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Koskinen: “Qui per giocare ad alto livello vicino alla famiglia, lascio la NHL senza rimpianti”

Il portiere ha vissuto quattro intensi anni con gli Oilers: “Peccato non essere riusciti a vincere la Stanley Cup, era il nostro obiettivo. C’era tanta pressione, ma sono il primo a mettermela perché solo così si può giocare al massimo”

LUGANO – Dopo quattro stagioni intense in forza agli Edmonton Oilers, il finlandese Mikko Koskinen ha avuto martedì il primo assaggio della sua nuova realtà, che rappresenterà il nuovo capitolo di una carriera che ora lo porrà di fronte ad una nuova sfida con il Lugano.

“Complessivamente quella con gli Edmonton Oilers è stata una bella esperienza, ho davvero apprezzato l’opportunità di giocare per una grande organizzazione come quella canadese”, ci ha spiegato il gigante finlandese ripensando agli ultimi anni. “Peccato non essere riusciti a vincere la Stanley Cup, quello era il nostro obiettivo, ma in città c’è sempre tanta passione ed auguro loro di riuscire finalmente ad arrivare fino in fondo”.

Con Edmonton avevi firmato un contratto importante e ci si attendeva tanto da te… Com’è stato vivere e gestire le difficoltà di una situazione del genere?
“Le cose non sono andate sempre per il verso giusto, ma non ho mai avuto la sensazione che qualcuno mi stesse trattando ingiustamente. Sono un professionista e ci sono alti e bassi, e sono consapevole che i tifosi degli Oilers hanno molto a cuore la squadra e questo è tutto ciò che si possa chiedere. Ho saputo che anche qui i tifosi sono molto caldi! Inoltre una volta che si scende in pista non si pensa più a fattori come il salario che si percepisce, anche se per i media questi aspetti fanno sempre molto discutere. Per un portiere c’è sempre una certa pressione, ma è un elemento che mi piace perché ti permette di mantenere alto il tuo livello”.

Complessivamente come valuti dunque la tua carriera in NHL?
“Non lo nascondo, ci sono stati momenti duri. Complessivamente credo di aver dato un buon contributo, in quest’ultima stagione ho giocato piuttosto bene, disputando metà delle partite in regular season e vincendone parecchie. Guardando al passato, l’unica stagione che davvero non mi è piaciuta è stata la terza, quando non ho mai raggiunto il mio livello. Per il resto sì, penso che le mie prestazioni fossero buone”.

Ora hai accettato l’offerta del Lugano senza attendere un’eventuale nuova chance in NHL. Come mai questa scelta?
“Considero positivamente il mio periodo in NHL, ma avevo anche la consapevolezza di voler passare più tempo con la mia famiglia ed i miei due figli… In Nordamerica il calendario è molto intenso e a volte sei in viaggio per settimane, ed anche quando sei a casa gli impegni sono parecchi. Negli anni ho sostanzialmente visto di rado la mia famiglia, che è la cosa più importante della mia vita ed era arrivato il momento di stare più tempo con loro. Quando ho sentito dell’opportunità di giocare in Svizzera, in un grande club e con una bellissima città come Lugano, ho subito preso la mia decisione con grande entusiasmo. Non ho rimpianti per aver lasciato la NHL”.

Sono parecchi i finlandesi passati in Svizzera, hai parlato con qualcuno di loro?
“Sì, ho parlato in particolare con Jani Lajunen, che ha giocato qui alcuni anni fa ed è un mio caro amico. Mi ha detto che qui l’hockey è davvero di alto livello, e questo per me era naturalmente importante perché ho ancora degli anni importanti davanti a me in carriera. Per ora ho firmato un contratto di due stagioni, ma voglio continuare a giocare anche più avanti. Mi hanno inoltre detto ottime cose sulle stile di vita, ed anche ora guardandomi attorno non ho alcun dubbio sulla mia scelta!”.

Conosci invece Janne Juvonen? Con l’Ambrì c’è una grande rivalità…
“Non lo conosco personalmente, ma sono andato a guardare alcuni video dei nostri tifosi e ne sono rimasto impressionato, specialmente nelle partite contro l’Ambrì Piotta. Non vedo l’ora di vedere quell’esperienza”.

Cosa ti aspetti da te stesso in Svizzera? Nell’ultima stagione giocata in KHL nello SKA St. Pietroburgo tu e Shesterkin eravate quasi imbattibili…
“So di poter giocare ad alto livello, dunque mi aspetto da me stesso delle ottime prestazioni. In Svizzera vedremo in pista diversi altri portiere stranieri, dunque sarà più difficile trovare la via del gol… O perlomeno spero lo sarà a Lugano (ride, ndr). Negli scorsi anni ho potuto vivere l’esperienza di giocare ad allenarmi con alcuni dei migliori giocatori al mondo come McDavid e Draisaitl, e questo mi ha fatto crescere perché oltre ad essere fortissimi sul ghiaccio sono anche delle persone eccezionali”.

Il Lugano ora ha quattro portieri, di cui due molto giovani. Cosa pensi di poter insegnare loro?
“Spero di far passare un messaggio importante, ovvero l’importanza del duro lavoro per raggiungere i propri obiettivi. Ogni giorno bisogna cercare di migliorare, anche per un portiere della mia età, ed è questa la cosa fondamentale che penso di poter trasmettere ai giovani. Se vuoi essere forte, devi davvero darci dentro”.

Sei un portiere altissimo, c’è più lavoro da fare con un fisico come il tuo?
“Sicuramente ci sono aspetti positivi, puoi coprire una parte importante della porta e togliere con efficacia alcuni angoli agli avversari. L’altro lato della medaglia è naturalmente il movimento, che richiede un po’ più di tempo, ma ho imparato negli anni a convivere e sfruttare bene il mio fisico”.

Ripensando ai tuoi inizi, cosa ti aveva convinto ad essere un portiere?
“Quando ero bambino nel mio quartiere giocavamo spesso a street hockey, ed ero il più piccolo del gruppo. Non mi ricordo se andai in porta per scelta o perché qualcuno decise che dovevo avere quel ruolo, ma ero sempre tra i pali e mi piaceva mettermi di fronte agli slapshot fatti partire da un paio di metri di fronte a me. Mi sono sempre divertito un sacco, ed ho ancora la stessa sensazione ora”.

Chiudiamo con la Finlandia, che recentemente ha vinto il Mondiale. Per la vostra Nazionale questo è davvero un periodo d’oro…
“Non ho visto alcuna partita, ma guardavo sempre i risultati e sono molto felice per la squadra che ha vinto, in cui ho tanti buoni amici. Vincere le Olimpiadi e poi il Mondiale in casa è stato eccezionale, e sicuramente quando riesci ad arrivare fino in fondo una volta, poi capisci cosa è necessario fare e puoi riuscirci di nuovo. In Nazionale si è creato un clima in cui tutti i giocatori mettono la squadra al primo posto, e questo è una grande parte del successo della Finlandia negli ultimi anni”.

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