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I nuovi volti della NL 2026/27: lo svedese Emil Pettersson

Il Langnau ha ingaggiato un elemento esperto, creativo e reduce da una bella stagione. Pettersson ritroverà il suo compagno di linea Jonathan Dahlén

(Timra IK)

I nuovi volti della NL 2026/27: lo svedese Emil Pettersson

EMIL PETTERSSON


Età: 32
Posizione: LW/C
Altezza: 187 cm
Peso: 80 kg
Shoots: left

Provenienza: Timra IK (SHL)
Draft: 2013, round 6, 115esima scelta, Nashville Predators
Contratto: un anno
Nazionalità: 🇸🇪

Un playmaker esperto per il Langnau

(Timra IK)

Il Langnau ha completato il proprio pacchetto stranieri con l’ingaggio di Emil Pettersson, attaccante svedese reduce da quattro stagioni al Timra. Il suo arrivo nell’Emmental è interessante anche perché segue quello di Jonathan Dahlén, suo compagno di linea negli ultimi anni e uno dei giocatori offensivi più produttivi della SHL.

Nell’ultimo campionato i due hanno formato una delle coppie più efficaci della lega. Dahlén ha chiuso la regular season con 30 gol, miglior bottino della SHL, mentre Pettersson ha firmato 15 reti e 31 assist in 51 partite. Un dato che racconta bene il suo profilo: Pettersson non è un attaccante costruito solamente attorno alla finalizzazione, ma un giocatore che sa dare ordine, distribuire il puck e rendere più pericolosi i compagni.

Il DS Pascal Müller lo ha presentato come un giocatore di carattere, un teamplayer disposto a mettere la squadra davanti a sé stesso, ma anche come un elemento capace di portare qualità offensiva e mentalità. Sono caratteristiche che si inseriscono bene in una squadra che negli ultimi anni ha cercato sempre più identità e profondità nel proprio nucleo straniero.

Pettersson può giocare sia al centro che all’ala, ma il suo valore principale è nella comprensione del gioco. Ha buone mani, buone letture e una naturale tendenza a rallentare o accelerare l’azione a dipendenza della situazione. Non è un giocatore fisicamente dominante, ma sa trovare linee di passaggio, proteggere il disco con intelligenza e lavorare negli spazi stretti.

In NL dovrà confermare di poter incidere anche in un contesto diverso dalla SHL, ma arriverà con un bagaglio importante. Ha oltre 450 partite nel massimo campionato svedese, 133 in AHL, una stagione in KHL e un titolo nazionale vinto da protagonista con il Växjö.

Ange, Elias e una tecnica nata all’aperto

(Fredrik Birging/Sveriges Radio)

Pettersson è nato a Sundsvall, ma la sua storia parte soprattutto da Ange, piccolo centro del Medelpad che ha avuto un peso importante nella formazione sua e del più famoso fratello Elias. In un’intervista alla SHL ha raccontato di aver passato tantissime ore ad Ange, semplicemente girando con bastone e puck, senza troppe strutture attorno. Secondo lui proprio quel tempo libero, passato a giocare in modo spontaneo, ha contribuito a costruire la base della sua tecnica.

Pettersson ha sempre avuto buone mani, senso del gioco e creatività con il puck, qualità che già nei report precedenti il Draft venivano indicate come i suoi punti forti. Non è mai stato il giocatore più potente fisicamente, ma ha imparato presto a muoversi con intelligenza e a risolvere le situazioni attraverso tecnica e letture.

Il rapporto con Elias è inevitabilmente una parte importante del racconto. Emil è il fratello maggiore di quattro anni, e nella stessa intervista spiegava come Elias volesse sempre seguirlo quando giocava con gli amici. Proprio il fatto di essere più piccolo e di dover trovare modi diversi per restare competitivo avrebbe aiutato anche il futuro attaccante dei Vancouver Canucks a sviluppare il proprio stile.

Il loro percorso è stato spesso parallelo, ma raramente condiviso. Emil ha lasciato Timra poco prima che Elias debuttasse in prima squadra, e ha lasciato Växjö proprio quando il fratello stava per arrivare ai Lakers. Si sono seguiti a distanza, senza giocare davvero assieme da professionisti, ma il legame è rimasto forte. Dopo il titolo svedese vinto da Emil nel 2021, Elias partecipò ai festeggiamenti via videochiamata, mentre nello spogliatoio comparve anche una sua sagoma di cartone.

Timra, Modo e il primo percorso in SHL

(Skelleftea)

Pettersson è cresciuto nell’Ange IK, poi nell’ultimo anno di scuola dell’obbligo ha alzato il livello della propria formazione passando al Timra. All’inizio percorreva circa cento chilometri per allenarsi e giocare con la U16, prima di trasferirsi stabilmente a Timra per il liceo. È lì che ha iniziato davvero il suo percorso verso l’hockey professionistico.

Il debutto in prima squadra è arrivato nella stagione 2012/13, quando il Timra era ancora in SHL. Poco dopo il club retrocesse, ma per diversi giovani quel passaggio aprì spazio in prima squadra. Pettersson rimase nel gruppo e nelle due stagioni successive in HockeyAllsvenskan iniziò a produrre con maggiore continuità.

Il suo percorso non è stato però lineare. Durante la seconda stagione il Timra attraversò una crisi finanziaria molto seria, al punto che il club rischiò di non riuscire a concludere il campionato. Il Modo prese allora il controllo del suo contratto e lo lasciò comunque in prestito a Timra sino al termine della stagione. Fu un passaggio particolare, che Pettersson ha poi ricordato come un momento di incertezza ma anche di crescita.

