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Interviste

Il Lugano volta pagina con Kapanen: “Questa è una sfida, voglio dimostrare a tutti chi sono”

Il finlandese è pronto a dare tutto per il suo nuovo club: “Sarò a Lugano senza la mia famiglia. È stata una decisione difficile, ma così potrò concentrarmi al 100% sull’hockey. Sogno di allenare un giorno la Nazionale”

LUGANO – C’è tanta voglia di guardare al futuro alla Corner Arena. Mentre la squadra nella mattinata di lunedì ha iniziato ufficialmente la preparazione fisica – al lavoro tutti i giocatori svizzeri e Linus Klasen – alla stampa è stato presentato il nuovo head coach Sami Kapanen, il primo importante tassello per il rilancio dopo la tribolata ultima stagione.

“Sono naturalmente felice di essere quiha debuttato il finlandeseil Lugano per me è sempre stato uno dei top club a livello europeo, ed ora sono fiero ed onorato di farne parte”.

Dopo tanti anni al KalPa Kuopio, cosa ti ha convinto a lanciarti in una nuova avventura?
“Sono una persona ambiziosa. Quando ero un giocatore volevo sempre spingermi al massimo, mentre ora che sono un allenatore voglio lanciare dalle sfide a me stesso per vedere quanto lontano posso arrivare… Per me era dunque logico cogliere la sfida rappresentata dal Lugano. In Finlandia ho vissuto delle stagioni positive, ed anche se rimarrò proprietario del KalPa ora potrò concentrare le mie attenzioni e le mie energie nell’allenare il Lugano. Nei prossimi due anni voglio mostrare, non solo a me stesso ma a tutti gli altri, che tipo di coach sono… L’obiettivo è progredire nella mia carriera ed arrivare un giorno ad allenare la Nazionale finlandese”.

Cosa conosci del club che ti ritroverai presto ad allenare?
“Dal mio punto di vista il Lugano ha una delle migliori squadre in Europa. Questa è un’organizzazione che può contare su una grande dedizione a partire dal management, per poi arrivare a dei tifosi che sono tra i più calorosi e fedeli in assoluto. So che durante la stagione ci saranno alti e bassi, per questo non vedo l’ora di provare dal vivo cosa significhi poter contare sull’energia dei fans nei momenti di difficoltà”.

Ad oggi, quanto conosci la rosa che avrai a disposizione?
“Ho incontrato i giocatori solamente ora, ma mi sono portato avanti con il lavoro facendo un po’ di ricerche, così da poter avere dei colloqui individuali con ognuno di loro. Ho inoltre guardato alcune delle partite dal Lugano nello scorso campionato, così da avere un’idea sommaria di come la squadra ha giocato nel recente passato… Questo mi ha aiutato nel farmi un’idea di che tipo di elementi abbiamo attualmente in rosa”.

Quale percezione hai invece del livello del campionato svizzero?
“È chiaro a tutti che la NLA possa vantare un livello molto alto. Attualmente è una delle migliori leghe in Europa, e continua a migliorare. Nel corso degli ultimi anni ci sono stati diversi coach finlandesi che sono venuti ad allenare in Svizzera, dunque anche i media e gli appassionati del mio paese hanno iniziato a seguire la NLA più da vicino”.

Su quale filosofia basi il tuo lavoro di allenatore?
“Credo che la squadra debba sempre venire al primo posto, non c’è spazio per dei pensieri egoistici e questo è ciò che chiedo a tutti. Allo stesso tempo però voglio riuscire ad aggiungere al mix del lavoro quotidiano una certa dose di divertimento, perché non si può essere troppo seri e preoccuparsi dei possibili errori che si potrebbero commettere. Come squadra bisogna trovare il modo di unire il duro lavoro all’eccitazione dell’hockey e ad una certa dose di relax, per performare al meglio. Con i giocatori non tollero la pigrizia e l’egoismo… Ogni elemento appare meglio in una squadra vincente, a nessuno piace segnare 50 gol in una stagione in cui si è in fondo alla classifica”.

Sei un coach che predilige un hockey che punta dritto alla porta avversaria…
“Il lavoro che porteremo avanti nei prossimi mesi sarà in virtù di diventare una squadra veloce e che gioca in maniera attiva, questo significa dover come prima cosa essere in ottima forma a livello fisico. Credo sia troppo presto per iniziare a parlare del sistema di gioco che vorrò implementare, al momento ci concentriamo sull’offseason e sull’assicurarci che tutti lavorino nella giusta maniera”.

Sei dunque un allenatore che considera la possibilità di adattare il proprio stile a dipendenza del contesto?
“Credo che un coach debba prendere in considerazione diversi approcci, a dipendenza del tipo di squadra che si ha a disposizione e del genere di organizzazione per cui si sta lavorando. Allo stesso tempo però è importante restare fedeli a quei principi a cui si dà particolare valore, trovando un punto di incontro così da lavorare assieme”.

Questo sarà importante, visto che ti ritrovi con una squadra praticamente già costruita per la prossima stagione…
“Non credo questo sarà un problema, è un fattore di cui ero ben cosciente nel momento in cui stavo discutendo il mio contratto con la dirigenza. La rosa è in una determinata condizione a livello di contratti stipulati, ma è un qualcosa che si accetta e non sono per niente preoccupato… D’altronde abbiamo una squadra di alto livello e questo non può che rendermi eccitato”.

