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Lugano

Il Lugano vuole consolidare la sua crescita e punta ai playoff, senza smettere di sognare

I bianconeri ripartono dalla fiducia ritrovata e oltre 4’000 abbonati. Mantegazza ribadisce l’apertura agli investitori e chiede un nuovo spogliatoio, mentre Werder e Steinmann puntano sulla formazione per un futuro competitivo

LUGANO – Un anno fa il Lugano doveva soprattutto ritrovare credibilità, ricostruire un gruppo e riconquistare la fiducia di tutto l’ambiente. Oggi i bianconeri si presentano al nuovo campionato con basi più solide, uno staff tecnico che ha saputo dare un’identità alla squadra e la possibilità di lavorare nella continuità. Una condizione diversa, che porta con sé anche la responsabilità di dare seguito a quanto costruito nella passata stagione.

È attorno a questo equilibrio tra ambizione e consapevolezza che si è sviluppata la conferenza stampa di presentazione del Lugano 2026/27. Sul ghiaccio l’obiettivo dichiarato resta quello dei playoff, mentre fuori dalla pista il club continua a confrontarsi con una concorrenza economicamente sempre più forte, la necessità di migliorare le proprie infrastrutture e la volontà di investire maggiormente nella formazione.

In quest’ottica il messaggio della presidente Vicky Mantegazza è stato quello di un club consapevole dei propri mezzi, ma determinato a mantenere vive le proprie ambizioni.

Il budget sportivo bianconero si colloca infatti nella fascia centrale della National League, un dato che la presidente ha voluto ribadire per chiarire il contesto nel quale opera il club. “Con l’attuale organizzazione e la qualità del nostro staff tecnico sono convinta che possiamo dire la nostra anche contro squadre dotate di maggiori mezzi finanziari e di piste più moderne. Ma soprattutto a Lugano possiamo continuare a sognare”.

Rimane in questo senso aperta la porta a nuove persone e nuovi investitori, un’intenzione già espressa un anno fa e sulla quale la famiglia Mantegazza continua a lavorare. “Ci stiamo lavorando con tanto impegno dietro le quinte. Non è facile e non c’è ancora nulla di concreto, ma è e rimane un obiettivo strategico”.

Più urgente è invece il capitolo Cornèr Arena, per la quale il club ha ricordato di aver investito 16 milioni di franchi nel corso degli anni, intervenendo su intrattenimento, ristorazione e accoglienza. Oggi la priorità è però il nuovo spogliatoio della prima squadra, previsto sotto la Curva Nord e per il quale si attende una conferma dalla Città.

“Le condizioni attuali e gli spazi non sono più all’altezza dell’attività che svolgiamo. Non stiamo parlando di un lusso o di un capriccio, ma di un luogo di lavoro”, ha sottolineato Mantegazza, indicando l’intervento come una tappa fondamentale per la crescita del club.

Il quadro economico è stato poi approfondito dal CEO Marco Werder, che ha richiamato tre problemi sui quali lavorare anche a livello nazionale: la crescita dei salari, lo sviluppo dei talenti nella fase di passaggio verso il professionismo e la disponibilità di superfici di ghiaccio.

Il successo dell’hockey svizzero non cancella infatti le difficoltà dei club che devono competere con realtà sempre più attrezzate. Secondo Werder, cinque società operano ormai in un contesto economico e infrastrutturale molto diverso da quello bianconero. La risposta del Lugano passa dunque anche dalla capacità di formare internamente i propri giocatori.

Werder ha ricordato lo stop al progetto di tetto salariale, indicando nella formazione la leva sulla quale intervenire: “Vogliamo cercare di aumentare il numero di giocatori svizzeri che giocano nella nostra National League. Questa è l’unica leva che abbiamo oggi per cercare di mettere sotto controllo i salari, aumentando l’offerta”. Di fronte alla scelta tra acquistare e costruire, il club ha insomma deciso di rafforzare la seconda strada, valorizzando un vivaio che coinvolge oltre 400 giovani e che ha già portato dieci elementi nell’attuale prima squadra.

Un aiuto concreto arriva dalla CMFG Arena di Sigirino, realizzata da Gianni Ochsner, che permette di ampliare il reclutamento con una seconda scuola hockey e di estendere il progetto delle medie per sportivi dalla prima alla quarta classe. La maggiore disponibilità di ghiaccio, insieme alla collaborazione scolastica tra Tenero e Trevano, consentirà inoltre di ridurre gli spostamenti dei ragazzi e migliorare l’organizzazione di allenamenti, studio e recupero.

Sul fronte dei ricavi, il margine di crescita più importante rimane invece quello del pubblico. Ad oggi sono stati sottoscritti 4’018 abbonamenti, un dato in leggero aumento rispetto a un anno fa, dopo una stagione nella quale la media degli spettatori era cresciuta di oltre 400 unità a partita. Una crescita che Werder ha giudicato positivamente anche alla luce dell’apertura dell’AIL Arena e della maggiore concorrenza con il calcio per l’attenzione del pubblico.

