppo sano, c’è tanta intesa, questo dal primo sino all’ultimo match, anche in Coppa. Non abbiamo vinto tutto, ma quello che volevamo davvero conquistare – ovvero il campionato – lo abbiamo fatto. Avere la possibilità di vincere, dopo tanti anni, è magnifico. Ci speravo molto, io sono un competitore. Tutta questa ondata di entusiasmo, con il progetto della nuova pista e l’ambizione di salire nella massima lega, è qualcosa di magnifico per l’intera regione, i tifosi e gli sponsor”.
Il primo titolo, con il Langenthal, lo hai conquistato a 25 anni, il recente a 34. È cambiata la tua percezione della vittoria?
“Sicuramente è qualcosa di diverso. A 25 anni, senza fidanzata e figli, vedi la vita in un altro modo rispetto a ora. Anche il tempo di recupero a livello fisico dopo una partita è differente (Arnaud ride, ndr). A livello strettamente hockeyistico, a Langenthal non giocavo un primo ruolo nella stessa maniera come adesso a Sierre. Direi dunque che personalmente questo ultimo titolo è una soddisfazione ancora maggiore”.

(HC Sierre)
In carriera hai segnato oltre 200 reti e raccolto oltre 500 punti in Swiss League, ma non sei mai riuscito a importi in National League. Hai una spiegazione? Ti senti ignorato?
“Io non credo che ci siano giocatori di Swiss League che non vengano visionati oppure ignorati. Non ho nessun rancore e non dico nemmeno di aver fatto tutto giusto. Ho avuto una magnifica e lunga carriera nella lega cadetta e ho ancora davanti qualche anno. La mia missione è in sostanza aiutare il Sierre a raggiungere la massima lega. Mi sono comunque tolto delle soddisfazioni anche in NL partecipando a dei playoff, per esempio con Lugano oppure Ginevra. Specialmente con le Aquile nel 2021, quando si arrivò sino in finale. Giocavo molto in powerplay, c’erano campioni come Omark, Tömmernes e Winnik in quelle fasi sul ghiaccio e poi il sottoscritto che proveniva dalla Swiss League, era divertente. Per tornare più concretamente alla tua domanda, forse è stata anche una questione di timing, o magari nella mia testa non ero pronto al salto. Il livello di NL è semplicemente incredibile, con la mia taglia non è evidente avere un pattinaggio super esplosivo. Non ho rimpianti, il mio percorso mi ha permesso di costruire una casa, formare una famiglia e avere due splendidi figli in quel di Sierre. Onestamente avrei visto e vedrei tuttora più mio fratello Maxime arrivare in National League. Con il suo livello potrebbe tranquillamente giocare in 2 o 3 squadre del massimo campionato. Io glielo auguro, ma pure lui tiene molto al Sierre e alla missione che abbiamo davanti”.
Mi hai in un certo senso anticipato in merito a tuo fratello. A Sierre giocate ormai da tante stagioni insieme. Maxime è più giovane di te, eppure è lui il capitano e non tu. Come mai? È più leader?
“No, semplicemente perché ha maggiore stazza (Arnaud ride, ndr). Sto scherzando evidentemente. Maxime è arrivato a Sierre un anno prima di me, ha partecipato attivamente alla promozione dalla MyHockey League alla Swiss League. Senza questo step magari io nemmeno sarei arrivato qui al Graben. Maxime è bravissimo, sa parlare benissimo, s’intende alla grande con tutti, è giusto che sia lui il capitano. Io non dico di avere un carattere complicato, con il passare degli anni mi sono ammorbidito, ma lui in qualità di capitano è sicuramente la scelta ideale”.
Quando si pensa a Montandon, senza offesa, il pensiero forzatamente non va a voi due ma a papà Gil, vera leggenda del nostro hockey. È stato un vantaggio portare il suo nome, oppure più un peso?
“Guarda che anche mio fratello e io pensiamo prima al babbo (Arnaud ride nuovamente di gusto, ndr). Questa domanda mi è stata fatta tante volte. La mia risposta e la mia percezione non sono più le stesse di quando avevo 20 anni. A quell’età era forse un po’ più duro. C’era gente che diceva che se eravamo arrivati sino a un certo livello, era grazie a papà. Adesso, dopo le nostre lunghe carriere, non è più così. Insomma non è il papà che ha segnato le mie reti, per farla breve. Mio fratello e io siamo per così dire “fatti” per essere dove siamo arrivati. Chi continua a dire che è stato grazie alla figura di nostro padre non mi fa più né caldo né freddo”.
Che rapporto avete con il babbo? È uno che si è sempre immischiato nelle vostre carriere, oppure è stato perlopiù ai margini senza interferire o condizionarvi?
“Si è immischiato sempre molto molto poco. In generale Maxime e io abbiamo toccato un po’ tutti gli sport, spesso appunto con papà, grazie alla sua costante presenza a casa, con i suoi orari da giocatore. In particolar modo praticavamo gli sport con le racchette. Papà non ci ha mai forzato a scegliere l’hockey, non ci ha mai messo il coltello alla gola, per lui è sempre stato uguale. Certo, quando giocavamo ci dava qualche prezioso consiglio, come ad esempio quando tirare, ma sempre con molto distacco. La nostra famiglia è molto unita. Certo, adesso abbiamo delle vite differenti con le rispettive famiglie, non abitiamo più nei pressi di Friborgo, gli incontri sono un po’ più sporadici, ma ci vediamo sempre molto volentieri”.