Con il tuo arrivo il Lugano volta pagina, sei già pronto ad identificare gli obiettivi per la prossima stagione?
“Quando si lavora nell’hockey professionistico il primo passo è sempre quello di assicurarsi che la squadra possa giocare i playoff, ed arrivati a quel punto non ho mai visto nessuno affrontare il post season solamente con l’obiettivo di divertirsi. Non credo che le cose saranno diverse a Lugano… Il primo passo sarà quello di progredire sull’arco delle prime 50 partite, entrare nei playoff e poi trovare il modo di avere una bella spinta nei giochi per il titolo”.

Nella tua carriera hai vissuto esperienze importanti sia in Nordamerica che in Finlandia… Da cosa attinge maggiormente il tuo stile?
“Penso sia una combinazione di entrambe le filosofie. Ho avuto la fortuna di poter giocare tanti anni in NHL, ma ho anche giocato un centinaio di partite a livello internazionale con la Nazionale finlandese. L’hockey in Finlandia è naturalmente molto diverso, e soprattutto in passato si aveva una mentalità più passiva e difensiva… Negli ultimi anni le cose stanno cambiando, si tende a pattinare di più ed essere in generale più attivi, avvicinandosi molto allo stile che troviamo in Svizzera. Come coach amo vedere la mia squadra andare diritta sulla porta, come si fa in NHL, ma do tanta importanza anche alla capacità di stabilire un ciclo in zona offensiva e stancare così la squadra avversaria”.

A Lugano, ma in generale anche in Svizzera, sono tanti i Finlandesi ad aver avuto successo… Hai parlato con qualcuno di loro?
“Sì, ho parlato con diverse persone che conoscono il vostro campionato e il vostro paese, per cercare di capire il background del club. Jukka Hentunen è uno dei giocatori che è stato a Lugano in passato ed è stato il mio assistente per un anno quando allenavo i giovani del KalPa… Non ho invece parlato con Nummelin, visto che è passato un po’ di tempo da quando giocava qui ed il mio obiettivo era avere una conoscenza più approfondita dello stile che si applica ora in NLA”.

Quanto cambierà il tuo lavoro, ora che devi occuparti “solo” di essere l’allenatore?
“È sicuramente un bel cambiamento, perché non dovrò più preoccuparmi di nient’altro. Userò tutte le mie energie per concentrarmi sulla squadra. A livello famigliare abbiamo compiuto una decisione difficile, visto che sarò a Lugano da solo e mia moglie verrà a trovarmi dalla Finlandia di tanto in tanto. Questa è per me un’opportunità unica per concentrarmi 24 ore su 24 sull’hockey”.

Una decisione sicuramente non semplice da prendere…
“Indubbiamente. Sono però una persona ambiziosa, e se voglio fare dei passi avanti devo essere pronto a prendere delle decisioni difficili. Naturalmente non avrei preso questa strada se mia moglie e la mia famiglia non mi supportasse, è una cosa che abbiamo discusso e accettato”.

Devi ancora scegliere i tuoi assistenti. Preferirai lavorare con qualcuno che conosci bene, o con una persona più vicina al contesto del Lugano?
“Non penso questo importi molto, la cosa fondamentale è trovare l’assistente migliore possibile, che sappia avere delle qualità che possano supportare al meglio le mie. Se sarà qualcuno che conosco già, ben venga, ma se non sarà così bisognerà semplicemente fare uno step aggiuntivo prima di iniziare a lavorare… Non sono qui per farmi dei fan, sono qui per fare il miglior lavoro possibile e portare a termine i miei compiti”.

Il Lugano ti ha ingaggiato come allenatore prima di sapere chi sarà il prossimo Direttore Sportivo…
“Sicuramente questa non è la situazione ideale quando inizi la trattativa con un club, ma allo stesso tempo lavoro nell’hockey da così tanto tempo che so bene come funzionano queste cose. Ho giocato 12 stagioni in NHL e vedere le persone andare e venire è diventata un’abitudine. Ho piena fiducia che il management del Lugano saprà scegliere la persona giusta con cui dovrò lavorare”.

Credi che la visibilità della Coppa Spengler ti abbia aiutato ad ottenere il posto di allenatore a Lugano?
“Sì, credo di sì. Ero consapevole che il torneo di Davos rappresentasse per me un’opportunità per presentarmi come allenatore a tutto l’ambiente svizzero. Siamo arrivati alla Spengler con una squadra che è riuscita ad esprimere quel gioco su cui stavamo lavorando per tutta la prima parte di stagione, e tutto è andato per il meglio… Ovviamente questo mi ha aiutato”.

Nel corso della tua carriera qual è stato il miglior compagno di squadra che hai avuto?
“Questa è una domanda difficile, perché dipende molto dal valore che si dà a delle determinate qualità. Se dovessi dire un nome sceglierei però quello di Ron Francis, per lui nutro un grandissimo rispetto e quando l’ho incontrato era già uno dei migliori giocatori in assoluto… Non più giovanissimo, ma sempre in forma eccezionale. Oltre ad essere un grande attaccante, come compagno era una persona squisita, che mai ha detto una parola che potesse danneggiare la squadra. Aveva quella mentalità “team first” che anche io come allenatore considero molto importante”.

Tuo figlio inizierà tra pochi giorni l’avventura nei playoff NHL con i Toronto Maple Leafs… Seguirai queste partite da vicino?
“Probabilmente no. Voglio concentrare il mio tempo ed energie nel preparare al meglio la mia prima stagione a Lugano. Farò la spola tra il Ticino e la Finlandia durante l’estate, sarò qui spesso per conoscere i giocatori e assicurarmi che si stia lavorando nel modo giusto. I playoff NHL non sono tra le mie priorità al momento”.

Capo redattore e fondatore, Andrea Branca si occupa di tutti gli aspetti gestionali e redazionali. Si è laureato in Scienze della Comunicazione con un Master in Gestione dei Media all'Università della Svizzera italiana.

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