
AMBRÌ – Si è concluso con una sconfitta al supplementare il cammino di preparazione dell’Ambrì Piotta in vista della stagione che è ormai alle porte. L’ultima amichevole ha permesso ai biancoblù di mettere ulteriore ritmo nelle gambe, ma soprattutto ha segnato l’esordio del neoarrivato William Worge Kreü.
Il difensore svedese è approdato da pochi giorni in Leventina per dare man forte alla squadra in attesa del rientro di Jesse Virtanen. Per lui, dunque, il primo assaggio di hockey svizzero e di una nuova realtà, in una parentesi che per ora avrà una durata definita ma che rappresenta anche un’importante occasione per mettersi alla prova.
“Sono stati un paio di giorni molto intensi e le cose sono andate molto velocemente”, ci ha spiegato il 26enne di Linköping. “Ho avuto un solo allenamento con la squadra ma in generale il gruppo è stato fantastico, sono stato accolto molto bene e ho da subito avuto un’ottima impressione. Sono molto contento di essere qui”.
Cosa puoi dirci di questa amichevole? Che impressione ti ha dato la squadra?
“Sulla partita, beh, penso che ci siano state diverse cose positive. Ovviamente c’è ancora del lavoro da fare, ma credo che questa sia una di quelle sfide che avremmo dovuto vincere. Abbiamo creato delle occasioni e forse avremmo dovuto essere più cinici nello sfruttarle. Così come avremmo potuto evitare diverse penalità inutili, ma nel complesso penso che abbiamo disputato una buona partita”.
Sei arrivato in una situazione particolare, sapendo già che il tuo contratto è legato al rientro di Virtanen. Come si affronta mentalmente un’esperienza sapendo che potrebbe avere una durata limitata?
“Questo è il mondo dell’hockey professionistico. Non sono poi situazioni così strane. Il mio obiettivo è semplicemente quello di essere pronto ogni giorno. Sono contento di essere qui e farò tutto il possibile per aiutare la squadra, sia durante le partite sia in allenamento. Voglio cercare di migliorare e di dare sempre il massimo per i ragazzi”.
L’Ambrì ha bisogno di ritrovare solidità difensiva e in questo senso sarai chiamato a ricoprire un ruolo di rilievo. Percepisci una certa pressione? A che livello ti senti in questo momento?
“Fisicamente mi sento molto bene e no, personalmente non sento alcun tipo di pressione. Ovunque abbia giocato c’è sempre stata pressione, ma fa parte del gioco. A 26 anni, sono abituato a gestirla. Anzi, penso che sia divertente giocare sotto pressione: significa che c’è qualcosa in palio e che i giochi contano per davvero. Altrimenti sarebbe piuttosto noioso”.
Sei un difensore fisico e molto orientato al gioco difensivo. Ti concentrerai soprattutto sulla semplicità nelle prime partite?
“Sì, mi definisco un difensore difensivo particolarmente orientato al gioco fisico. Cerco di giocare il più semplice e duro possibile, e di rendere la vita difficile agli avversari. Il mio compito è cercare di fermare le azioni e, soprattutto, permettere alla squadra di ripartire nel modo migliore possibile”.
Hai giocato in Svezia, Finlandia e Germania e nell’ultimo anno hai cambiato squadra più volte. Quanto ti ha fatto crescere, come giocatore e come persona, questa capacità di adattarti a contesti diversi?
“Quando mi sono spostato in Germania, nella DEL, ho dovuto imparare una nuova cultura e adattarmi a una realtà completamente diversa. Per questo venire qui non è qualcosa di particolarmente nuovo per me. È una situazione che ho già vissuto e che saprò gestire al meglio. Nonostante abbia svolto solamente un allenamento, mi sembra già di conoscere gran parte dei ragazzi. Come dicevo sono tutti davvero fantastici e anche la cultura della squadra è qualcosa che mi ha colpito. Inoltre sono un ragazzo che si adatta rapidamente ai nuovi contesti, dunque non vedo problemi in questo senso”.
Hai già avuto modo di parlare con Tapola, che cosa ti ha chiesto e che tipo di hockey vuole vedere da te?
“È stato piuttosto chiaro. Vuole soprattutto che garantisca una buona tenuta difensiva, che sia solido contro gli avversari e che sia forte nelle situazioni davanti alla porta. Tutte caratteristiche che mi appartengono”.
E personalmente, cosa vorresti dimostrare in questi tre mesi ad Ambrì?
“Più o meno le stesse cose: scendere in pista e giocare duro, essere affidabile e solido dal punto di vista difensivo. Voglio fare tutto quello che posso per aiutare la squadra e giocare il più possibile un hockey pulito”.