I tuoi due figli sono già grandicelli. L’ex portiere Dominic Nyffeler mi ha detto tempo fa che per lui il fatto di vedere i suoi figli assistere alle sue partite era stata la parte più bella della carriera. Vale anche per te?
“I miei figli, in piena salute, sono il più bel regalo che abbia mai potuto ricevere. Sono i più belli del mondo, anche se ciò vale per qualsiasi papà ovviamente. Vederli saltare sulle gradinate della pista quando segno, vederli correre verso il nostro spogliatoio al termine dei match è veramente il massimo. Era come facevo da piccolo ai tempi di mio padre, ora lo fanno loro con me. È la bellezza della vita, sono così fiero nel vederli. Certe cose sono magiche, le puoi capire solo quando hai dei figli. Sposo in pieno l’opinione di Nyffi”.
Torniamo al Sierre. McSorley ha grandi progetti, punta alla costruzione di un nuovo impianto e alla promozione. Il tuo contratto scade nel 2028. Ormai rischi di non poter vivere tutto ciò in qualità di attivo per ovvie ragioni di età. Questo ti pesa? O magari sotto sotto speri di poter giocare sino a 38-39 anni?
“Non penso troppo avanti. Io semplicemente spero per i ragazzi della regione – tra cui i miei figli – che tutto andrà bene e riusciremo a conquistare la massima lega terminando con una vittoria nel vecchio Graben, prima di bruciarlo e trasferirci nel nuovo impianto. Lì saremo tutti contenti. Questa è la missione, se dovesse andare in porto allora sì che potrei dire di avere vinto tutto, ma non è una fissa. Dietro a tutto ciò c’è un grande lavoro, che non tutti vedono, nemmeno noi giocatori. Un lavoro che va avanti da anni, condotto da Alain Bonnet, il presidente del club e tutto il resto del CdA e staff, tra cui appunto McSorley. Bisogna avere “le palle” per lanciarsi in una simile avventura. Poterla vivere e condividerla con un gruppo di 25 amici è qualcosa di favoloso. Sono momenti preziosi, che vivi solamente in alcuni brevi periodi della vita, istanti che non dimenticherai mai. Assaporarli a 35 anni è magnifico per me. Se riusciremo a salire entro due anni sarei felice per il club e la regione, più che per il sottoscritto. Se tutto ciò arriverà tra 3-4 stagioni e io non dovessi più esserci in qualità di giocatore, andrà bene lo stesso. Per quanto concerne l’impianto nuovo, in fondo ho praticamente sempre giocato in piste logorate dal tempo. La Schoren a Langenthal, la pista di Porrentruy prima della ristrutturazione e infine il Graben. Tutte vecchie certo, ma che emozioni e che ambiente. Per restare a Sierre, la città vive di hockey, non c’è un giorno dove non si discuta di questo. Prima di firmare qui ero in trattativa anche con il Visp, lì sì che c’era già la nuova pista moderna, ma ciò malgrado preferivo mille volte venire a Sierre nel vecchio Graben. È stata decisamente la scelta giusta sotto tutti i punti di vista”.
Da questa stagione ci sarà una stretta collaborazione con il Milano, fresco di rinascita. Se le cose non dovessero andare bene a livello personale, conoscendo Chris, non si farebbe problemi a mandare persino un veterano come te ai piedi del Duomo. Ci hai già pensato? Come reagiresti?
“Non ci ho pensato un secondo onestamente, perlomeno sino alla tua domanda. Sono completamente d’accordo con te, potrebbe accadere a qualunque giocatore della nostra rosa. Se un giorno per una necessità di contingente ci fosse il bisogno di aiutare il Milano per un weekend o così, andrei più che volentieri. Poi è chiaro, se la cosa dovesse protrarsi sarebbe un problema per me a livello familiare e lavorativo, visto che ho pure creato una ditta. Essere fisso a Milano non sarebbe possibile per me. Più in generale trovo questo nuovo progetto di Chris geniale. Che spirito d’intraprendenza, come se non avesse già abbastanza da fare, io onestamente mi chiedo quando riesca a dormire”.
Anche qui mi hai in parte anticipato. L’ultima domanda volevo proprio fartela in merito alla tua attività professionale, che verosimilmente sarà parte integrante della tua vita una volta appesi i pattini al chiodo…
“Ho fondato una ditta di pulizie a vapore per automobili, bus e aerei privati. L’idea di base è che una ditta con una flotta di veicoli non deve far perdere tempo ai suoi collaboratori con le pulizie. Noi ci rechiamo nei vari depositi delle ditte per fare le pulizie. È tutto basato sull’ecologia e il risparmio energetico, anche perché in Svizzera – a differenza, ad esempio, degli Stati Uniti – ci sono molte restrizioni in merito al recupero dell’acqua e tutto ciò che concerne questa risorsa. Ecco perché abbiamo virato sulla soluzione a vapore. C’è tanto lavoro, sta prendendo sempre più forma e molto probabilmente lanceremo presto un’attività pure a Friborgo”.
E se le mie informazioni sono giuste, Friborgo fa rima con Adrien Lauper…
“Esatto, proprio lui. Ho grande fiducia in Bouby, nei prossimi giorni avremo degli appuntamenti, vedremo un po’ come evolverà il tutto”.

