
Per il Friborgo l’estate 2026 ha un sapore completamente nuovo. Dopo decenni di attesa, i dragoni non devono più inseguire il primo titolo della loro storia, ma prepararsi a difenderlo. La vittoria in Gara 7 a Davos ha cambiato la percezione che si ha nei confronti del club, portando però anche ad aspettative diverse per un ambiente che ha finalmente visto concretizzarsi il proprio sogno.
La squadra di Roger Rönnberg riparte con alcuni cambiamenti molto significativi. Non ci saranno più Reto Berra, Julien Sprunger, Lucas Wallmark e Attilio Biasca, quattro figure che per motivi diversi hanno avuto un peso enorme nell’ultima stagione. Sono arrivati Ludovic Waeber, Anthony Richard e Jonas Taibel, mentre il mercato potrebbe ancora offrire sviluppi. Il Gotteron potrà ambire a ripetersi, ma dovrà reinventare alcuni equilibri. Ecco i principali quesiti in vista dell’annata 2026/27.
1. Il titolo sarà davvero una liberazione?

Per anni il Friborgo ha convissuto con l’etichetta della grande incompiuta, un club ambizioso e con un grande seguito, ma sempre fermato sul più bello. Il titolo ha cancellato questo peso e può permettere alla squadra di giocare con maggiore leggerezza, senza quell’urgenza quasi storica che accompagnava ogni percorso nei playoff. Allo stesso tempo, però, ha creato una nuova pressione: da settembre tutti guarderanno i burgundi come campioni in carica, e ogni passaggio a vuoto verrà inevitabilmente letto in maniera diversa. La vera sfida sarà dunque mantenere la stessa fame, senza più potersi nutrire del ruolo di inseguitori.
2. Waeber saprà raccogliere l’eredità di Berra?

(JustPictures)
Il cambio in porta è uno dei passaggi più delicati dell’estate. Berra ha lasciato Friborgo dopo essere stato per anni un riferimento assoluto, e nel percorso verso il titolo ha garantito stabilità nei momenti chiave. Waeber arriva con un contratto di quattro stagioni e il profilo giusto per assumersi il ruolo, ma dovrà subito gestire una pressione diversa da quella vissuta a Kloten. Alle sue spalle Galley resta un’opzione solamente da chiaro backup, e come in passato le gerarchie tra i pali appaiono chiare sin da subito.
3. Chi diventerà il nuovo uomo simbolo dopo Sprunger?

La fine della carriera di Julien Sprunger chiude una pagina enorme della storia del club, che di recente aveva dato l’addio tra gli altri anche ad Andrei Bykov e Killian Mottet. Il suo impatto non era più soltanto tecnico, ma soprattutto identitario: presenza, leadership, legame con il pubblico e capacità di incarnare il Gotteron nei momenti importanti. Ora il testimone dovrà passare in maniera naturale a un nucleo già forte, con i vari Bertschy, Schmid, Glauser e Rathgeb chiamati ad assumere ancora più responsabilità.
4. L’attacco è ancora abbastanza profondo senza Wallmark e Biasca?

La perdita di Wallmark è pesante per qualità, intelligenza e capacità di incidere nei momenti decisivi, mentre l’addio di Biasca verso Boston toglie al Gotteron un attaccante svizzero appena entrato in una dimensione superiore. Il nuovo arrivato Anthony Richard porta velocità e un gioco diretto, Taibel è un giovane con ottime prospettive, ma la coperta offensiva potrebbe essersi accorciata ed avere meno qualità, anche se bisogna ricordare che il titolo è stato vinto nonostante la lunga assenza di Schmid. Non a caso il nome di Philipp Kurashev è stato accostato ai burgundi, anche se il giocatore continua a puntare al Nordamerica.
5. Rönnberg saprà far evolvere il suo Gotteron?

Il primo anno del tecnico svedese è stato perfetto, ma proprio per questo il secondo sarà ancora più interessante. Gli avversari avranno più riferimenti sul suo sistema, mentre il Gotteron dovrà gestire anche la Champions Hockey League. Rönnberg ha già dimostrato di saper dare al suo gruppo mentalità, struttura e disciplina – oltre ad aver gestito bene le assenze di Schmid e Glauser – ma ora dovrà aggiungere evoluzione tattica e gestione delle energie. Essere riusciti finalmente a vincere il titolo comporterà un approccio e una gestione del gruppo giocoforza un po’ diversi.