Con il Modo visse poi una stagione difficile in SHL. La squadra lottava per salvarsi, e alla fine retrocesse dopo una serie contro il Leksand conclusa in Gara 7 all’overtime. Pettersson ha ricordato quella sconfitta come un’esperienza pesante, anche perché il Modo aveva avuto lunghi tratti di superiorità nella serie senza riuscire a chiuderla. Sul piano personale, però, si era ormai dimostrato un giocatore da SHL.

Da lì arrivò la possibilità di passare allo Skelleftea, allora uno dei club più forti del campionato. La scelta sembrava ideale per progredire, ma l’inserimento non funzionò. A metà stagione Pettersson lasciò il club per raggiungere Växjö, e fu il passaggio che cambiò la sua carriera. Sam Hallam lo accolse chiedendogli semplicemente di essere sé stesso, di non giocare con ansia da produzione e di divertirsi. Il risultato fu immediato: 33 punti in 33 partite tra regular season e playoff.

La parentesi nordamericana e il ritorno vincente a Växjö

(Instagram)

La stagione 2016/17 a Växjö aprì a Pettersson la strada per il Nordamerica. I Nashville Predators, che lo avevano scelto al sesto turno nel Draft 2013, lo misero sotto contratto con un accordo entry-level. L’obiettivo era provare a guadagnarsi una possibilità NHL, ma il percorso rimase confinato all’AHL.

Con i Milwaukee Admirals l’impatto fu comunque positivo. Nella stagione 2017/18 firmò 46 punti in 72 partite, risultando uno dei giocatori più produttivi della squadra e guadagnandosi anche la convocazione all’AHL All-Star Classic. L’anno successivo continuò a produrre, ma nel febbraio 2019 fu ceduto agli Arizona Coyotes, che lo assegnarono ai Tucson Roadrunners.

La NHL non arrivò mai. Dopo due stagioni in AHL, Pettersson scelse così di tornare in Svezia e firmò nuovamente con il Växjö. Il primo anno non fu semplice, né per lui né per la squadra, ma l’annata 2020/21 fu quella della svolta. In regular season segnò 22 gol e 48 punti in 52 partite, chiudendo come miglior marcatore dei Lakers e quarto nella classifica punti della SHL.

Il Växjö vinse poi il titolo svedese, e per Pettersson fu un momento particolare. Tre anni prima era stato Elias a conquistare il titolo con i Lakers, da giovane stella pronta per la NHL. Emil, che aveva vissuto anche il rammarico di non essere rimasto a Växjö nella stagione del trionfo del fratello, riuscì finalmente a vincere a sua volta. Dopo la finale parlò proprio della gioia di capire cosa significasse alzare quel trofeo, dopo aver visto il fratello riuscirci prima di lui.

Quel titolo chiuse una fase importante. Dopo il successo, Pettersson accettò una nuova sfida e firmò con lo Spartak Mosca in KHL. La stagione in Russia fu solida, con 13 gol e 24 punti in 42 partite, ma non aprì un nuovo ciclo. Già nell’estate successiva arrivò la scelta di tornare al Timra, il club in cui era cresciuto.

Il ritorno a Timra e la nuova sfida nell’Emmental

(Jonas Ljungdahl)

Il ritorno al Timra nel 2022 ha dato a Pettersson una nuova stabilità. Nelle ultime quattro stagioni è rimasto uno dei riferimenti offensivi della squadra, senza tornare ai picchi statistici del Växjö 2020/21 ma mantenendo un rendimento regolare. Ha chiuso con 31, 30, 34 e infine 46 punti, ritrovando nell’ultimo campionato una produzione molto vicina ai suoi migliori livelli.

Il salto dell’ultima stagione è stato legato anche alla chimica con Jonathan Dahlén. I due hanno giocato spesso assieme e si sono completati bene: Dahlén più finalizzatore, Pettersson più centro di raccordo e distribuzione. Il fatto che entrambi passino ora al Langnau rende l’operazione ancora più interessante, perché i Tigers non inseriscono semplicemente due stranieri svedesi, ma una coppia che arriva con automatismi già costruiti.

Per il Langnau questo può avere un valore concreto. L’adattamento degli stranieri alla NL non è mai automatico, anche per chi arriva dalla SHL, dove il gioco ha tempi e abitudini diverse. Avere al proprio fianco un compagno conosciuto può aiutare Pettersson a entrare più rapidamente nei meccanismi offensivi, soprattutto in powerplay e nelle situazioni in cui sarà necessario creare dal nulla.

Il suo impatto dipenderà però anche dalla capacità di accettare un ruolo centrale in una squadra diversa dal Timra. In Svezia conosceva ambiente, ritmo, compagni e responsabilità. A Langnau dovrà portare tutto questo in un contesto nuovo, dove gli stranieri sono chiamati a essere decisivi ogni sera e dove il margine d’errore per una squadra come i Tigers resta ridotto.

Sul piano tecnico, il profilo è chiaro. Pettersson può aiutare i Tigers a gestire meglio il puck, dare continuità alla manovra e rendere più pericoloso il gruppo offensivo, diventeando un elemento molto utile se riuscirà a imporre il proprio ritmo e a valorizzare nuovamente la connessione con Dahlén.

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