
ZURIGO – Luc Tardif, il presidente della IIHF, ha tirato il bilancio dei Mondiali elvetici a poche ore dall’inizio della finalissima, che vedrà la Svizzera contendere l’oro alla Finlandia.
“È stato tutto fantastico. Normalmente si aspetta sempre la fine prima di tirare le somme, ma qui già prima dei quarti di finale potevamo essere certi che le aspettative fossero state persino superate. Quando sei obbligato a chiudere la fanzone, capisci il successo. Non era mai successo in precedenza”, ha commentato Tardif.
“Non solo a Zurigo, anche a Friborgo è stato un grande evento, si captava tutta l’atmosfera hockeyistica, è stata una sorta di continuazione della festa legata al primo storico titolo del Gottéron. In qualsiasi negozietto o parrucchiere assaporavi la cultura dell’hockey. C’era anche un’incognita legata ai biglietti giornalieri. La gente sarebbe venuta alle partite senza la presenza della Svizzera? Ebbene sì. Spero che la Svizzera possa ospitare presto un nuovo Mondiale, spero che questo torneo possa dare ulteriore motivazione per costruire altri impianti, magari anche un po’ più capienti”.
Sei rimasto sorpreso da questo successo?
“No, la Svizzera è un paese di hockey. Lo so che non tutti saranno d’accordo, ma per me è lo sport nazionale elvetico. Basta vedere l’entusiasmo nel corso del campionato, ci sono dei villaggi che ospitano migliaia di tifosi durante le partite e ti chiedi da dove provenga tutta quella gente, penso ad esempio all’Ambrì Piotta. Negli ultimi anni si è lavorato molto, delle nuove piste sono arrivate a Zurigo, Losanna, Friborgo e ad Ambrì, presto dovrebbe arrivare pure quella di Ginevra”.
Parlaci di Russia e Bielorussia. A che punto siamo?
“Noi evidentemente non possiamo fermare la guerra. Ci sono lunghi percorsi amministrativi, con i bielorussi che ci portano in tribunale. Da un anno ci occupiamo di questo. Ultimamente si vedono delle aperture, sarà ad esempio interessante vedere se l’Iran disputerà veramente i Mondiali di calcio negli Stati Uniti. Se dovesse essere il caso è chiaro che a questo punto ci si deve porre delle domande, ma ci sono ancora diversi problemi a livello di sicurezza. Ci sono paesi che non ricevono i visti, altri che non accettano la presenza di determinate nazioni. L’obiettivo è di riavere i due paesi presto nuovamente nella nostra grande famiglia. I russi e i bielorussi hanno molta voglia di tornare, l’approccio con cui vogliono ottenere il rientro non è però sempre ideale. Manteniamo le relazioni, la gente dell’hockey resta gente dell’hockey, quella che si è frequentata per anni. Russi e bielorussi sono tristi di essere esclusi. Ci vuole del tempo e la sicurezza organizzativa deve essere garantita. Lo faremo al nostro ritmo e quando saremo sicuri che non ci saranno più problemi in questo senso”.

Certo che la loro presenza farebbe bene al livello sportivo…
“È importante il loro ritorno, ma appunto non troppo presto, non posso fornire una tempistica esatta. Dobbiamo proteggere la nostra competizione. Il prodotto c’è comunque, il torneo gode di buona salute. Ovviamente con il ritorno di Russia e Bielorussia il livello aumenterebbe ulteriormente, ma bisogna stare calmi e tranquilli, guai a correre rischi. La sicurezza di tutti ha la precedenza. Ora la Bielorussia tornerà a disputare i Mondiali U18, è già un primo passo, ma è più semplice quando si tratta di una competizione ‘minore'”.
Sei fiducioso che i Mondiali possano continuare con una cadenza annuale, considerando anche che nel febbraio del 2028 la NHL organizzerà la World Cup, facendovi concorrenza?
“È una delle discussioni. La relazione con la NHL è migliorata. Il 2028, con la World Cup, sarà un momento importante. Siamo franchi e aperti, se nello stesso anno organizziamo due competizioni che si fanno concorrenza, non è un bene. Bisogna trovare una via per avere una dinamica comune, questo sarebbe un bene per la crescita dell’hockey. Abbiamo un approccio diverso, il Mondiale per la IIHF è importante, con gli introiti dobbiamo coprire tutte le manifestazioni senza profitto, come i Mondiali giovanili, quelli femminili e i vari programmi di sviluppo, come quelli dedicati agli arbitri. Questo è il nostro messaggio. Non piangiamo e non andiamo in panico in vista del 2028, il nostro obiettivo è che entrambi gli eventi siano un successo, l’obiettivo è raggiungere una vera partnership. Non siamo ancora a questo punto, ma sono fiducioso che troveremo una soluzione per il bene dell’hockey. Noi abbiamo pure bisogno dei giocatori della NHL per dare valore ai nostri Mondiali”.

