
L’estate è arrivata per l’Ambrì Piotta dopo una stagione tribolata in maniera storica. La separazione da Luca Cereda e Paolo Duca aveva chiuso un ciclo durato oltre otto anni, la parentesi con Eric Landry e René Matte era stata una pezza provvisoria, e Jussi Tapola è arrivato a fine gennaio con il compito immediato di evitare conseguenze peggiori. Il penultimo posto con 59 punti, 129 reti segnate e ben 178 incassate ha riportato i biancoblù ai playout per la prima volta dal 2017/18. Il 4-0 sull’Ajoie ha chiuso rapidamente la pratica, ma non aveva certo contribuito a scacciare le preoccupazioni per il futuro.
La prossima sarà dunque la prima vera stagione del nuovo corso. Lars Weibel ha potuto dare la sua prima impronta con il mercato straniero, e Tapola avrà un’intera preparazione e uno staff completato dall’arrivo di Fabio Schumacher. Il club parla di consolidamento e di un progetto pluriennale, ma dopo un campionato tanto difficile sarà necessario mostrare da subito una direzione riconoscibile. L’Ambrì Piotta ha dunque cambiato volto e ci si attende che riprenda vigore, ecco i principali quesiti in vista dell’annata 2026/27.
1. Tapola riuscirà a costruire subito il suo Ambrì?

Nei pochi mesi trascorsi in Leventina, Tapola ha già chiarito di non avere timore nel prendere decisioni forti. Ha affidato sempre più nettamente la porta a Wüthrich, promosso Borradori nel momento più delicato e tenuto ai margini Pestoni, mettendo inoltre alla porta DiDomenico nonostante il canadese fosse il miglior marcatore della squadra. Sono state scelte utili a stabilire una gerarchia, ma non c’era il tempo per costruire molto di più.
Il 4-0 nei playout ha mostrato una squadra mentalmente pronta, più compatta e capace di non trasformare la serie contro l’Ajoie in un calvario. Il vero lavoro ora inizierà durante la preparazione, quando Tapola potrà definire automatismi, responsabilità e standard senza dover rincorrere il calendario.
Il finlandese vuole un hockey rapido, intenso e disciplinato, nel quale l’impegno senza disco non sia negoziabile. La sua esigenza non sembra spaventare il gruppo – capitan Grassi lo aveva descritto come un tecnico esigente, ma non di vecchio stampo – ma il passaggio decisivo sarà trasformare il rigore in convinzione, non soltanto in obbedienza. Anche l’esperienza di Berna, dove due buone regular season furono seguite da una partenza negativa e dall’esonero, ricorda quanto rapidamente un sistema perda efficacia se il gruppo smette di crederci.
Tapola dispone di un contratto triennale, ma non potrà impiegare un’intera stagione per rendere riconoscibile il suo Ambrì. Prima ancora della classifica, i segnali da osservare saranno la capacità di restare sempre in partita, la riduzione dei crolli difensivi e la continuità nell’applicazione del sistema. Tornare ai play-in con l’attuale rosa non sarà semplice, mentre evitare gli ultimi due posti e restare il più a lungo possibile in corso per il decimo rango è invece il primo obiettivo credibile.
2. I nuovi stranieri alzeranno davvero il livello?

(thehockeywriters.com)
L’Ambrì non ha semplicemente cambiato alcuni nomi, ma ha ridistribuito compiti e responsabilità. DiDomenico, Zwerger e Formenton hanno prodotto complessivamente 90 punti (38 gol) nell’ultima regular season. È una quota che andrà sostituita, soprattutto in una squadra che ha chiuso con appena 129 reti.
Joly, confermato sino al 2028 dopo una stagione da 21 gol e 40 punti, rimarrà il principale creatore offensivo. Nate Schnarr arriva dai 44 punti realizzati con i Kölner Haie e dovrebbe offrire sostanza, presenza al centro e affidabilità con il suo gioco two-way. Petr Kodytek ha chiuso l’ultimo campionato con 36 punti in 54 partite all’HIFK e porta velocità, pressione sul portatore del disco ed energia. Roby Järventie, infine, ha prodotto 47 punti in 61 incontri di AHL e possiede tiro, stazza e potenziale per diventare un finalizzatore di primo piano. Sulla carta, i profili sono più complementari rispetto a quelli dell’ultima stagione.
La costruzione ha però diversi margini d’incertezza. Nessuno dei tre nuovi attaccanti conosce la National League. Le cifre di Schnarr in DEL non si trasferiranno automaticamente in Svizzera, Kodytek dovrà far valere le sue qualità nonostante una stazza molto ridotta e Järventie dovrà dimostrare di essersi lasciato definitivamente alle spalle una storia recente segnata da importanti problemi alle ginocchia. Anche Joly, pur essendo stato il miglior realizzatore biancoblù, dovrà trovare maggiore continuità e assumersi più responsabilità nei momenti difficili.
Il giudizio non dipenderà soltanto dalla somma dei punti. Schnarr e Kodytek sono stati scelti anche per alzare ritmo, competizione interna e qualità del gioco senza disco, ossia proprio gli aspetti sui quali Weibel e Tapola vogliono ricostruire l’identità.
3. Virtanen sarà davvero pronto per l’inizio del campionato?

