
ZUGO – A poco più di quattro mesi dal suo allontanamento dalla panchina della Nazionale svizzera, Patrick Fischer è tornato a parlare approfonditamente della vicenda legata al falso certificato Covid utilizzato per partecipare alle Olimpiadi di Pechino 2022. In un’intervista concessa al Blick e a giornali di CH Media l’ex selezionatore ha riconosciuto le proprie responsabilità e ammesso di aver provato sensi di colpa soprattutto per le conseguenze subite dalle persone a lui vicine.
Fischer ha spiegato di essere riuscito a gestire quanto accaduto sul piano personale, ma di aver sofferto nel vedere coinvolti i genitori, la moglie, il figlio e gli amici. “Ho commesso un errore e ci ho riflettuto innumerevoli volte. Tutto questo è nato da me”, ha affermato il 50enne, sottolineando come lui e il suo entourage avessero sottovalutato la portata mediatica che avrebbe assunto la vicenda.
L’ex coach rossocrociato ha assunto un tono più conciliante anche nei confronti della SRF. Fischer si è detto disponibile a incontrare il nuovo direttore Roger Elsener, che aveva manifestato il desiderio di prendere un caffè con lui, e ha riconosciuto che il primo errore è stato il suo. A suo giudizio, dopo il pranzo durante il quale aveva raccontato al giornalista Pascal Schmitz dell’utilizzo del certificato, lui e la federazione avrebbero dovuto cercare immediatamente un dialogo con l’emittente.
Ripensando alla decisione presa durante la pandemia, Fischer ha ribadito di aver voluto scegliere personalmente cosa introdurre nel proprio corpo. Ha però ammesso che seguire coerentemente quella posizione avrebbe significato rinunciare alle Olimpiadi. “Ho cercato un compromesso, ma oggi non lo rifarei più”, ha dichiarato.
Dopo il licenziamento, Fischer ha impiegato circa due settimane per accettare definitivamente che non sarebbe tornato alla guida della Svizzera in occasione dei Mondiali casalinghi. Inizialmente aveva creduto possibile un ripensamento, anche alla luce del sostegno ricevuto da giocatori, allenatori e numerosi tifosi. In seguito ha però invitato gli stessi giocatori ad accettare la decisione e a lasciarsi alle spalle la vicenda.
Particolarmente importante è stato il sostegno del capitano Roman Josi, che aveva scritto una lettera destinata a rimanere interna e poi diventata pubblica. Fischer ha inoltre organizzato un ultimo incontro con il suo staff nel giardino di casa e ha ricevuto un regalo dalla squadra. “La nostra storia di dieci anni è più grande del modo in cui è terminata”, ha sottolineato.
Il suo futuro nell’hockey rimane per ora incerto. Fischer vuole prendersi una pausa e non esclude né un ritorno nelle piste né la possibilità di chiudere definitivamente con questo ambiente. Nel frattempo, dall’autunno inizierà una nuova attività come coach privato, accompagnando sportivi e altre persone nella gestione della pressione, delle difficoltà mentali e delle situazioni di sovraccarico.

