
Il Davos ha vissuto un’ultima stagione arrivata a un passo dalla perfezione. Primo in classifica dopo aver dominato tutta la regular season, finalista e battuto solamente all’overtime di Gara 7 dal Friborgo, il club grigionese ha confermato la bontà del progetto costruito da Josh Holden, premiato anche come “Coach of the Year” dalla E.H.C. Alliance dopo una crescita lineare negli ultimi tre campionati.
L’estate però ha modificato in maniera importante gli equilibri. Sono partiti giocatori importanti come Matej Stransky, Simon Knak, Michael Fora, Rico Gredig e Chris Egli, mentre il DS Jan Alston ha risposto con innesti mirati: Ken Jäger, Dominik Egli, Frédéric Allard, Harrison Schreiber e il rientro dei giovani Lars Steiner e Guus Van der Kaaij. Il Davos resta una pretendente al titolo, ma con interrogativi molto concreti.
1. Il Davos riuscirà a trasformare la delusione in nuova spinta?

Perdere un titolo in casa, in Gara 7 e all’overtime, lascia inevitabilmente un segno. La domanda è capire se il Davos ripartirà con la stessa fame oppure se il peso dell’occasione sfumata si farà sentire nei momenti più delicati. Holden ha costruito un’identità chiara e una squadra capace di reggere l’alta pressione, ma ora l’asticella mentale sarà ancora più alta: non basterà più sorprendere, servirà confermarsi.
2. Chi prenderà davvero il posto di Stransky?

La partenza del ceco è lascia ovviamente un vuoto importante, che non era facile da colmare sul mercato. Stransky non era solamente il miglior realizzatore del Davos, ma anche un leader e il principale riferimento nei momenti chiave, capace di indirizzare le partite con un’azione personale, presenza fisica e personalità. Zadina, Tambellini, Ryfors e Asplund restano elementi di alto livello, mentre Jäger aggiunge qualità svizzera al top-six. Ma la somma dei vari elementi dovrà compensare l’assenza di un finalizzatore fuori dal comune come il ceco.
3. La nuova difesa sarà più moderna o meno solida?

Con gli arrivi di Dominik Egli e Frédéric Allard il Davos ha investito chiaramente sulla mobilità, sull’uscita dal terzo e sulla capacità di generare gioco dalla blu. Potremmo dunque vedere una difesa impostata in maniera diversa, soprattutto in un contesto in cui Lukas Frick ha già dimostrato di poter essere un difensore di primo piano in National League. Le partenze di Fora e Dahlbeck tolgono però peso, leadership e solidità difensiva pura. La retroguardia grigionese appare più dinamica, ma dovrà dimostrare di saper reggere anche quando le partite si faranno più fisiche.
4. Quanto potrà incidere Ken Jäger?

Jäger torna a Davos con un contratto lunghissimo e con l’età giusta per diventare subito un elemento centrale. Era uno degli svizzeri più interessanti sul mercato, ed è capace di portare intensità, velocità e affidabilità in entrambe le zone della pista, senza dipendere necessariamente da un ruolo da prima linea. Il punto sarà capire se Holden lo utilizzerà come parte di in un blocco già forte oppure se gli chiederà un salto produttivo più marcato. In ogni caso il suo arrivo mantiene la profondità svizzera dopo la partenza di Knak, fattore decisivo per chi punta al titolo.
5. Aggiungere la CHL a campionato e Coppa Spengler peserà sulla rincorsa al titolo?

Il Davos avrà da subito diversi impegni, con la Champions Hockey League già a inizio settembre e la National League al via il 15 settembre. Il calendario proporrà immediatamente partite di livello e una gestione delle energie non banale, soprattutto per una squadra che vuole arrivare con le giuste forze sino a primavera inoltrata. La profondità del roster aiuterà, ma Holden dovrà trovare la maniera di gestire al meglio le forze in un’annata intensa e che non prevederà più la lunga pausa olimpica di febbraio.

