
L’Ajoie aveva chiuso la scorsa stagione per la quinta volta consecutiva all’ultimo rango, raccogliendo appena 42 punti e terminando la regular season con 105 gol segnati e 180 subiti. Il ritardo dall’Ambrì Piotta è stato di 17 lunghezze, mentre il successivo 4-0 nei playout ha confermato la distanza tra i giurassiani e il resto della National League. Nemmeno l’esonero di Greg Ireland alla vigilia di Gara 4 aveva portato ad una reazione al termine di una stagione segnata anche da molti infortuni.
La reazione è stata radicale. Il club ha salutato oltre metà della rosa, cambiato buona parte dello staff e affidato la panchina a Ville Peltonen, mentre i numerosi innesti hanno modificato profondamente il gruppo. Fuori dal ghiaccio sono arrivati anche il primo CEO della storia del club e un aumento del budget, che resterà comunque il più basso della lega. L’Ajoie ha dunque cambiato volto con la speranza di fare un passo avanti, ecco i principali quesiti in vista dell’annata 2026/27.
1. Peltonen riuscirà a cambiare davvero l’Ajoie?

(JustPictures)
Peltonen arriva a Porrentry dopo avere preso in mano il Ginevra a stagione in corso, conducendo la squadra al terzo rango in classifica e poi sino alle semifinali, e conosce bene la National League anche per la precedente esperienza a Losanna. Con Samuel Tilkanen e Petteri Nummelin avrà inoltre uno staff molto orientato alla scuola finlandese.
Il primo compito sarà dare un’identità a una squadra che per troppe stagioni ha vissuto soprattutto di resistenza e disperazione: i 180 gol subiti non si ridurranno solamente con il mercato, ma attraverso un’organizzazione di squadra che permetta di restare compatti e competitivi più a lungo. Peltonen dovrà insomma cambiare le abitudini di un gruppo che da anni convive con sconfitte e lunghi periodi senza risultati. Restare dentro le partite dopo un episodio negativo, evitare che le difficoltà si trasformino in passività e ricostruire fiducia saranno passaggi importanti quanto gli aggiustamenti tattici.
2. Quale dovrà essere il profilo del sesto straniero?

L’arrivo del sesto straniero dovrebbe essere imminente, ma il vero interrogativo riguarda il suo profilo. Con Anttoni e Julius Honka a occupare due licenze in difesa, tutto porta a un quarto attaccante d’importazione. Dopo una stagione chiusa con appena 105 reti, il dato peggiore della lega, all’Ajoie non basta però un elemento che dia respiro alla rosa, ma serve un giocatore capace di andare a rinforzare il top six.
La composizione dei tre stranieri già presenti in attacco indica abbastanza chiaramente il profilo ideale. Nättinen è il finalizzatore più naturale, con 19 reti in 42 partite, mentre Turkulainen e Tanus sono due attaccanti piccoli, tecnici e portati soprattutto alla creazione. A completare il reparto servirebbe dunque un’ala potente e dal gioco diretto, capace di attaccare la porta, vincere duelli alle assi, recuperare dischi in forecheck e garantire presenza nello slot.
Un simile innesto valorizzerebbe la creatività di Tanus e Turkulainen, evitando al tempo stesso che tutto il peso realizzativo ricada su Nättinen. All’Ajoie servirebbe dunque qualcuno capace di avere un impatto immediato, con presenza fisica e una produzione adatta alla National League.
3. Chi diventerà il numero uno in porta?

(Andrea Branca | HSHS)
Le partenze degli esperti Ciaccio e Conz aprono a una nuova situazione tra i pali, pur considerando che anche nel passato campionato le gerarchie erano tutt’altro che definite. Keller ha chiuso l’ultima regular season con il 90.5% di parate, mentre Patenaude ha raggiunto il 91% ma in appena sette incontri. Entrambi possiedono potenziale, senza però avere ancora dimostrato di poter sostenere il ruolo di titolare per un’intera stagione.
Il ritorno di Tim Wolf porta esperienza e una soluzione affidabile, ma non rappresenta un numero uno indiscusso e probabilmente a Porrentruy si conta anche sullo svilupparsi di una certa concorrenza per favorire la crescita del reparto. Per una squadra destinata a concedere ancora molto in retrovia, l’incertezza nel ruolo resta però un rischio importante.
4. La rosa svizzera è finalmente competitiva?

L’Ajoie ha cercato di muovere le carte in tavola il più possibile in sede di mercato, e ha ingaggiato ben otto nuovi giocatori svizzeri di movimento. Gli arrivi di Smirnovs e Gerber rappresentano due rinforzi concreti: il primo è reduce da un Mondiale da nove punti, il secondo ha appena vinto il titolo con il Friborgo. Diem aggiunge affidabilità al centro, mentre Zgraggen, Kellenberger, Christe, Horak, e Martin aumentano le possibilità in difesa. Gli ultimi tre sono inoltre interessanti ingaggi in prospettiva, visto che tutti hanno appena 21 anni. La questione principale riguarda però il livello assoluto.
Nell’ultima stagione infatti solamente Mottet ha raggiunto i 20 punti tra gli attaccanti con licenza svizzera (Sopa si era fermato a 19), e il futuro dello stesso Mottet non è ancora definito. Certo in rosa ci sarà ancora Devos, che ora potrà giocare come svizzero, ma i nuovi innesti aumentano solidità ed esperienza senza però dare garanzie di produzione offensiva regolare. Per essere competitiva, la rosa svizzera dovrà fare più che accompagnare gli stranieri, dovrà reggere l’urto del confronto con gli avversari e produrre con maggiore continuità.
5. L’ultimo posto può finalmente essere evitato?

La rosa appare più completa e con giovani interessanti, e Peltonen offre nuovi stimoli al nuovo corso, ma cinque ultimi posti consecutivi non si cancellano con una sola estate. Il confronto con le concorrenti diretti – tra cui c’è l’Ambrì Piotta – non lascia spazio a chissà che ambizioni, e nonostante un budget vicino ai 16 milioni l’Ajoie continuerà a partire con risorse inferiori.
Evitare di perdere nuovamente terreno già nei primi mesi sarebbe il primo segnale concreto di crescita, mentre riuscire a lasciarsi finalmente alle spalle l’ultimo rango rappresenterebbe un risultato importante. Per riuscirci serviranno organizzazione tattica, una rosa in salute, continuità in porta e un rendimento costante degli stranieri: proprio gli elementi che negli ultimi anni sono mancati più spesso.

