RODRIGO ABOLS
Età: 30
Posizione: C/LW
Altezza: 193 cm
Peso: 93 kg
Shoots: left
Provenienza: Philadelphia Flyers (NHL)
Draft: 2016, round 7, 184esima scelta, Vancouver Canucks
Contratto: tre anni
Nazionalità: 🇱🇻
Un centro two-way per il Berna
Il Berna ha aggiunto al proprio reparto offensivo un profilo di rilievo, assicurandosi Rodrigo Abols con un contratto di tre stagioni. Il lettone arriva dai Philadelphia Flyers, con cui nelle ultime due annate ha finalmente trovato spazio in NHL dopo un percorso lungo e non sempre lineare.
Abols non è un attaccante costruito attorno alla spettacolarità. Il suo valore principale è nella struttura, nella capacità di proteggere il puck, lavorare nelle zone calde della pista, dare presenza nello slot ed essere affidabile in ogni situazione. Ha però anche buone mani, e negli anni ha sviluppato una discreta capacità di produzione offensiva.
Per il Berna è un innesto che porta struttura e anche un certo tipo di maturità. Abols ha vissuto la SHL da protagonista, è stato capitano dell’Örebro, ha fatto parte della storica nazionale lettone del 2023 che ha vinto il bronzo a Tampere, e ha dovuto aspettare tanti anni per costruirsi una vera occasione NHL. Il suo percorso racconta un giocatore abituato a dover guadagnare spazio, più che a riceverlo.
Riga, Artis e il peso del cognome

Abols è nato a Riga e ha iniziato il suo percorso nel Prizma Riga, prima di entrare nell’ambiente della Dinamo Riga. Il contesto familiare ha avuto inevitabilmente un peso. Suo padre Artis Abols è stato giocatore professionista e poi allenatore, con esperienze anche alla Dinamo Riga e nella nazionale lettone.
Il rapporto tra i due è diventato parte del racconto anche a livello internazionale. Al Mondiale 2021 Rodrigo ha giocato con la Lettonia mentre Artis faceva parte dello staff come assistente di Bob Hartley. Per un paese come la Lettonia, dove l’hockey ha un peso emotivo molto forte ma il bacino resta limitato, la presenza di una famiglia così legata alla nazionale è un elemento significativo.
Questo tipo di contesto può essere un vantaggio, ma anche una pressione. Abols è cresciuto portando un cognome conosciuto nell’hockey lettone, ma ha costruito la propria carriera dovendo lavorare parecchio. Non era un talento puro destinato alla NHL, non ha avuto un percorso lineare da prospect, e per anni ha dovuto muoversi tra campionati e ruoli diversi per trovare la sua dimensione.
Il debutto tra i professionisti è arrivato presto, con alcune partite in KHL alla Dinamo Riga già nella stagione 2014/15. Poi è arrivato il passaggio in Nordamerica, tramite le leghe giovanili canadesi, prima con i Portland Winterhawks in WHL e poi con gli Acadie-Bathurst Titan in QMJHL. Sono state due esperienze diverse, utili per adattarsi a piste più piccole, ritmi più fisici e un modo di giocare meno controllato rispetto a quello europeo.
Nel 2016 i Vancouver Canucks lo hanno scelto al settimo turno del Draft NHL. Non era ovviamente una chiamata che garantiva un percorso diretto verso la NHL, ma confermava che il suo profilo aveva attirato attenzione. Un centro grande, competitivo, con margini di crescita e già abituato a misurarsi fuori dalla Lettonia. Il lavoro vero, però, doveva ancora iniziare.
La Svezia come vero inizio

