NATE SCHNARR
Età: 27
Posizione: C/RW
Altezza: 191 cm
Peso: 92 kg
Shoots: right
Provenienza: Kölner Haie (DEL)
Draft: 2017, Round 3, 75esima scelta, Arizona Coyotes
Contratto: due anni
Nazionalità: 🇨🇦
Un centro per il nuovo corso biancoblù

(Kölner Haie)
L’Ambrì Piotta ha inserito Nate Schnarr in un gruppo straniero che dovrà contribuire a dare una nuova identità alla squadra, unitamente agli arrivi di Petr Kodytek e Roby Järventie.
Schnarr è un centro right di buona struttura, capace di giocare anche all’ala ma improntato soprattutto nel dare equilibrio in pista. Il suo profilo non è quello del centro puramente offensivo, ma di un giocatore two-way che può prendere ingaggi importanti, lavorare in entrambe le direzioni e dare una mano negli special teams.
Negli ultimi anni in Europa ha però mostrato anche una produzione interessante. Dopo la prima esperienza in Finlandia con i Pelicans, ha giocato al JYP e poi in Germania con i Kölner Haie, dove nell’ultimo campionato ha firmato 44 punti in 47 partite. Numeri che indicano una crescita offensiva rispetto al percorso nordamericano, in cui era rimasto soprattutto un giocatore da AHL.
Nella nostra intervista ha spiegato di non voler essere valutato solamente per i punti, ma di voler contribuire in tutti gli aspetti del gioco, diventando un centro affidabile, anche difensivamente e in boxplay, e in tutte le situazioni importanti.
Ha parlato di standard elevati, di un gruppo che non dovrà accettare la mediocrità e di un hockey veloce, competitivo, da giocare per tutti i 60 minuti. Sono concetti che si inseriscono bene nel nuovo corso impostato da Lars Weibel e Jussi Tapola.
Waterloo, Guelph e il primo grande salto
Nato a Waterloo, in Ontario, Schnarr è cresciuto in una famiglia sportiva e competitiva. In un lungo racconto personale pubblicato qualche anno fa, ha spiegato di aver praticato da ragazzo anche lacrosse, calcio e inline hockey, ma di aver sempre avuto il desiderio di seguire i fratelli maggiori e competere con loro. Il suo percorso è iniziato con i Waterloo Wolves, all’interno di un ambiente che gli ha permesso di svilupparsi vicino a casa.
I Guelph Storm lo selezionarono poi al terzo turno dell’OHL Priority Selection 2015, ma l’inizio non fu lineare. Al primo camp venne tagliato, un momento che lui stesso ha raccontato come uno dei più duri della sua giovane carriera. Era abituato a essere tra i migliori nel suo contesto, e sentirsi dire che non era ancora pronto per restare in OHL fu un colpo pesante. Col tempo, però, Schnarr ha riconosciuto che quella decisione fu decisiva per la sua crescita.
Il ritorno a Waterloo con i Siskins gli permise infatti di giocare tanto e di prendere fiducia. In quella stagione fu nominato rookie dell’anno della Midwestern Conference in GOJHL, prima di rientrare progressivamente nell’ambiente dei Guelph Storm. Da lì iniziò il suo vero percorso in OHL.
La stagione del Draft NHL, nel 2016/17, fu segnata anche da un infortunio alla spalla. Schnarr ha raccontato di aver vissuto quel momento con grande preoccupazione, temendo che potesse compromettere il suo futuro. Rimase fuori circa un mese, poi tornò per finire la stagione e partecipò anche al Mondiale U18 con il Canada. Pochi mesi più tardi gli Arizona Coyotes lo scelsero al terzo turno, con la 75esima chiamata assoluta.
La stagione dei 100 punti
Dopo il Draft, Schnarr visse un’annata complicata. La riabilitazione alla spalla gli aveva impedito di prepararsi come avrebbe voluto, e la produzione non fece il salto sperato. Fu una stagione frustrante, ma anche un passaggio importante nella sua costruzione come giocatore.
La risposta arrivò nel 2018/19. Schnarr si presentò all’ultimo anno junior con un approccio diverso, più maturo e più determinato. In regular season firmò 34 gol e 68 assist in 65 partite, chiudendo con 102 punti e come miglior marcatore del Guelph Storm. Fu l’anno che cambiò davvero la percezione del suo profilo.
Durante la stagione Guelph aggiunse giocatori importanti come Nick Suzuki e Sean Durzi, e nei playoff visse una corsa particolare. Gli Storm rimontarono da 0-3 contro i London Knights, poi da 1-3 contro Saginaw, e infine da 0-2 nella finale contro gli Ottawa 67’s, conquistando il titolo OHL.
Per Schnarr, quel campionato rimane uno dei momenti più importanti della carriera. Nella nostra intervista ha spiegato che nulla è paragonabile alla sensazione di vincere un titolo, e che con quel gruppo esiste ancora oggi una chat condivisa tra i giocatori.
Tra AHL, scambi e una NHL mai raggiunta
Il passaggio al professionismo è iniziato nell’organizzazione degli Arizona Coyotes, con i Tucson Roadrunners. Schnarr arrivava da una stagione junior dominante, ma l’AHL è un campionato diverso, più fisico e meno generoso con i giovani attaccanti che devono trovare un ruolo. A Tucson iniziò il suo percorso di adattamento, prima di essere coinvolto in uno scambio importante.