Virtanen si è infortunato in Gara 2 dei playout a Porrentruy ed è stato successivamente operato, con un periodo di recupero stimato in quattro-cinque mesi, una finestra che porta il rientro tra metà agosto e metà settembre. Il campionato inizierà il 15 settembre ed il finlandese potrebbe dunque esserci, ma la vera domanda riguarda le condizioni nelle quali potrà presentarsi.
Essere guarito, allenarsi a pieno contatto e sostenere oltre venti minuti ad alto livello sono infatti tre traguardi differenti. Virtanen ha appena concluso una stagione da 25 punti in 53 partite, giocando in media 24’08”, più di qualsiasi altro giocatore della lega. Nonostante un rendimento inferiore ai suoi standard è rimasto il difensore più importante dell’Ambrì, ma alla soglia dei 35 anni e dopo un’operazione sarebbe però rischioso immaginarlo immediatamente al massimo del ritmo.
La questione assume ancora più peso osservando il contesto. I biancoblù avevano incassato 178 reti, Heed è reduce da un’altra annata in calo e dal mercato non è arrivato nessun rinforzo in difesa. Dopo la partenza di Zgraggen, il club ha scelto di lasciare spazio a Bachmann, Terraneo, Pezzullo e agli altri giovani.
Se Virtanen dovesse saltare parte parte della preparazione o iniziare a regime ridotto, Heed sarebbe l’unico straniero disponibile in retrovia e Tapola dovrebbe distribuire responsabilità importanti su un reparto che sappiamo essere fragile. La gestione dei suoi minuti, e l’eventuale necessità di una soluzione temporanea, potrebbero così diventare il primo test concreto per la profondità della squadra.
4. Pestoni riuscirà a riconquistare Tapola?

Quattro gol, quattro assist e un bilancio di –11 in 41 partite: Pestoni arriva dalla peggiore stagione della carriera. Non è stato escluso soltanto da Tapola, ma aveva già perso il posto con Cereda e durante la parentesi di Landry. Il nuovo allenatore ha poi scelto di non impiegarlo nei playout, rendendo evidente come il problema non riguardasse una singola incomprensione, bensì la distanza tra il rendimento dell’attaccante e quanto richiesto alla squadra.
Il messaggio ricevuto durante l’estate è stato altrettanto chiaro. Weibel lo ha definito “Mister Ambrì” e ne ha riconosciuto professionalità e legame con il club, precisando però che dovrà migliorare fisicamente e portare più intensità. Tapola, da parte sua, ha assicurato che tutti partiranno con una possibilità reale, indipendentemente da età, passaporto o reputazione. Non è dunque una porta chiusa, ma nemmeno una promessa di reintegro.
Per riconquistare spazio, Pestoni non potrà convincere Tapola con qualche giocata isolata. Dovrà sostenere il ritmo in transizione, essere presente nel forecheck e mantenere intensità anche lontano dal disco. Il talento resta una risorsa rara nella rosa svizzera dell’Ambrì, soprattutto dopo la partenza di Zwerger, e un Pestoni recuperato potrebbe aggiungere creatività, profondità e un’opzione in più per il powerplay. Ma quel contributo dovrà entrare nel sistema.
Con un solo anno di contratto rimasto, sarà interessante vedere cosa succederà. Pestoni dovrà rimostrare di poter essere utile all’Ambrì che Tapola sta costruendo oggi, anche accettando un ruolo meno centrale e conquistandolo partita dopo partita. Se ci riuscirà, la sua rinascita potrebbe diventare un fattore importante.
5. Il progetto Weibel sarà davvero diverso da quello di Duca e Cereda?

La risposta più onesta è che, nelle intenzioni dichiarate, la differenza è minima. Già Duca parlava dell’Ambrì come di un club formatore, capace di affidare ai giovani ruoli importanti prima di altre società, completando poi la squadra con elementi esperti e identificati con la realtà leventinese. Cereda aveva il compito di svilupparli attraverso un hockey di lavoro, intensità e identità. Weibel vuole proporre oggi una squadra giovane, veloce e aggressiva, sostenuta da alcuni leader, dunque il principio è sostanzialmente lo stesso.
Questo non significa che il nuovo progetto sia privo di valore o riducibile a un’operazione di immagine. Duca e Cereda avevano dato all’Ambrì stabilità e ritrovato un certo ruolo nella lega, ma nell’ultima fase il percorso aveva perso chiarezza e la crescita dei giovani non sempre si è trasformata in responsabilità durature in National League. Weibel sostiene di voler accorciare il passaggio tra formazione e prima squadra: chi è pronto deve giocare, non essere parcheggiato automaticamente in Swiss League. L’arrivo di Schumacher, tecnico con una lunga esperienza nelle selezioni giovanili, offre inoltre una competenza specifica per rendere questo processo più strutturato.
C’è poi il tema più difficile: trattenere o almeno valorizzare economicamente ciò che viene sviluppato. Le indiscrezioni che danno Miles Müller e Manix Landry già accordati con il Losanna dal 2027/28 mostrano il limite strutturale contro cui l’Ambrì continuerà a scontrarsi. Weibel ha ammesso che situazioni di questo tipo sono destinate a succedere anche in futuro, proprio per questo serviranno contratti impostati con un tempismo azzeccato, una filiera costante e la capacità di sostituire chi parte senza ricominciare ogni volta da zero.
La vera novità, insomma, si vedrà nei ruoli, nei minuti concessi sotto pressione, nella qualità dello sviluppo individuale e nella capacità di trasformare i giovani nel nucleo della squadra.

