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Il Lugano riparte con molte certezze e più qualità, l’obiettivo è salire un altro scalino

Gli innesti stranieri promettono più qualità rispetto alla scorsa stagione e la rosa sembra attrezzata per una regular season tra le prime sei posizioni. Il postseason sarà il vero test per il prossimo passo in avanti dei bianconeri

L’inizio della stagione 2026/27 di NLA si sta avvicinando a grandi passi, ed anche quest’anno HSHS vi darà una completa panoramica di tutte le squadre che compongono il massimo campionato svizzero.

Giorno dopo giorno troverete sulle nostre pagine commenti e analisi dei vari club, a cui abbiamo aggiunto un nostro pronostico di posizione in classifica al termine della regular season.


LUGANO

La rosa 2026/27

PORTIERI
Alessio Beglieri, Niklas Schlegel, Joren van Pottelberghe

DIFENSORI
David Aebischer, Santeri Alatalo, Harijs Cjunskis, Carl Dahlström (🇸🇪), Enzo Guebey, Mirco Müller, Jesper Peltonen, Lassi Thomson (🇫🇮), Enea Togni, Brian Zanetti

ATTACCANTI
Alessio Bertaggia, Lorenzo Canonica, Luca Fazzini, Cyrill Henry, Jere Innala (🇫🇮), Rasmus Kupari (🇫🇮), Olle Lycksell (🇸🇪), Giovanni Morini, Daniel Olsson, Aleksi Peltonen, Zach Sanford (🇺🇸), Nick Shore (🇨🇦), Dario Simion, Ramon Tanner, Calvin Thürkauf, Marco Zanetti


Fare bene nel campionato di National League, in conformità al potenziale e agli obiettivi, di per sé è già un compito difficile. Il campionato svizzero non aspetta nessuno, ogni anno le concorrenti per titolo e playoff alzano l’asticella, sempre più società cerano di entrare nel gruppo delle elette.

Quello che ha fatto il Lugano in un’estate, passare dalle macerie lasciate da una stagione disgraziata ad ogni livello e portare la squadra fino alla qualificazione diretta ai playoff – sfiorando pure le prime quattro se non tre posizioni – è qualcosa di eccezionale, soprattutto se si pensa a cosa si siano trovati di fronte Tomas Mitell e Stefan Hedlund, dopo che Janick Steinmann aveva già toccato con mano in primavera.

Ripetersi con l’obiettivo di salire uno scalino nei playoff è un terzo scalino altrettanto duro da salire. Vuoi per le aspettative, per una concorrenza che conosce la squadra e anche perché per certi risultati occorre avere dalla propria parte pure la mano benevola della Dea Bendata. Di certo per il Lugano questa è stata un’estate di preparazione molto diversa, lo staff tecnico invece di dover ricostruire ogni minimo pezzo (dai fattori sportivi a quelli psicologici, passando per la coesione del gruppo) ha potuto “semplicemente” consolidare delle basi già conosciute, migliorare quanto di buono e di sbagliato si è fatto e inserire i nuovi giocatori in un gruppo sano e preparato.

Pure il lavoro di Janick Steinmann, nonostante quello del GM sia particolarmente impegnativo tra primavera e preseason, è risultato sicuramente più leggero. Il direttore sportivo dei bianconeri ha impiegato il suo tempo cercando di completare una squadra che necessitava di qualche pedina di ricambio e qualcun’altra a riempire dei posti vacanti per migliorare la squadra e lo staff sia in maniera individuale che di gruppo.

In tutto questo Mitell si ritrova con una squadra più profonda, più giovane e sulla carta sicuramente più performante – soprattutto alla voce stranieri – con uno staff che ha visto l’arrivo di Jordy Murray dalla NCAA a prendere il posto di Paolo Morini.

Il Lugano che si appresta al debutto contro il Ginevra martedì 15 settembre ha sicuramente tutte le carte in regola per ripetere quanto di buono fatto la scorsa stagione, con il vantaggio di non dover più assimilare un sistema di gioco, puntando per ciò a un inizio di regular season meno tribolato di un anno fa e che ha fatto spendere moltissime energie ai bianconeri durante l’autunno.

Il salto in più da fare sarà nei playoff, obiettivo da raggiungere possibilmente tra le prime sei posizioni, una tappa sicuramente raggiungibile ma non scontata per la qualità delle concorrenti, cercando di “vendicare” l’amara uscita in sole quattro partite della scorsa primavera.


