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Ambrì Piotta

Il Lugano annienta l’Ambrì Piotta in un derby a senso unico

derby

LUGANO – Il cervellotico calendario della LNA ha riservato agli appassionati ticinesi il secondo derby giocato in soli 6 giorni, anche se a piste invertite. Dopo la recente vittoria dei bianconeri alla Valascia con uno strettissimo 2-1 era lecito (ma non per forza logico) attendersi un altro derby ticinese tiratissimo, viste la comoda posizione in classifica dei leventinesi e il periodo di crescita che sta attraversando il Lugano.

I bianconeri si sono presentati con la medesima formazione vincente a Zugo, con Metropolit straniero in sovrannumero e Merzlikins tra i pali, mentre Serge Pelletier ha lasciato fuori Williams e schierato in porta Schaefer, dopo che solo 20 ore prima aveva giostrato Zurkirchen tra i pali.

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Sin dall’inizio il Lugano ha messo in pista grande aggressività e velocità, mentre l’Ambrì, conscio di non poter reggere ritmi altissimi a causa delle tossine accumulate la sera prima contro il Losanna, ha preferito chiudere gli spazi e attendere i pertugi buoni per colpire. E a colpire per primo è stato il Lugano, aprendo le danze nella Resega esaurita, grazie a Kostner che ha approfittato di un errore di Gautschi in zona neutra e successivamente di un intervento di Schaefer difettoso su un tiro sì potente ma sicuramente parabile.

Questa rete è stata seguita ancor prima di metà periodo dall’autorgol di Lüthi su un centro di Pettersson che cercava al centro il fido Micflikier. Sul 2-0 il Lugano ha continuato a macinare ghiaccio e l’Ambrì Piotta ha comprensibilmente accusato il colpo, faticando anche a trovare vie per l’attacco. A fare la differenza tra il punteggio e l’entusiasmo delle rispettive squadre ci ha poi pensato Heikkinen con uno slapshot dalla linea blu in power play, anche qui cogliendo un Schaefer non propriamente sul pezzo.

Lugano a mille e Ambrì demoralizzato, ma come si sa, anche una sola rete nel momento giusto potrebbe sempre girare le sorti di un incontro che pare compromesso. Ma è qui che il Lugano ha fatto la differenza, trovando in entrata di periodo centrale il quarto gol grazie ad un altro slap di un difensore, stavolta Ulmer. E sempre qui probabilmente si è definitivamente chiuso l’incontro, perché il Lugano ha continuato ad accelerare con trame veloci in fase di transizione ed era consapevole che Park e compagni non avrebbero più avuto la forza mentale e fisica di rientrare nel punteggio, non solo per il divario ma anche per le tossine dell’incontro giocato la sera prima.

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E difatti il periodo centrale è stato quello che ha messo più in evidenza la verve luganese e la freschezza in rapida discesa dell’Ambrì, suggellate anche da altre due reti dei padroni di casa, ad opera di Schlumpf con un bell’assolo e da Mclean lasciato solissimo davanti a Schaefer in power play. Poche le occasioni per l’Ambrì, e in quelle rare occasioni ha trovato sulla sua strada un Merzlikins di nuovo in grande spolvero.

Sul 6-0 dopo due tempi il Lugano ha pensato logicamente a difendere e gestire la partita ormai giocata, e a Pelletier poco è servito sostituire Schaefer con Zurkirchen, mossa quanto mai piuttosto tardiva. Le ultime reti dell’incontro, di Micflikier, con terzo assist di un indiavolato Pettersson, e Pedretti “per la bandiera” – precedute da una scazzottata tra Pestoni e Heikkinen – hanno cambiato la forma ma non la sostanza di un match a senso unico.

I bianconeri hanno giocato un’ottima partita, e nessuno in particolare ha demeritato, ma tre nomi su tutti sono da menzionare: il primo è quello di Merzlikins, che privato dello shoutout da Pedretti, continua a giocare con grande classe e caratterino vincente, piazzando qua e là qualche big save e pose plastiche per fotografi. Il secondo è quello di Pettersson, lo svedese ultimo arrivato. Già soprannominato da qualche tifoso “Diavolo della Tasmania” come il protagonista di un cartone animato per l’incredibile energia e l’imprevedibilità sui pattini, ha messo lo zampino in 4 reti e mostrato tecnica di bastone sopraffina, oltre ad essere un’ottima opzione in power play. Il terzo nome è quello di Kparghai, che ha di nuovo impressionato per lucidità col disco sul bastone e per la fisicità che riesce a mettere ogni secondo che è sul ghiaccio.

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Tra le fila leventinesi è dura trovare giocatori anche solo in palla, visto l’andamento dell’incontro e la stanchezza via via accumulatasi. Probabilmente il solo Pestoni ci ha provato fino in fondo, e la scazzottata avviata e “vinta” con Heikkinen non deve essere vista come semplice segno di frustrazione, ma anche come segnale forte e da leader per spronare i suoi compagni intorpiditi. Purtroppo per Pelletier, stavolta Schaefer non è stato all’altezza della sua fama nei derby, e ha una buona responsabilità su almeno due reti bianconere. Noreau ha provato a portare spunti da dietro ed è stato all’origine dell’unica rete leventinese, ma il fiato corto ha tolto la concentrazione più volte anche al canadese.

In sintesi, il 7-1 è stato frutto di più fattori. Sicuramente la partita giocata la sera prima dall’Ambrì ha pesato, ma non può spiegare da sola il risultato finale. Occorre dare a Cesare ciò che è di Cesare e dire che l’Ambri si è trovato di fronte quello che è stato probabilmente il miglior Lugano della stagione, decisamente in crescita, bravo nello sfruttare le sue occasioni per uccidere la partita nei primi 30 minuti e i leventinesi sono rimasti spiazzati da tale verve, commettendo diversi errori non solo di concentrazione ma anche indotti dal fore checking bianconero.

Sul versante leventinese è d’obbligo non lasciarsi andare pur dopo una “scoppola” del genere e spesso da queste sconfitte nascono belle reazioni, visto anche che la situazione di classifica di Duca e compagni rimane tranquilla.

Dalla parte luganese occorre trarre la forza positiva di questa vittoria per proseguire con slancio, con una formazione finalmente quasi al gran completo e zeppa di opzioni per Fischer, restando però ben consapevoli che a metà regular season non si è fatto ancora niente.

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