Dopo le leghe junior canadesi, Abols ha trovato in Svezia il contesto più importante della sua carriera. Il primo impatto con l’Örebro non fu immediato. Nella stagione 2017/18 giocò poco e produsse appena un punto in SHL, passando anche dal BIK Karlskoga in HockeyAllsvenskan. L’anno successivo, però, cambiò tutto.
Nel 2018/19 segnò 18 gol in 45 partite con l’Örebro, confermando di poter essere un attaccante importante nella SHL. Quella stagione gli aprì anche una prima porta verso il Nordamerica, con il contratto entry-level firmato con i Florida Panthers. L’esperienza però non decollò. Abols giocò con Springfield in AHL, passò anche brevemente dall’ECHL, e poi tornò in Svezia.
Quel ritorno non fu un passo indietro, ma la fase in cui diventò davvero un giocatore completo. Con l’Örebro trovò continuità, responsabilità e un ruolo sempre più centrale. Nel 2020/21 firmò 20 gol e 35 punti in 47 partite, poi l’anno successivo chiuse con 34 punti e il miglior +/- della SHL. In quelle stagioni venne anche scelto come capitano, segnale del peso che aveva assunto all’interno del gruppo.
Il suo gioco si è definito proprio in quel periodo. Abols non era più solamente un centro grande con qualche qualità offensiva, ma un giocatore capace di guidare una linea, vincere duelli, difendere, produrre e tenere insieme le varie fasi. L’Örebro gli ha dato spazio e fiducia, e lui ha risposto diventando uno dei centri più completi del campionato.
Nel 2023/24 è poi passato al Rögle, dove la regular season non fu la migliore sul piano statistico, con 26 punti in 50 partite. Nei playoff, però, il suo rendimento salì in maniera netta. Con 12 punti in 15 incontri contribuì alla corsa del Rögle sino alla finale, confermando di poter avere un peso anche nelle partite più importanti.
È stato proprio quel finale di stagione a riaprire le porte della NHL. Philadelphia decise di riportarlo in Nordamerica con un contratto two-way, vedendo in lui un centro grande, maturo e più pronto rispetto al primo tentativo con Florida.
Il sogno NHL e la nazionale lettone

La seconda esperienza nordamericana è stata diversa dalla prima. Abols iniziò la stagione 2024/25 con i Lehigh Valley Phantoms, producendo 32 punti in 47 partite di AHL, ma nel gennaio 2025 arrivò finalmente la chiamata dei Flyers. Il debutto in NHL, a 29 anni, fu il premio a un percorso molto lungo.
Con Philadelphia disputò 22 partite nel primo campionato, ottenendo due gol e tre assist. La stagione successiva partì ancora meglio, anche perché Abols riuscì a conquistare un posto nel roster dopo un camp molto positivo. Non era il nome più atteso, ma si impose con lavoro, solidità e affidabilità, tanto da iniziare l’annata stabilmente in NHL.
Nell’ultimo campionato ha giocato 42 partite con i Flyers, firmando tre gol e sette assist. Il suo ruolo era principalmente quello di centro da bottom six, ma con compiti concreti. Faceoff, lavoro difensivo, presenza fisica e capacità di garantire cambi solidi.
La stagione si è però chiusa male. A gennaio, in una partita contro i New York Rangers, Abols ha subito un serio infortunio alla caviglia destra, saltando il resto del campionato. L’infortunio gli ha impedito anche di partecipare alle Olimpiadi di Milano-Cortina con la Lettonia, un colpo significativo per un giocatore che ha sempre avuto un legame fortissimo con la nazionale.
La maglia lettone è infatti una parte centrale del suo percorso. Abols ha rappresentato il paese in tutte le categorie, dagli U18 agli U20, sino a diventare una presenza fissa nella Nazionale maggiore. Il momento più importante è arrivato al Mondiale 2023, quando la Lettonia ha conquistato il bronzo, prima medaglia IIHF della sua storia. Abols chiuse quel torneo con cinque gol e sette punti.
Quel bronzo ha avuto un valore enorme per il movimento lettone. Non fu solo un risultato sportivo, ma un momento collettivo per un paese in cui l’hockey è una parte forte dell’identità nazionale.
Una nuova sfida alla PostFinance Arena
Il passaggio al Berna arriva quindi in un momento particolare. Abols lascia il Nordamerica dopo aver finalmente raggiunto la NHL, ma anche dopo un infortunio che ha interrotto una stagione in cui aveva trovato continuità. In Svizzera avrà ora la possibilità di ripartire con un ruolo più centrale e con un contratto che gli garantisce stabilità. Abols dovrà però anche trasformare il suo gioco di sostanza in un impatto regolare, evitando di essere percepito solamente come un centro difensivo.
Nel suo trasferimento in Svizzera c’è inoltre un aspetto personale da considerare. Negli ultimi anni Abols ha vissuto una carriera fatta di trasferimenti, richiami, hotel, adattamenti familiari e sacrifici condivisi con la moglie Paula e il figlio Aleksi. La scelta di Berna può quindi rappresentare anche una nuova stabilità personale, dopo due stagioni in cui il sogno NHL ha richiesto parecchia flessibilità.
Il lettone a Berna porterà dunque presenza fisica, esperienza, leadership e una carriera costruita senza scorciatoie. Non sarà probabilmente il giocatore più elegante che vedremo in pista, ma può diventare uno di quelli più utili. Un centro capace di dare serate più tranquille agli allenatori, e di portare alla squadra una presenza che negli ultimi anni non sempre è stata facile da trovare.

