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Lugano

Il Lugano ha la luce spenta, è il Rapperswil a ruggire

Pessima partita dei bianconeri che cadono in casa dopo otto vittorie alla Cornèr Arena e concedono il vantaggio nella serie al Rapperswil

Il Lugano ha la luce spenta, è il Rapperswil a ruggire

LUGANO – RAPPERSWIL

2-3

(1-1, 1-1, 0-0; 0-1)

Reti: 14’05 Loosli (Vukovic) 0-1, 16’03 Morini (Fazzini) 1-1, 30’51 Wick 1-2, 39’26 Lammer (Fazzini) 2-2, 77’21 Forrer (Rehak, Ness) 2-3

Note: Corner Arena, porte chiuse. Arbitri Piechaczek, Fluri; Obwegeser, Fuchs
Penalità: Lugano 6×2′, Rapperswil 6×2′ + 1×10′

Assenti: Tim Traber (infortunato), Matteo RomanenghiLoic VedovaT.J. BrennanEliot AntoniettiTimo HaussenerTroy Josephs (sovrannumero)

LUGANO – Ci si chiedeva se i due tempi di Gara 1 e l’intera Gara 2 di Rapperswil da parte del Lugano fossero stati “semplicemente” dei passaggi a vuoto prima del tardivo cambio di marcia per i playoff e sabato sera è arrivata la risposta: no, non lo erano.

Lapidario, come il gol di Forrer a ridosso della quarta sirena segnale di primo overtime esaurito, un gol che ha messo fine a un’agonia di una partita brutta, confusa e giocata dai bianconeri in maniera sconcertante e disarmante.

E anche stavolta, come successo in canton San Gallo, il Lugano non può di nuovo aggrapparsi ai tiri più numerosi (che sono sempre da contestualizzare secondo la pericolosità) o al cinismo dell’avversario, perché sabato sera alle 22:48 il Rapperswil si è preso quello che si è meritato, ossia la vittoria che ha tolto l’imbattibilità casalinga del Lugano che durava da otto partite e il vantaggio nella serie.

Lo avevamo detto, il Rapperswil è un avversario da rispettare, ma non essendo uno spauracchio del campionato – in fondo hanno pur sempre chiuso al decimo posto la regular season – quello che doveva fare più paura al Lugano era il Lugano stesso, con i suoi difetti e i suoi limiti, che non sono spariti chiudendo al secondo posto in classifica.

Perché la squadra di Serge Pelletier in stagione ha sempre dovuto regolarsi e controllarsi in diverse occasioni per non far prendere il sopravvento a un’attitudine sbagliata, e non ci sarebbe stato problema se quelle regolazioni le avesse dovute fare anche nei playoff, il problema è che oggi sembra che il Lugano non sappia come combatterle.

Una prestazione disarmante, si diceva, su moltissimi punti di vista, dalla mancanza di cattiveria, delle idee, di una pulizia del gioco inesistente e da molti giocatori che sembrano caduti in verticale dal lato delle prestazioni fisiche e mentali, con il tutto che si ripercuote sull’intero sistema.

Passi un primo tempo un po’ così, chiuso comunque sull’1-1 e lasciando intendere che la partita potesse essere difficile e ruvida, ma dal periodo centrale via il Lugano ha iniziato i veri disastri, da powerplay prevedibili e lenti (sempre con il blocco di Arcobello in pista) a contropiedi del Rapperswil concessi praticamente a ogni disco perso dalla linea rossa verso il terzo offensivo, fino ad azioni offensive cervellotiche e confuse, alla ricerca di soluzioni improbabili o troppo morbide.

E occorre dire che se il Lugano ha avuto dalla sua parte il disco più tempo del Rapperswil questo non significa che abbia giocato o condotto il gioco nella maniera migliore, anzi, la squadra di Tomlinson ha sempre dovuto fare i conti con i suoi limiti tecnici e fisici, ma conscia di ciò ha fatto di necessità virtù, puntando sulla velocità d’esecuzione e sul forecheck, concentrandosi su quegli aspetti del gioco che gli riescono meglio.

In pratica i Lakers hanno avuto pazienza, non si sono fatti scomporre e hanno mandato in malora i piani già confusi del Lugano, bloccando molti tiri e lasciando “sfogare” gli avversari lontano dallo slot, tenendoli lontani dal metro di ghiaccio davanti a Nyffeler – pochissimi i tiri dalla distanza arrivati nello slot basso sui bastoni bianconeri – consapevoli che la partita avrebbero dovuto farla in altra maniera.

La squadra di Pelletier non ha mai saputo trovare delle contromosse, non ha avuto cambi tattici o sussulti che potessero modificare l’andamento di una partita che non sembrava potesse più volgere a suo favore con pochissimi uomini in grado di dare la spinta necessaria.

Fazzini, Lammer, Herburger, Lajunen, e forse un paio di altri, ma si contano sulla mano i giocatori bianconeri che sono emersi da un contesto che con il passare dei minuti si è fatto veramente sofferto, con un primo blocco che sembra privo di ossigeno nelle gambe e nella testa.

E ora? Non ce ne sono molte di soluzioni, la sveglia suona nervosa e il tempo per rimediare c’è tutto, anche se al Lugano occorre un cambio di rotta più netto che mai. E guai ad aggrapparsi al numero dei tiri o ai powerplay riusciti o mancati. Non ci andiamo teneri, è vero, ma cercare di non vedere i problemi o far credere che non esistano sarebbe di nuovo l’errore più grande da fare di fronte a una squadra che ha poco o nulla da perdere.


IL PROTAGONISTA

Jeff Tomlinson: Di nuovo lui, sì. Dopo l’ingabbiamento di giovedì sera il coach canadese ha tirato fuori il secondo coniglio dal cilindro con la perla della vittoria in Gara-3 alla Cornèr Arena. Non è un caso che con lui di nuovo in panca i Lakers abbiano ritrovato sicurezze e fiducia, con una guida tattica intelligente che prova quanto bene conosca i suoi giocatori. Spesso i playoff sono sfide nelle sfide tra allenatori, e per ora Tomlinson guida anche questa serie.


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HIGHLIGHTS

Redattore, Alessandro Zacchetti si occupa di articoli e interviste relative all’HC Lugano e ai Ticino Rockets, con un occhio verso l’hockey europeo.

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