ARRIVI
Daniel Olsson (F, ZSC Lions)
Enzo Guebey (D, Davos)
Jere Innala (F, Frölunda)
Harijs Cjunskis (D, Brooks Bandits)
Olle Lycksell (F, Belleville Senators)
Lassi Thomson (D, Belleville Senators)
Nick Shore (F, Linköping HC)

PARTENZE
Samuel Guerra (D, Zugo)
Nick Meile (D, Visp)
Mike Sgarbossa (F, Rapperswil)
Brendan Perlini (F, ???)
Jiri Sekac (F, Sparta Praga)
Curtis Valk (F, Schwenninger Wild Wings)
Jakob Lee (F, ???)
Roberts Cjunskis (F, ???)
Stephane Patry (F, Visp)
Connor Carrick (D, ???)
Einar Emanuelsson (F, SaiPa)

STRANIERI
Calle Dahlström (D, 🇸🇪)
Lassi Thomson (D, 🇫🇮)
Rasmus Kupari (F, 🇫🇮)
Jere Innala (F, 🇫🇮)
Zach Sanford (F, 🇺🇸)
Olle Lycksell (F, 🇸🇪)
Nick Shore (F, 🇺🇸)


Per fare questo passo in più dopo aver consolidato uno stile di gioco e una filosofia che ha coinvolto tutto il gruppo, è chiaro che i miglioramenti debbano venire dalla rosa, intesa come qualità tecnica. Il Lugano della scorsa stagione aveva principalmente due caselle che invocavano cambiamenti, ossia quelle occupate da Brendan Perlini e Jiri Sekac.

Il primo è stato sostanzialmente una scommessa persa quasi annunciata, per il secondo si trattava di capire se con uno staff nuovo avrebbe ritrovato almeno una regolarità di rendimento. L’esperimento è fallito sotto gli occhi di tutti, e già all’arrivo di Einar Emanuelsson è stato chiaro che le gerarchie sarebbero cambiate molto facilmente.

Oggi per sopperire a un rendimento offensivo indispensabile dal pacchetto stranieri, sono arrivati Olle Lycksell e Jere Innala, giocatori diversi per stile ma sulla carta capaci di dare il meglio in attacco e giunti oltretutto nel pieno dell’età agonistica.

Lycksell si è già imposto nel preseason come un intelligente attaccante two way, instancabile e sempre a favore dei compagni, mentre Innala è conosciuto soprattutto per le sue doti da sniper e agile pattinatore, a lui andrà trovato il giusto collocamento per far rendere un istinto offensivo potenzialmente altissimo da sfruttare finalmente anche come tiratore destro in un powerplay che è rimasto il tallone d’Achille in questa squadra.

Fuori dai piani futuri anche i vari Roberts Cjunskis e Jakob Lee, da Zurigo è arrivato l’interessante attaccante danese di licenza svizzera Daniel Olsson, attaccante potente e muscolare reduce da una buona stagione in Swiss League che andrà a rimpolpare la concorrenza tra i giovani assieme a Cyrill Henry.

L’ultimo movimento in chiave offensiva è quello riguardante Nick Shore, centro con alle spalle già esperienza in Svizzera (con il titolo vinto a Zugo) e che potrebbe dare a Mitell diverse opzioni di line up, per ora con un contratto valido fino a fine ottobre.

Proprio l’ingaggio di Shore – se verrà confermato per il resto della stagione – offre la possibilità allo staff tecnico di variare lo schieramento degli stranieri e di coprire quel buco alla voce delle ali svizzere da prime tre linee, potendo sfruttare le capacità di Kupari o Lycksell di giostrare in entrambi i ruoli.

Sarà interessante capire, dopo un preseason con poche indicazioni chiare, come verrà schierato il Lugano “tipo”, per il quale vin da pensare che solo il collaudatissimo quarto blocco e probabilmente il primo composto da Fazzini, Sanford e Canonica saranno quelli confermati dalla passata stagione, in attesa pure del rientro di Dario Simion, destinato a saltare probabilmente almeno le sfide di inizio campionato.

Pochi i movimenti in un reparto difensivo che sul piano della stabilità non necessitava di grandi correttivi, e con l’ingaggio interessante di Enzo Guebey (anche per l’età e il ricambio in chiave futura) si trattava quasi esclusivamente di trovare un difensore offensivo in sostituzione di Connor Carrick.

Lo statunitense, nonostante l’anno di contratto ancora in essere, non ha convinto lo staff tecnico soprattutto per l’irregolarità di rendimento e un powerplay in cui non ha saputo prendere in mano il ruolo da blue liner. In sostituzione è arrivato Lassi Thomson, giocatore dalle spiccate doti di “gestore” della linea blu e capace di veloci incursioni offensive, nonché dotato di un tiro potente e improvviso ma anche di carattere. Da lui in special modo ci si aspetta un salto di qualità del powerplay.

A fare concorrenza è rientrato dal Nord America il giovane Harijs Cjunskis, il quale andrà a mettere concorrenza a un reparto folto e ricco di qualità, che la scorsa stagione si era imposto come uno dei più performanti del campionato.



