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Lugano

Un Lugano decimato crolla alla Resega sotto i colpi degli ZSC Lions

LUGANO – ZSC LIONS

2-5

(0-3, 0-1, 2-1)

Reti: 8’24 Blidenbacher (Suter, Thoresen) 0-1, 14’01 Cunti (Nilsson, Baltisberger) 0-2, 19’02 Suter (Seger, Guerra) 0-3, 22’18 Kenins (Pestoni, Schäppi) 0-4, 47’10 Hofmann (Zackrisson, Fazzini) 1-4, 57’24 Cunti (Rundblad, Baltisberger) 1-5, 58’18 Gardner (Martensson, Brunner) 2-5

Note: Resega, 5’710 spettatori. Arbitri Kurmann, Mandioni; Castelli Rebetez
Penalità: Lugano 3×2′, ZSC Lions 5×2′

LUGANO – Ci sono serate in cui è difficile cercare di fare un’analisi chiara di ciò che avviene in pista, in cui è quasi impossibile valutare quanto ci sia di “male” e quanto ci sia di “conseguenza” di alcuni fattori.

Per spiegarci meglio, andando subito al sodo: in quali proporzioni la prestazione del  Lugano contro gli ZSC Lions è stata influenzata da infortuni, limiti strutturali e tecnici e infine dalla forza dell’avversario? Per equilibrare le cose possiamo sicuramente dire che i tre fattori si spalmano con un 1/3 a testa sulla torta amarissima di questo martedì sera.

I bianconeri, è innegabile, non possono fare a meno dei loro due migliori difensori, ossia Furrer e Ulmer, figuriamoci se a questi si aggiungono Wilson e Hirschi, costringendo lo staff tecnico a costruire un reparto difensivo che definire precario (con tutto il rispetto per i componenti) è un eufemismo.

In pratica il Lugano, che già faticava a costruire azioni di rilancio e a rendere la transizione fluida con una difesa quasi completa, in queste condizioni si è trovato a giocare con un reparto arretrato di puro contenimento, ma nel gruppo il solo Chiesa, un buon Ronchetti e un diligente Riva (a cui non sono chiesti miracoli) hanno raggiunto la sufficienza, con gli ultimi due costretti a giocare con minutaggi e situazioni in cui non erano abituati in questa stagione. Shedden ha così preferito riproporre Sondell, che se già non è evidentemente a suo agio in questo ambiente, non è giocando una partita al mese che può garantirsi un livello sufficiente per entrare in corsa in queste situazioni.

Chiuso il discorso sulla precarietà difensiva, i bianconeri hanno ritrovato Hofmann di rientro dal week end di riposo, ma hanno dovuto fare a meno anche di Bürgler e Bertaggia, infortunatisi uno a Berna e l’altro in allenamento.

Linee rimaneggiate anche in avanti, fuori Lapierre e dentro un abulico Zackrisson, pasticcione per 50′ fino a quel bel lavoro preparatorio per la rete di Hofmann, ma anche il numero 19 non sembra trovare gli spunti per reagire a un periodo difficile. Certo, anche per lui non è evidente giocare praticamente una partita su tre e ritrovare le sensazioni migliori giocando all’ala, ma nemmeno “Zacke” sembra voler far cambiare idea in maniera clamorosa allo staff tecnico sbagliando le cose più banali, ala o centro che giochi.

E allora veniamo all’avversario, una squadra incredibile quella dei Lions, che gioca a memoria e occhi chiusi, ma che sul suo cammino ha trovato anche un avversario in difficoltà di effettivi, che dopo un inizio incoraggiante si è via via persa in confusione e in preoccupanti periodi di scoramento.

Certo che quando le cose vanno male anche per cause proprie la fortuna non aiuta molto, come sul primo gol di Cunti o su certi dischi che di entrare alle spalle di Schlegel non volevano saperne, ma forse con un po’ di combattività in più alle assi e con un atteggiamento da “primo non prenderle” che in una sera come questa sarebbe stato più che giustificato, le cose sarebbero potute andare un pochino meglio. Col passare dei minuti infatti, i bianconeri hanno perso mordente, lasciando spesso che i Lions arrivassero primi sui dischi con fin troppa facilità, dando persino l’impressione che Nilsson e compagni potessero fare dei padroni di casa ciò che volevano.

Confusione, mancanza di fisicità, di punti di riferimento e troppa fretta nel voler eseguire piccoli passi che erano da dosare con maggior prudenza, queste le cose che hanno tradito il Lugano.

Diciamocelo, i Lions contro dei bianconeri ridotti così all’osso rimanevano stra-favoriti per la vittoria, ma è proprio in queste situazioni che ci si aspetta di vedere maggior convinzione, rabbia e quella voglia di rompere le scatole a qualsiasi portatore del disco ti passi in un raggio di 4 metri.

A questo Lugano non si potevano chiedere miracoli, ma lo staff tecnico stavolta non ha saputo trovare le risposte per proporre una gara tutta grinta e gruppo come alla Postfinance Arena – dove il Berna ha dovuto sudare non sette, ma ben otto camicie per venirne a capo – perché aldilà delle difficoltà che sono un dato di fatto, è sembrato che i Lions per lunghi tratti trovassero fin troppa vita facile.

Tornando all’aspetto iniziale dei meriti e demeriti di questo Lugano, sono certamente da distribuire con equilibrio, senza esasperazione ma con legittime preoccupazioni, rivolte allo stato mentale dei giocatori, alla loro preparazione fisica (leggasi: infortuni muscolari) e ai punti di riferimento che trovano dalla guida tecnica.

Come per dire: giusto sottolineare gli infortuni e quindi le difficoltà nell’allestire una squadra e trovare continuità di gioco, ma spesso tutti i fattori sono legati uno con l’altro come una catena.

fattore2UNA DIFFERENZA ABISSALE: I Lions avevano già battuto i bianconeri nonostante in quelle occasioni presentassero anche loro assenze molto importanti, ma hanno saputo sempre dimostrare il loro valore e la loro forza impressionante.

Il Lugano non può permettersi di avere fuori alcuni giocatori importanti, figurarsi con questa ecatombe di infortuni, se poi anche chi è in pista non riesce a dare continuità e grinta per 60′, allora c’è poco da fare.

La squadra di Walsson per lunghi tratti ha passaggiato nel terzo dei bianconeri, con tutta una rete di passaggi volanti da fare ammattire chiunque. Veramente troppo ZSC per questo Lugano.

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