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Miglior partenza di sempre per gli Avs, imbattuti dopo 4 incontri

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Meglio di così non poteva partire l’avventura di Patrick Roy in qualità di head coach. Questo è il minimo che si possa dire sull’avvio di campionato dei Colorado Avalanche e del loro focoso allenatore esordiente. Lo dice la storia – mai finora la franchigia era riuscita nell’impresa di vincere più di due partite di fila ad inizio stagione da dopo il trasferimento a Denver – e lo dicono le statistiche.

Primo posto nella classifica dell’intera lega in coabitazione con i San Jose Sharks dell’estroverso Thornton ed imbattuti dopo quattro partite con una differenza reti di +10. È possibile che una squadra arrivata penultima nell’ultima stagione abbia potuto trasformarsi così tanto in una sola estate? La risposta è sì.

Al di là delle mere statistiche sono il gioco e l’attitudine dell’intera organizzazione a convincere. I giocatori, spesso in passato confusi e privi di mordente, scendono ora sul ghiaccio con il coltello tra i denti, concentrati dal primo all’ultimo minuto, pronti a “spremersi” e per nulla intimoriti dall’avversario di giornata, qualunque esso sia.

Merito di Patrick Roy? Probabilmente sì. Il coach pare aver instillato nella squadra la propria indole da lottatore (basti vedere il siparietto al termine della partita contro i Ducks), ma è stato anche in grado di migliorare molteplici aspetti che la scorsa stagione lasciavano a desiderare.

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In attacco le 4 linee sono disegnate con sapiente mano. Il primo terzetto formato da O’ReillyDucheneDownie assicura una combinazione di classe e lavoro duro (ad immagine di un Downie che giovedì sera ha steso un certo Zdeno Chara con un check), il secondo con LandeskogStastnyTanguay sta ancora cercando la migliore chimica ma porta sul ghiaccio un’energia straordinaria.

Ma l’arma in fase offensiva è un bottom six protagonista ed assolutamente all’altezza quanto il top six. La terza linea potrebbe essere tranquillamente una seconda con McGinnMacKinnonParenteau che stanno contribuendo in maniera importante in fase di realizzazione. E la quarta linea? Lavoro duro e contenimento, ma grazie al lusso di avere un centro come Mitchell può permettersi di offrire qualche spunto degno di nota anche in attacco.

Il gioco di transizione tra difesa ed attacco, in passato disatroso, è diventato veloce ed efficace. I giocatori entrano decisi nel terzo offensivo anche se ancora non puntano sempre con decisione alla porta. I punti interrogativi ad inizio stagione però non concernevano l’attacco, bensì erano altri due: la difesa ed i portieri. Punti interrogativi che per il momento si sono magicamente tramutati in punti esclamativi. Basta guardare le statistiche: la difesa ha subito la miseria di 3 reti in quattro partite con un allucinante 100% di riuscita in box-play!

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Insomma ogni difensore fa il suo dovere, anche con giocatori sconosciuti o quasi giunti in estate (Benoit, Guenin) o dati per bolliti (Sarich). Il motivo di questa riuscita, oltre ad un sistema difensivo generale che porta gli attaccanti ad operare un forechecking aggressivo, è la semplicità e la rapidità con la quale si interviene nel terzo difensivo. Il mantra di Roy in questo senso sembrerebbe chiaro: keep it simple.

Capitolo portieri: Semyon Varlamov ha tenuto in piedi la squadra nelle prime tre partite tanto quanto quel vecchio volpone che risponde al nome di Jean-Sebastien Giguere l’ha sostenuta nella vittoria di giovedì notte a Boston, addirittura conseguita con uno shutout. Per ora il tandem di portieri sta mostrando un rendimento all’altezza, ma solo le prossime partite ci diranno se effettivamente (soprattutto il cerbero russo) abbia raggiunto la costanza necessaria, suo tallone d’Achille in passato.

La stagione è ancora lunga, lunghissima (78 partite) e di certo arriveranno tempi peggiori, ma per chi ha dovuto osservare per troppo tempo la squadra allenata da Joe Sacco, una squadra passiva senza né idee né grinta, di certo questo avvio di campionato è un toccasana per occhi e morale. La differenza rispetto alle scorse stagioni è lì sotto il naso di tutti. Poco importa se alcune partite verranno perse, se gli Avalanche continueranno ad esprimere questo hockey di sicuro i tifosi guarderanno delle partite totalmente diverse e (finalmente lo si può dire) divertenti da vedere!

Studente universitario in Scienze della Comunicazione all'USI, segue giornalmente lo sport a 360°. Si occupa principalmente delle interviste, seguendo da vicino l'Ambrì Piotta.

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