Nel dicembre 2019 venne infatti ceduto ai New Jersey Devils nell’operazione che portò Taylor Hall in Arizona. Per un giovane alla prima stagione da professionista fu un momento particolare: da una parte lo shock di cambiare organizzazione, dall’altra la consapevolezza di essere parte di un trade importante.
Nel New Jersey il suo percorso continuò soprattutto in AHL, tra Binghamton e Utica. Nel 2021/22, con i Comets, visse la sua miglior fase nordamericana sul piano offensivo, prima di essere ceduto a Montreal. Anche lì però la porta della NHL non si aprì. Dopo Laval arrivò una breve parentesi nell’organizzazione dei Los Angeles Kings, con gli Ontario Reign, ma il percorso nordamericano si chiuse senza mai riuscire a debuttare in NHL.
In totale Schnarr ha infatti giocato 197 partite in AHL, ma senza riuscire a trasformarsi in un’opzione stabile per una franchigia NHL. Il suo profilo era rimasto in una zona intermedia: troppo valido per essere considerato un semplice giocatore di profondità, ma senza quella produzione o quella specificità necessaria per forzare davvero il salto.
La svolta europea

(Tomi Natri)
Nel 2023 Schnarr ha scelto di ripartire dall’Europa, firmando con i Pelicans in Liiga. Con il club di Lahti ha trovato subito un ruolo importante, venendo valorizzato come centro fisico, utile agli ingaggi e negli special teams.
La stagione finlandese ha di fatto rilanciato la sua carriera. Con i Pelicans ha prodotto 50 punti in 51 partite di regular season, aggiungendo anche un buon contributo nei playoff. Era la conferma che, in un contesto europeo e con responsabilità più chiare, Schnarr poteva diventare un centro produttivo e non “solamente” affidabile.
L’anno successivo è rimasto in Liiga, passando al JYP. La produzione è stata leggermente inferiore ma comunque solida, con 34 punti in 46 partite. Quell’esperienza gli ha permesso di consolidare la propria dimensione europea, imparando un hockey diverso da quello nordamericano, più tattico in alcune fasi e con una gestione del puck differente.
Nel 2025 è poi arrivato il passaggio ai Kölner Haie. In Germania ha vissuto un’altra stagione positiva, chiudendo la regular season con 19 gol e 25 assist in 47 partite. La stagione tedesca gli ha inoltre permesso di partecipare alla Coppa Spengler con il Team Canada, esperienza che nella nostra intervista aveva definito speciale. In seguito è stato chiamato in Nazionale anche prima del Mondiale, potendo condividere il ghiaccio con giocatori come Macklin Celebrini e Mark Scheifele.
Leadership, salute mentale e nuova ambizione
Uno degli aspetti più interessanti di Schnarr è la sua attenzione alla dimensione umana del gioco. Da anni è ambasciatore di McFadden’s Movement, organizzazione fondata dall’ex compagno Garrett McFadden per sensibilizzare sul tema della salute mentale tra gli atleti.
Schnarr ne parla in modo diretto. Ha raccontato di aver vissuto pressioni importanti durante il suo anno del Draft, tra aspettative sportive, scuola e identità personale. Per questo considera fondamentale che gli atleti possano parlare apertamente dei momenti difficili, senza che questo venga visto come una debolezza.
Anche il modo in cui descrive la leadership è interessante. Schnarr si considera un gran lavoratore, uno dei primi ad andare sul ghiaccio e uno degli ultimi a lasciarlo. Ma nella sua idea di spogliatoio non c’è solamente competizione. C’è anche la necessità di costruire un gruppo unito, capace di divertirsi, spingersi a vicenda e diventare una famiglia fuori dal ghiaccio.
Tra i modelli citati nella sua carriera ci sono la famiglia, Garrett McFadden, Nick Suzuki, alcuni veterani incontrati in Finlandia e Moritz Müller a Colonia. Da bambino ammirava invece soprattutto Jonathan Toews e Sidney Crosby, due centri canadesi che nella sua visione rappresentavano esattamente il tipo di giocatore a cui ispirarsi: forti offensivamente, responsabili, leader e sempre orientati alla vittoria.
All’Ambrì Piotta ritroverà anche Gilles Senn, con cui aveva giocato a Binghamton. Schnarr ha raccontato di averlo contattato dopo la firma per chiedergli informazioni sul Ticino e sul club, ricordando il buon rapporto costruito ai tempi dei Devils, quando i due sedevano spesso vicini sul bus e ridevano molto.
Il suo adattamento alla NL resta comunque da verificare. Schnarr dovrà confermare la produzione mostrata in Europa, ma soprattutto diventare quel centro affidabile che lui stesso ha indicato come obiettivo.
L’Ambrì Piotta avrà bisogno di punti, ingaggi vinti, presenza negli special teams e personalità nelle serate difficili. Se riuscirà a trasferire in Leventina quanto costruito tra Finlandia e Germania, potrà essere un elemento importante nei primi anni del nuovo corso dei leventinesi.

