
SVIZZERA – FINLANDIA
0-1
(0-0, 0-0, 0-0; 0-1)

Rete: 70’42 Helenius (Lundell, Lehtonen) 0-1
Note: Swiss Life Arena, 10’000 spettatori
Penalità: Svizzera 10×2, Finlandia 8×2
Assenti: Sandro Aeschlimann, Lukas Frick, Nicolas Baechler (sovrannumero)
ZURIGO – Deve essere una maledizione, una penitenza per qualcosa che ancora la Svizzera dell’hockey non riesce concedersi. Forse la leggerezza del giocare finalmente una finale con la convinzione con cui gioca le sfide precedenti, o una mentalità smaliziata che ancora non si è sviluppata per andarsi a prendere gli obiettivi che contano, ancora di più quando il peso di una nazione ti spinge verso il sogno più ambito.
Ancora una volta un overtime, il secondo di fila dopo Stoccolma, ancora una volta sessanta minuti di tempi regolamentari di finale senza segnare una sola rete come nella capitale svedese e l’anno prima a Praga, ancora una volta con il peso di un argento che colpo dopo colpo non è nemmeno più consolatorio ma che rischia di diventare il marchio di una magnifica perdente.

Non chiamatelo fallimento, per carità, sarebbe pretestuoso prendere la scusa di un mondiale “debole” (?) per sottolineare la sconfitta della selezione di Jan Cadieux, perché aldilà del girone preliminare, Svezia, la stessa Finlandia e il Canada di nomi importanti e di primo piano in NHL ne contavano molti e comunque arrivare in finale per il terzo anno consecutivo è qualcosa che in passato è riuscito solo alle grandi squadre.
La Svizzera è una grande squadra, ma non è ancora una squadra vincente, è un processo mentale a cui si è dovuta aggrappare anche la stessa Suomi, campione per la prima volta nel 1995 anche se da un ventennio comodo tra le nazionali faro del continente europeo.
Certo è che fa male, perché questa finale, come quella persa di fronte agli USA non è stata giocata benissimo dai rossocrociati, ma da metà partita via si è vista una crescita di convinzione e di occasioni che avrebbero potuto indirizzare la sfida verso di loro, ma l’approccio iniziale è sembrato maledettamente simile a quello visto alla O2 Arena giusto un anno fa.

Fa male perché sembrava tutto apparecchiato per una festa incredibile alla Swiss Life Arena, il sostegno straordinario del pubblico aveva spinto Josi e compagni fino a quella che sembrava una finale quasi “logica”, tanto attesa ma anche da verificare come esame di maturità, evidentemente non ancora superato.
Troppe le indecisioni, i passaggi approssimativi e i movimenti solo accennati, almeno inizialmente, ma questo ha comunque condizionato una gara che a un certo punto, con 1’55 di powerplay doppio in entrata di secondo tempo poteva prendere una piega quasi perfetta, ed è anche su quello che ci sono i maggiori rimpianti, quando un episodio a favore può aiutare una squadra in difficoltà. È vero anche che l’overtime è un po’ una lotteria, ma arrivarci sullo 0-0 dopo una mezza partita singhiozzante ha di nuovo frenato gli uomini di Jan Cadieux, incapaci di costruirsi qualche episodio che li potesse favorire di nuovo, fino al gol decisivo di Helenius che pareva già scritto.
Fanno male le lacrime finali di Niederreiter, di Hischier e dello straordinario Genoni, perché certificano quanto questa squadra tenesse a questo appuntamento e quanto volesse ripagare il proprio pubblico in un evento quasi irripetibile.

Bisognerà essere bravi a ripartire, questa generazione non è certo finita, in buona parte sta attraversando il suo momento di maggior splendore, ma andrà gestita emozionalmente questa sconfitta per fare in modo che il lavoro di Patrick Fischer – sì, il lavoro enorme per aver riportato attaccamento e fame a questo gruppo e credibilità a una nazionale che si stava perdendo – e quello attuale di Jan Cadieux possano servire a puntare di nuovo all’obiettivo più alto anche tra un anno, tra due anni e altri ancora.
È un dolore enorme perdere di nuovo, ma da questo dolore andrà trovata la forza per provarci ancora e ancora, perché la storia di questa nazionale non finisce certo oggi..
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