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5 spunti da Lugano: MythBuster, lo sbuffo del toro, difensore invisibile, fuori in 60 minuti

Dopo ogni weekend di campionato HSHS vi proporrà una rubrica “semiseria” dedicata agli ultimi impegni di Ambrì Piotta e Lugano, da cui abbiamo tratto una serie di spunti che vi lasciamo di seguito.

Verranno selezionati cinque episodi o fatti interessanti che hanno caratterizzato i match delle squadre ticinesi, a volte con l’obiettivo di analizzare quando successo sul ghiaccio, altri semplicemente per strapparvi un sorriso!


uno Lo sbuffo del toro

Uno degli uomini più in forma del Lugano delle ultime settimane è quel Reto Suri che per quattro mesi abbondanti ha litigato con il disco a quasi ogni partita. Dall’arrivo del coach Serge Pelletier il numero 9 ha cominciato a migliorare di partita in partita, tanto da mettere a segno 5 gol e 4 assist nelle ultime 10 partite, quelle in cui la squadra ha raccolto la bellezza di 21 punti.

L’ultima sfortunata uscita a Bienne è stata caratterizzata dalla sua purtroppo per i bianconeri inutile doppietta, ma la maniera con cui si è mosso e ha trascinato i suoi ha ricordato finalmente quelle prestazioni che di solito metteva in pista con la maglia dello Zugo. Sarà che ha visto il rosso della casacca dei seeländer?

due Il difensore invisibile

(PPR/Anthony Anex)

La legge dell’ex, si sa, è qualcosa di radicato e che spesso fa le sue vittime illustri. Il Lugano ha pagato dazio in quel di Bienne con la doppietta di Damien Brunner, ma sulla prima rete del numero 96 la legge si è appellata probabilmente anche a qualcosa di mistico. Improvvisamente un tiro di Vauclair batte Hiller, si stampa sul palo e rimbalza fino a centro pista in linea verticale fino al bastone di Brunner, come un assist al bacio dalle retrovie.

Inutile dire che soli contro Zurkirchen sia l’ex NHL che Cunti si sono divertiti a passarsi il disco prima di infilarlo in rete, ma è stato un po’ troppo facile applicare la legge in questa maniera.

tre The MythBuster

Qualche anno fa spopolava sui canali americani la trasmissione in cui due strani “scienziati” applicavano le loro materie su miti da sfatare. Certo, nell’hockey di scientifico c’è poco, ma qualche mito è sempre destinato a cadere, non tanto come personaggio sportivo, ma come credenza degli stessi.

Serge Pelletier ha infatti affermato che “la classifica la guardano tutti, giocatori e allenatori”, in barba a chi afferma sempre di non farci mai caso. L’allenatore di Montréal non affida sicuramente il suo destino passivamente alla classifica, ma intanto ha già sfatato un mito.

Nelle prossime settimane scopriremo se un altro dovrà cadere, quello che vuole il derby ticinese essere “una partita come le altre”. Secondo noi non lo è assolutamente, men che meno i due che si stagliano all’orizzonte proprio prima del postseason. Pelletier che ne dice?

quattro Ambizioni e traguardi, 50 anni dopo

Alfio Molina, inserito venerdì scorso nella Hall of Fame bianconera, ha ricordato i suoi esordi con la maglia del Lugano, passato velocemente dalle giovanili alla prima squadra all’età di 16 anni. Era il 1964, il Lugano di Elwyn Friedrich era appena stato promosso in LNB e il giovane Molina forse non si immaginava ancora la carriera che aveva davanti.

Salto avanti di 50 anni, un giovane Elvis Merzlikins viene fatto debuttare da Patrick Fischer a Losanna, da lì in poi la sua carriera è un continuo crescendo. Se ai tempi di Molina l’hockey svizzero era considerato minimamente a livello internazionale, per il numero 1 bianconero aver partecipato vari mondiali e ai Giochi Olimpici con la maglia della nazionale è stato il massimo traguardo nonostante delle capacità di valore mondiale.

Oggi invece un altro giovane portiere uscito dalle giovanili bianconere è sul massimo palcoscenico mondiale a fare faville con la maglia dei Columbus Blue Jackets, con i quali ha appena incamerato la sesta vittoria consecutiva. Chissà ad epoche invertite come sarebbe potuta andare…

cinque Fuori in 60 minuti

Nel suo rapido passaggio sulla panchina del Lugano nel periodo gennaio – marzo del 2009, l’allenatore finlandese Hannu Virta era diventato famoso per aver portato all’overtime o ai rigori la propria squadra per cinque volte su dieci in regular season e quattro volte nelle sette sfide di playoff contro il Davos.

Oggi, in mano dapprima a Sami Kapanen e poi a Serge Pelletier, il Lugano è la squadra che ha giocato meno prolungamenti di tutto il campionato, con le uniche sette volte capitate solo al tecnico finlandese. Pelletier invece nelle sue fin qui 13 partite alla guida dei bianconeri è sempre rimasto fedele alla sua idea di fare tutto il più velocemente possibile per incamerare punti, finendo sempre le partite alla terza sirena. Su, che qui mica si perde tempo la sera tardi.

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