
Oggi è un giorno speciale per HSHS, e dunque tocca fare uno strappo alla regola. Su queste pagine ho sempre condiviso pensieri di carattere giornalistico, senza mai pubblicare una vera riflessione personale, ma vedere questo sito tagliare il traguardo dei 15 anni di attività merita sicuramente qualche parola.
Il primo luglio 2011 iniziai a lavorare su un’idea che non immaginavo avrebbe inciso così tanto sulla mia vita. Da quell’estate HSHS è diventato una presenza costante in ogni singola giornata, e non solamente per il continuo impegno richiesto nel mantenere un buon livello di qualità e tempestività.
Gli sforzi e i sacrifici sono stati tanti. Le ore passate nelle piste, e poi davanti allo schermo, sono inquantificabili, e forse da fuori non ci si rende conto di quanto sia impegnativo lavorare su qualcosa che richiede attenzione ogni giorno dell’anno. Farlo per 15 anni ininterrottamente non è stata una passeggiata, perché ha significato essere sempre pronti – ovunque ci si trovi – ad aggiornare le pagine di HSHS, ricorrendo spesso a degli “equilibrismi” tragicomici quando si trattava di incastrare passione e lavoro.
Dedicare diverse sere a settimana alla copertura delle partite, regolare il proprio calendario in funzione dell’hockey, oppure dire a chi ti è vicino che una parte importante dei tuoi giorni di vacanza vuoi sacrificarla per andare a fare “un secondo lavoro” a Mondiali, Olimpiadi oppure Coppa Spengler, non è sempre semplice. Anche perché il ritorno economico non è nemmeno lontanamente proporzionato al tempo e all’impegno investiti. Ma ho sempre avuto la fortuna di essere stato sostenuto e capito.
Da HSHS ho però ricevuto in cambio tutto ciò che contraddistingue oggi la mia vita. Ho avuto la conferma che si possono ancora fare grandi cose “solamente” per passione, e che ci sono persone come me che vivono per l’hockey. Ho trovato dal nulla amicizie che dureranno per sempre, vissuto dall’interno il mondo che mi affascina da quando ero bambino, e trasformato la fotografia da una serie di goffi tentativi a un lavoro che oggi mi porta a collaborare con le principali agenzie svizzere e mondiali.
In questi anni le soddisfazioni sono state tantissime. HSHS ha sempre avuto successo e continua ancora oggi ad aumentare il suo seguito a ogni stagione che passa. Negli anni sono stati tanti anche i ragazzi che hanno fatto su queste pagine i primi passi nel mondo del giornalismo, trovando poi un posto di lavoro in uno dei media cantonali. Aver dato loro una piattaforma su cui iniziare, e poi vederli realizzare il sogno di diventare giornalisti sportivi, è una delle cose che più mi ha reso felice.

E poi c’è stata la finale delle Olimpiadi di Milano Cortina. Essere accreditati per i Giochi, e poi avere l’opportunità di fotografare quel torneo dalla balaustra, è stato incredibile. Di colpo, per me, tutti gli sforzi di questi anni sono stati ripagati. Non nascondo che ricevere la conferma che avremmo potuto essere presenti alla finale per l’oro – era l’unica partita per cui non bastava l’accredito, ma serviva un’approvazione aggiuntiva – mi ha commosso. Anche durante il match le emozioni vissute sono state indimenticabili.
L’occasione è insomma perfetta per ringraziare chi ha reso possibili questi 15 anni di HSHS. Alessandro Zacchetti c’è stato dal primo giorno con infinita passione e merita il titolo di MVP, ma altrettanto imprescindibili oggi sono Marco Maffioletti e Axl Stadler. In passato è stato preziosissimo anche il lavoro di Diego Medolago, Dominick von Burg, Nicola Martinetti, Reto Sormani e Karim De Leoni, senza dimenticare i fotografi Massimo Meneganti, Marusca Rezzonico ed Enea Auberson. Un pensiero speciale va anche all’amico Luca Pomari che, anche se purtroppo oggi non può leggere queste righe, mi piace ricordare per un attimo ogni volta che l’Ambrì Piotta strappa una vittoria agli avversari.
Non da ultimo ci sono ovviamente i nostri lettori, il vero motore di un sito che nel tempo non è diventato solamente un riferimento d’informazione per molte persone, ma anche un luogo d’incontro virtuale. Una sorta di “bar sport” moderno, dove tra i commenti se ne leggono di tutti i colori, e in cui ogni tanto bisogna intervenire per ricordare che non si deve prendere l’hockey troppo sul serio.
O forse sì.
Perché, come per me, anche per tanti altri HSHS e il nostro sport preferito sono qualcosa a cui non potremo mai rinunciare. Ci danno emozioni che non troviamo da nessun’altra parte, e che restano indimenticabili.
Grazie a tutti. Ci risentiamo tra altri 15 anni.
Andrea