La scorsa primavera qualche dito era stato puntato verso Niklas Schlegel, incapace di “rubare” una partita nei quarti di finale contro lo ZSC. È vero, il numero 34 non ha avuto il rendimento che ci si attende da un portiere top, ma bisogna fare i conti con la realtà, la quale dice che Schlegel non è ancora un top del campionato.

Certo, anche a lui sta crescere nel postseason, parte della stagione di cui ancora oggi ha paradossalmente pochissima esperienza, ma non va dimenticato che se il Lugano è arrivato dove è arrivato in regular season è anche grazie a lui e al grandissimo rendimento avuto per almeno sei mesi.

Merito anche del lavoro di Antti Ore, che ha recuperato sul piano psicologico un portiere che rischiava di perdersi dopo stagioni passate tra infermeria e deludenti panchine. Con le dovute proporzioni lo stesso discorso vale anche per Joren van Pottelberghe, fermo praticamente da quasi due stagioni, l’ex nazionale svizzero è stato recuperato in maniera tale da potersi fidare ciecamente nella rotazione periodica con Schlegel, anche se l’inizio di campionato non prometteva bene.

La coppia di portieri ad oggi è valida, difficile capire se nei playoff ci si potrà attendere un livello vicino ai top svizzeri da parte di Schlegel, ma anche per lui vale il discorso di un passo alla volta, e per portare avanti una regular season ambiziosa per il momento è su livelli eccellenti.

Il Lugano riparte con molte più certezze che dubbi, certo, riportare tutto sul ghiaccio è una storia diversa, ma staff tecnico e direzione sportiva tra coerenza nelle scelte e capacità di decisioni anche dure ma in favore del gruppo, si sono guadagnati la fiducia prima di tutto dei giocatori, e poi di società e ambiente.

Soprattutto Janick Steinmann, aldilà di scelte tecniche che possono essere giuste o sbagliate, si è sempre mosso secondo il suo credo, mostrando attaccamento (ricordate i playout contro l’Ajoie?), passione e voglia di migliorare sé stesso e chi lo circonda. Forse è un caso, ma da un anno tante cose sono migliorate nel club, non solo sul piano sportivo ma anche su quello della comunicazione, più attuale, precisa e meno dedita a uscite fuori dalle righe.

Tornando all’aspetto sportivo, è facile cogliere la prima impressione da questo Lugano, una squadra che riparte da basi solide e che ha fatto del suo meglio per riparare quelle crepe che ne avevano abbassato il potenziale tecnico e offensivo.

La squadra a disposizione di Mitell è più completa, più giovane e di talento rispetto a un anno fa, e l’inseguimento degli obiettivi dichiarati è sicuramente possibile. Una regular season più tranquilla è ciò che ci si aspetta da una squadra formata e con la sua identità, anche se la lotta per le prime sei posizioni resta una bolgia incerta fino all’ultima giornata.

Ma la vera cartina tornasole saranno i playoff, vincere i primi incontri nei quarti di finale come scalino per raggiungere poi il turno successivo, questo farà del Lugano una mina vagante nella corsa al titolo. Uno scalino alla volta, con coscienza e umiltà, per tornare a sognare e non solo fantasticare.


MIGLIOR INNESTO

Lassi Thomson: Per ruolo e attese quello del finlandese sembra l’ingaggio più importante dei bianconeri di questa stagione. Ricopre una posizione fondamentale che deve alzare il livello del gioco sia a cinque contro cinque che soprattutto in powerplay dopo diversi predecessori che hanno deluso. L’ex Ottawa sembra avere le caratteristiche giuste per essere finalmente l’uomo in più.

ADDIO DOLOROSO

Einar Emanuelsson: Le partenze dalla Cornèr Arena non hanno lasciato un gran segno, ma quella di Einar Emanuelsson ha sicuramente il suo peso. Arrivato in corsa, lo svedese si è inserito alla grande, portando energia a profusione e intelligenza tattica migliorando ogni blocco in cui ha giocato. Come jolly ha mostrato la differenza che c’è ancora tra le terze linee svizzere e quelle svedesi.

FATTORE X

I playoff: Inutile girarci intorno, se i bianconeri hanno tutti i mezzi per ripetere la scorsa regular season e entrare nelle prime sei, saranno i playoff a dire se la stagione sarà riuscita. Lo 0-4 subito dai Lions fa ancora male perché anche ingiusto alla luce delle prestazioni, ma lì i bianconeri dovranno crescere soprattutto tatticamente anche a livello individuale.


La classifica di HSHS

1. ZSC LIONS
2. GINEVRA
3. LOSANNA
4. DAVOS
5. FRIBORGO
6. LUGANO
7. BERNA
8. ZUGO
9. RAPPERSWIL
10. BIENNE

11. LANGNAU
12. KLOTEN
13. AMBRÌ PIOTTA
14. AJOIE

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