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I nuovi volti della NL 2026/27: lo statunitense Kevin Labanc

L’ala ha un passato importante in NHL. Labanc porta creatività, tiro e qualità in powerplay, ma anche una carriera con picchi importanti e stagioni più complicate

(Dean Tait)

I nuovi volti della NL 2026/27: lo statunitense Kevin Labanc

 KEVIN LABANC


Età: 30
Posizione: RW
Altezza: 180 cm
Peso: 84 kg
Shoots: right

Provenienza: Shanghai Dragons (KHL)
Draft: 2014, round 6, 171esima scelta, San Jose Sharks
Contratto: un anno
Nazionalità: 🇺🇸🇸🇰

Creatività e un buon tiro per il Rapperswil

Dopo la rinuncia di Mike Sgarbossa per ragioni familiari, il Rapperswil ha trovato in Kevin Labanc il giocatore con cui completare il proprio pacchetto stranieri. Una scelta che modifica parzialmente i piani iniziali dei sangallesi, visto che al posto di un centro è arrivata un’ala, ma che risponde a una delle principali necessità emerse nella costruzione della squadra, ovvero aggiungere produzione offensiva, imprevedibilità e un tiratore right per il powerplay.

Il curriculum è di quelli che attirano immediatamente l’attenzione. Labanc ha disputato 512 partite di regular season NHL, ottenendo 84 gol e 153 assist, a cui ha aggiunto 14 punti in 30 incontri di playoff.

Il DS Claudio Cadonau lo ha presentato sottolineandone soprattutto il tiro e le qualità da scorer, ma Labanc è sempre stato anche un’ala offensiva capace di leggere rapidamente gli spazi e di costruire occasioni per i compagni. Ha buone mani, controlla bene il puck in spazi stretti e può essere impiegato con efficacia in powerplay, dove rappresenta una doppia minaccia: possiede un tiro rapido e preciso, ma è altrettanto pericoloso quando può servire lo slot o cambiare improvvisamente il lato dell’attacco.

Non è invece un giocatore che basa il proprio impatto sulla velocità pura o sulla forza fisica, e senza il disco il suo livello di attenzione e la continuità delle sue letture difensive non sono sempre stati convincenti.

Il Rapperswil dovrà dunque costruirgli attorno un contesto coerente. L’arrivo di un’ala al posto del centro Sgarbossa aumenta le responsabilità di Victor Rask e Tanner Fritz nel mezzo, ma permette a coach Johan Lundskog di affiancare Labanc a un elemento affidabile come i due nomi citati e, potenzialmente, a un finalizzatore come Nicklas Jensen o Tyler Moy. Più che guidare da solo una linea, lo statunitense sembra il giocatore capace di elevare un blocco già equilibrato.

Da Spis a Staten Island

(hockeyslovakia.sk)

La storia di Labanc comincia molto prima della sua nascita, nella città slovacca di Spišská Nová Ves. Il padre Milan, a sua volta giocatore di hockey, lasciò la Slovacchia assieme alla moglie Anika nel 1994, cercando negli Stati Uniti maggiori opportunità per la propria famiglia. Dopo un primo periodo a Brooklyn, i Labanc si stabilirono a Staten Island, dove Kevin crebbe e iniziò a giocare.

Milan lavorava nel settore delle costruzioni, ma continuò a vivere l’hockey allenando le squadre giovanili frequentate dal figlio. Fu lui a insegnargli i primi rudimenti di pattinaggio, stickhandling e tiro. Come raccontato in un articolo dedicato alle sue origini, da adolescente Kevin non aveva ancora un fisico particolarmente sviluppato e appariva a tratti poco coordinato, ma compensava con una notevole ostinazione nel trattenere il disco e migliorare i propri fondamentali.

Il legame con la Slovacchia è rimasto forte. Labanc possiede anche il passaporto slovacco, parla la lingua e ha ancora diversi familiari nella regione di Spiš. Ha però sempre rappresentato gli Stati Uniti a livello internazionale, conquistando anche la medaglia di bronzo ai Mondiali del 2021: in quel torneo firmò sei punti in dieci partite, risultando il quarto miglior marcatore della selezione americana.

Da sesta scelta al dominio in OHL

Prima di approdare nelle leghe giovanili canadesi, Labanc trascorse due stagioni nel programma di sviluppo di USA Hockey. Nel 2013 scelse poi i Barrie Colts della OHL, rinunciando al percorso universitario per confrontarsi immediatamente con una lega junior più fisica e vicina alle richieste professionistiche.

L’impatto iniziale fu discreto, ma non sufficiente per trasformarlo in un prospect di prima fascia, così venne chiamato dei San Jose Sharks solamente al sesto turno del Draft 2014, con la 171esima scelta. Le perplessità riguardavano soprattutto la statura non eccezionale, il pattinaggio e la capacità di trasferire le proprie qualità offensive a livelli più alti.

Labanc rispose però sul ghiaccio. Nella seconda stagione con Barrie esplose con 107 punti, mentre nel 2015/16 dominò letteralmente la OHL: 39 gol e 88 assist per 127 punti in appena 65 incontri, con un bilancio di +60. Vinse l’Eddie Powers Memorial Trophy quale miglior marcatore della lega, il Jim Mahon Trophy come right wing più produttiva e il riconoscimento di miglior giocatore “overage” della stagione. I 127 punti rappresentarono inoltre un nuovo record dei Colts.

Labanc chiuse la carriera junior con 269 punti in 198 partite, mostrando una progressione rara per una scelta così bassa. San Jose gli fece firmare un accordo entry-level nel marzo 2016 e pochi mesi più tardi Labanc dimostrò di essere già troppo efficace per rimanere a lungo in AHL: con i Barracuda produsse 19 punti nelle prime 19 partite da professionista, guadagnandosi la chiamata degli Sharks e chiudendo la stagione da rookie con 20 punti in 55 incontri NHL.