In questo contesto si inserisce anche la discussa campagna “Lugano è hockey”, con la quale il CEO ha spiegato di voler riaffermare la storia e la presenza del club sul territorio. “Viviamo in una regione di cultura latina e calcistica, vicina a realtà come Milan, Inter e ora anche il Como. Il nostro club, grazie a chi ha lavorato prima di noi, è riuscito attraverso la sua storia a creare un’identità sul territorio nella quale la popolazione si riconosce. Ora è arrivata l’AIL Arena, che evidentemente è una presenza ingombrante, e in un momento così abbiamo bisogno che i nostri tifosi ci sentano. Questo non significa che non debbano vedere il resto, ma che devono sentire noi: percepire la nostra storia, sapere che diamo ai ragazzi del territorio l’opportunità di vivere un sogno e di vestire la maglia del secondo più bel campionato al mondo. Soprattutto, devono sentire che ci siamo. “Lugano è hockey” è una campagna di marketing e comunicazione e, se se n’è parlato tanto, ha già raggiunto almeno in parte il suo obiettivo”.

Per sostenere la competitività si lavora anche sulla ristorazione e sull’ospitalità, pur con limiti evidenti, visto che i posti a sedere per mangiare tra Casetta Gialla e Club’41 sono appena 140. Il club cercherà di sfruttarli con due turni.

A tradurre questa progettualità in obiettivi sportivi è stato Janick Steinmann, che ha voluto ripartire dal momento del suo arrivo, diciotto mesi fa, quando il Lugano era penultimo e doveva prima di tutto assicurarsi la salvezza. Il primo passo è stato stabilizzare l’organizzazione, il secondo ricostruire una cultura nella quale “lo stemma sul davanti della maglia è più importante del nome sulla schiena”.

Una trasformazione che, secondo il DS, si è vista nell’impegno della squadra, nella disponibilità a lavorare gli uni per gli altri e in un hockey capace di coinvolgere nuovamente il pubblico. Da qui la necessità di proteggere la fiducia ricostruita, dentro e fuori lo spogliatoio, e di ricordare il punto di partenza anche quando crescono le aspettative.

“Tutti devono essere un po’ migliori e dare qualcosa in più. I giocatori devono presentarsi in condizioni migliori e portare più qualità in allenamento, gli allenatori devono fare il prossimo passo e lo stesso vale per me”. La crescita, nel ragionamento di Steinmann, deve quindi coinvolgere il lavoro quotidiano dell’intera organizzazione.

Anche la prima squadra beneficerà degli spazi liberati grazie a Sigirino, con orari più favorevoli e maggiore tempo a disposizione per il recupero, il lavoro dei portieri e lo sviluppo delle qualità individuali. Per il DS questo rappresenta uno dei cambiamenti più significativi rispetto alla passata stagione.

Sul fronte dei nuovi innesti “io e lo staff tecnico siamo molto contenti dei nuovi arrivati. La prima impressione è stata molto buona, ora speriamo che possano confermarsi durante la stagione”, ha spiegato Steinmann, ricordando quanto un buon inizio possa aiutare i giocatori a trovare fiducia.

La prospettiva più ampia resta quella di diventare un’organizzazione capace di competere stabilmente per le prime sei posizioni, accompagnata da un vivaio in grado di alimentare la prima squadra. Un percorso che, nelle stime del DS, richiederà tra cinque e otto anni, con un legame più stretto tra i vari livelli del club.

Dopo i primi incontri estivi tra gli allenatori della prima squadra e quelli del settore giovanile, il programma prevede appuntamenti mensili guidati soprattutto da Stefan Hedlund. Lo stesso Steinmann sarà più presente agli allenamenti dei giovani, per favorire una filosofia condivisa e uno scambio più costante.

Il tema si allarga anche al progetto di una lega U23 sul quale il DS sta lavorando. Steinmann ha precisato che si tratta ancora di un progetto aperto, pensato per affrontare le difficoltà della formazione svizzera anche nelle categorie U16 e U18. La partenza dei migliori talenti verso l’estero, ha osservato, impoverisce ulteriormente il livello dei campionati giovanili interni.

Il dirigente si è mostrato critico verso le risposte date finora da SIHF e Swiss League, ribadendo però la volontà di coinvolgere federazione e club nella ricerca di una soluzione. “Vogliamo migliorare l’hockey svizzero”, ha sintetizzato, sottolineando che nulla è ancora stato deciso.

Per il campionato alle porte, intanto, il traguardo rimane quello dei playoff. “Dobbiamo essere umili e rispettare questa lega. Credo che dodici squadre possano competere per i playoff e dieci per il titolo. Prima raggiungiamo i playoff, poi vedremo come saremo messi. Vogliamo continuare a migliorare durante la stagione”.

Sul fronte dell’organico sono infine rientrati ad allenarsi normalmente Calvin Thürkauf, David Aebischer e Brian Zanetti, che hanno ricevuto il via libera medico e, salvo nuovi problemi, saranno disponibili per l’inizio del campionato. Restano invece ai box Cyrill Henry e Dario Simion, per il quale servirà ancora tempo e la situazione continuerà a essere valutata di settimana in settimana.

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