
Nonostante delle logiche difficoltà iniziali dettate dal nuovo corso svedese in panchina e da una squadra reduce da una stagione 2024/25 terrificante, il Lugano ha avuto la pazienza di attendere la crescita sotto la guida di Tomas Mitell e Stefan Hedlund, ritrovando una nuova identità che ha valorizzato diversi giocatori della rosa che sembravano sul punto di dover partire, e ha restituito ai tifosi un gruppo compatto e in grado di giocare una regular season esaltante.
Per fare il prossimo passo e diventare una squadra competitiva nei playoff però il Lugano ha bisogno di risolvere alcuni quesiti, molti dei quali nelle mani di Janick Steinmann e altri in quelle del proprio coach, con anche i giocatori chiamati a un passo in più nei momenti decisivi.
1. I nuovi stranieri sapranno colmare le lacune della scorsa stagione?

Certo è che guardandola sulla carta questa domanda sembra avere una risposta abbastanza semplice in chiave positiva. Sekac, Perlini e Carrick (non teniamo conto di Emanuelsson, brillante nel suo ruolo) saranno sostituiti da Innala, Lycksell e Thomson, e fare peggio soprattutto dei primi due attaccanti è oggettivamente un compito molto difficile.
Lassi Thomson da par suo è chiamato a dare quella continuità che Carrick non ha saputo portare in termini di leadership e impulsi offensivi, inoltre ci sarà un Kupari tutto… nuovo su cui fare affidamento e che nel postseason della scorsa primavera ha fatto intravvedere un potenziale elevatissimo. Insomma, nel suo mercato straniero Janick Steinmann ha messo delle premesse decisamente positive, anche perché il margine di miglioramento da sfruttare in questo senso era davvero importante.
2. Il powerplay tornerà ad essere un’arma decisiva?

Alla fine della regular season il Lugano si è trovato con il 21% di riuscita in powerplay, undicesimo della lega, ma quella cifra va anche suddivisa per periodi. Solo per poche settimane i bianconeri hanno viaggiato attorno al 26% – cifra da prima della classe – ma per tanto, troppo tempo, e soprattutto nei momenti decisivi, il powerplay della squadra di Mitell è scivolato tra il 8% e il 11% di riuscita, anche se poi nei quarti contro lo ZSC è risalito a numeri ben più importanti ma da interpretare per le poche situazioni avute.
Merito di Fazzini e compagni è stato quello di portare avanti una grande regular season nonostante queste difficoltà, ma ora è giunto il momento di fare un salto di qualità. Thomson e Innala su tutti sono stati ingaggiati per dare fantasia e imprevedibilità a un esercizio che era diventato fin troppo scontato per tutti gli avversari.
3. C’è margine per allungare la rosa offensiva svizzera?

Tomas Mitell ha a disposizione una rosa rossocrociata di alto livello e di ottima esperienza. Fazzini, topscorer svizzero della scorsa regular season, capitan Thürkauf, Simion, Canonica, e le giovani promesse Henry e Olsson rappresentano presente e futuro, ma già un anno fa si parlava di un “buco” che mette in luce una certa criticità.
Al Lugano manca un’ala offensiva per completare la terza linea e che garantisca profondità soprattutto nel postseason, e nonostante Ramon Tanner abbia sorpreso tutti per duttilità e intelligenza tattica, la coperta di qualità bianconera rischia di lasciare alcune dita dei piedi al freddo se tirata troppo da una parte o dall’altra. Chissà se il GM Steinmann sta pensando a qualche svizzero d’America di cui si sta parlando in queste settimane.
4. I portieri sapranno diventare decisivi nel postseason?

Niklas Schlegel e Joren Van Pottelberghe hanno portato avanti una ottima regular season, quasi inaspettata dopo le difficoltà vissute da entrambi i portieri bianconeri negli scorsi anni tra infortuni e incertezze. Nei playoff però sono emersi i limiti di una coppia che non ha saputo rubare le partite di fronte alla squadra di Marco Bayer, e senza queste peculiarità è difficile fare strada nel postseason.
Antti Ore nel suo lavoro con la coppia bianconera ha già portato dei risultati importantissimi in una sola estate di lavoro e con la costanza durante la regular season, ora si tratterà di capire se almeno uno dei due – probabilmente Schlegel – ha margini di miglioramento per diventare decisivo anche in una serie di playoff.
5. Ci sarà una crescita di maturità?

La regular season scorsa è stata bella ed esaltante per tutto l’ambiente bianconero, nonostante alcune lacune la squadra ha proposto un ottimo hockey e ha saputo divertire il pubblico della Cornèr Arena. Nei momenti decisivi però, a ridosso dei playoff e nei quarti la squadra ha perso un po’ di lucidità, perdendo partite che ne hanno compromesso la qualifica – che era a portata di mano – ai primi quattro posti della classifica e subendo diverse reti ingenue nella serie contro i Lions dettate dalla troppa foga del momento e dall’incapacità di leggere i momenti. Per passare da semplice mina vagante a concorrente autoritario dei playoff serve soprattutto questo, la maturità per gestire il proprio destino e sfruttare i momenti decisivi a proprio favore.