Joe Thornton e quattro minuti entrati nella storia

Labanc conquistò gradualmente spazio in una squadra a San Jose ancora ambiziosa e ricca di talento. La sua stagione migliore arrivò nel 2018/19, quando disputò tutte le 82 partite di regular season ottenendo 17 gol, 39 assist e 56 punti, di cui 20 in powerplay. Venne impiegato spesso accanto a Joe Thornton e Marcus Sörensen, in una linea nella quale la capacità di “Jumbo Joe” di proteggere il puck e attirare gli avversari apriva gli spazi ideali per le letture e il tiro di Labanc.

Il momento simbolo della sua carriera arrivò però nei playoff, il 23 aprile 2019. San Jose era sotto per 3-0 contro i Vegas Golden Knights in Gara 7, quando una penalità maggiore di cinque minuti inflitta a Cody Eakin cambiò completamente l’incontro. In appena quattro minuti Labanc partecipò a tutte e quattro le reti con cui gli Sharks ribaltarono il risultato: assist per Logan Couture, assist per Tomas Hertl, un altro passaggio decisivo per Couture e infine il gol del 4-3.

Vegas riuscì ancora a pareggiare, ma San Jose vinse per 5-4 all’overtime grazie a Barclay Goodrow. Labanc diventò così il primo giocatore nella storia della NHL capace di ottenere quattro punti in un singolo periodo di una Gara 7. Gli Sharks raggiunsero in seguito la finale della Western Conference, e quella rimane ancora oggi una delle rimonte più incredibili nella storia recente dei playoff.

Dopo l’annata da 56 punti, Labanc accettò sorprendentemente un contratto di un solo anno da un milione di dollari, lasciando spazio salariale agli Sharks e confidando in un successivo accordo più importante. La ricompensa arrivò nel 2020, con un quadriennale da 18.9 milioni complessivi. Da quel momento, però, la sua traiettoria iniziò a cambiare.

Il declino a San Jose e gli ultimi tentativi NHL

Labanc non riuscì più a raggiungere i numeri del 2018/19. La squadra entrò progressivamente in una fase di ricostruzione, il suo ruolo divenne meno stabile e le lacune senza disco iniziarono ad avere un peso maggiore nelle valutazioni degli allenatori. Quando non produceva offensivamente o non trovava spazio nel powerplay, faticava infatti a offrire l’impatto tipico di un’ala da bottom six.

Anche gli infortuni contribuirono. Nel 2021/22 una lussazione alla spalla richiese un’operazione e gli fece perdere gran parte della stagione. Tornò a quota 33 punti in 72 partite nel campionato successivo, ma nel 2023/24 precipitò a nove punti in 46 incontri, passando diversi periodi in tribuna come giocatore in sovrannumero. San Jose decise così di non rinnovargli il contratto, chiudendo dopo otto stagioni un rapporto iniziato con aspettative molto inferiori a quanto Labanc era riuscito a costruire.

Nell’autunno 2024 si presentò al camp dei New Jersey Devils per un tryout e segnò sei gol in quattro amichevoli, risultando il miglior realizzatore dell’intero preseason NHL. Non ottenne un posto nel roster dei Devils, ma le sue prestazioni convinsero i Columbus Blue Jackets a offrirgli un contratto annuale. In Ohio raccolse 12 punti in 34 partite, generalmente con un minutaggio contenuto, prima che un nuovo intervento alla spalla concludesse anticipatamente la sua stagione.

Un successivo tryout con Carolina, nel settembre 2025, non portò a un accordo. Per la prima volta Labanc si ritrovò quindi senza una squadra NHL e decise di attraversare l’Atlantico, accettando l’offerta degli Shanghai Dragons.

Shanghai e la nuova occasione in Svizzera

(Shanghai Dragons)

La sua prima stagione europea ha prodotto indicazioni interessanti, senza però cancellare completamente gli interrogativi degli ultimi anni. Labanc ha ottenuto 15 gol e 19 assist in 55 partite di KHL, chiudendo quale terzo miglior marcatore degli Shanghai Dragons e venendo selezionato per l’All-Star Game.

La squadra, rinominata dopo gli anni trascorsi come Kunlun Red Star, era partita bene sotto la guida di Gerard Gallant, ma è crollata nella seconda parte del campionato e ha mancato i playoff. In questo contesto il -24 di Labanc va letto con prudenza, ma non può essere completamente ignorato: ricorda come il contributo lontano dal puck non rappresenti la componente più affidabile del suo gioco.

I 34 punti ottenuti in KHL sono curiosamente gli stessi con cui Malte Strömwall ha salutato il Rapperswil, anche se naturalmente competizione, ruolo e caratteristiche dei due giocatori sono differenti. I sangallesi avevano però bisogno di un elemento in grado di raccogliere una parte della produzione lasciata dallo svedese, autore di 17 reti, e di aggiungere una gerarchia più chiara a un attacco che nell’ultima stagione ha avuto in Tyler Moy il miglior marcatore con 36 punti.

Labanc arriva in Svizzera a 30 anni e dopo avere finalmente completato un campionato senza importanti problemi fisici. Non è più il giocatore da 56 punti NHL, ma conserva qualità tecniche e offensive difficili da trovare. L’esperienza in KHL dovrebbe inoltre rendere meno brusco l’adattamento a un hockey diverso da quello nordamericano.

Se ritroverà continuità potrà diventare il principale creatore offensivo dei Lakers e aggiungere quel tiratore destro che mancava. Se invece la sua produzione procederà a fiammate, i limiti senza disco rischieranno di renderlo un innesto poco efficace.

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