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Interviste

Guebey: “Ho sempre potuto giocare in grandi club, ora voglio conquistarmi spazio a Lugano”

L’ex Davos è felice del suo trasferimento in Ticino: “Non penso più alla finale persa, mi concentro sul futuro. Voglio essere titolare il più velocemente possibile, e poi voglio dare una mano alla squadra per arrivare al titolo”

SAN GALLO – Il suo arrivo è quasi passato un po’ in sordina, complici gli ingaggi eccellenti di diversi nuovi stranieri, ma guai a sottovalutare Enzo Guebey. Il 27enne difensore potrebbe rivelarsi un acquisto ponderato al fine di puntellare la retroguardia del Lugano.

Il nazionale francese, hockeisticamente svizzero, si sta giocando appieno tutte le sue carte con l’obiettivo di ritagliarsi spazio. Proprio come nell’amichevole di venerdì a San Gallo, dove i bianconeri hanno sconfitto il Rapperswil per 7-3. In fondo, specialmente per uno come lui, fresco di cambio di casacca, le partite di preparazione sono paradossalmente le più “importanti” della stagione.

“Esatto, sono match molto importanti, cerco di guadagnarmi un posto e voglio mostrare di cosa sia capace. Voglio aiutare al massimo la squadra ed essere pronto per l’inizio del campionato”.

Come hai vissuto le tue prime settimane a Lugano?
“L’accoglienza è stata veramente incredibile. Sono stato accolto benissimo dalla squadra. Tutte le persone che lavorano per il club e si occupano di noi, come ad esempio lo staff tecnico, i fisioterapisti e tanti altri ancora, mi hanno aiutato alla grande, mi sono subito sentito il benvenuto. Sono molto contento di essere qui”.

Continui il tuo giro della Svizzera, un tour che ti ha portato in quasi ogni angolo del Paese. Sei partito dalla Romandia, in quel di Ginevra, una sorta di tua seconda casa, per poi andare in Svizzera tedesca a Zurigo, in seguito a Davos e infine approdare in Ticino. Un percorso per così dire particolare…
“Sì, lo è in effetti. Ho avuto la fortuna di poter giocare sempre in grandi club. Ora scopro il Ticino e come detto sono molto felice di poter far parte del Lugano. Cosa possono aspettarsi i tifosi da me? Sono un giocatore improntato perlopiù sulla fase difensiva, sono capace di giocare duro e vincere i duelli, ho un buon tiro e cerco di portare tutte queste qualità alla squadra”.

Ora testiamo le tue conoscenze… Sai quanti giocatori francesi prima di te hanno vestito la maglia del Lugano in 85 anni di storia?
“Beh, due te li so dire di sicuro, ma poi sono in difficoltà…”

Stiamo parlando di leggende in effetti, questi due erano facili…
“Sì decisamente, Philippe Bozon e Cristobal Huet. Ho avuto la fortuna di incontrarli e conoscerli, sono dei veri esempi”.

Comunque tu sei il sesto. Ce ne sono altri tre. Johann Morant, Pierrick Pivron, mentre l’ultimo onestamente non me lo ricordavo nemmeno io, si tratta di Sébastien Dermigny, giocò una partita nel 2001. Cambiamo argomento: è stata dura digerire la sconfitta in finale con il Davos, considerando oltretutto che era la tua terza finale persa in carriera?
“Non è stato facile in effetti, ma ora bisogna concentrarsi sul futuro. Al termine della finalissima ho avuto due o tre settimane di pausa, c’è stato il tempo per pensare e rimuginare. Una volta giunto a Lugano ho rimosso tutto, sono concentrato sul nuovo campionato e la nuova realtà, l’unica cosa che conta”.

Malgrado l’amaro epilogo, a livello personale penso che tu abbia vissuto una stagione 2025/26 stupenda, partecipando ai Mondiali e soprattutto alle Olimpiadi…
“Disputare i Giochi olimpici è stata la miglior esperienza della mia vita, è stato qualcosa di incredibile, sono contentissimo di aver avuto la fortuna di poterci essere”.

Nel 2028 ci saranno i Mondiali casalinghi. È il tuo prossimo sogno sportivo al di fuori della vita da club? Ci stai già pensando?
“No, è ancora troppo lontano, non ci penso per nulla. Mi concentro su ogni allenamento e su ogni partita con il Lugano, per la Francia ci sarà tempo quando sarà il momento”.

A proposito di Lugano, presumo che il tuo obiettivo personale sia la conquista di un posto…
“Proprio così, voglio essere titolare il più velocemente possibile e una volta che lo sarò voglio dare una mano alla squadra per arrivare al titolo”.

Enzo è un nome italiano. Hai radici italiane?
“La famiglia di mia mamma proviene dall’Italia. Lei è nata a Mestre, praticamente a Venezia, poi da piccola si è trasferita con i miei nonni in Francia”.

Tua mamma dunque parla italiano?
“Sì, esatto”.

E tu come sei messo?
“(Enzo cambia lingua, dal francese passa all’italiano, ndr). Non è male, devo parlarlo di più, mi vergogno un po’ ora come ora. Penso che tra due o tre mesi potrò usarlo in pubblico, questo è il mio obiettivo”.

Puoi tranquillamente sfoggiarlo da subito, lo parli bene…
“Dici? L’ho perso completamente, in famiglia quando ero piccolo a casa parlavamo parecchio italiano, ma ora è una lingua che non utilizzo più da circa 10-15 anni. Adesso sta tornando lentamente”.

Ti senti dunque per finire anche un po’ italiano, oltre che francese?
“Mi sento più svizzero che italiano perché è da così tanti anni che vivo qui, ma l’Italia resta comunque una parte importante della mia famiglia e c’è appunto un po’ di sangue italiano nelle mie vene”.

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