
ZURIGO – Kevin Fiala, malgrado il suo infortunio, è a Zurigo per sostenere la Nazionale e si è messo a disposizione dei media.
“Ora sto meglio, ho sperato sino all’ultimo di poter dare manforte sul ghiaccio ai miei compagni. Ho lavorato tanto per questo, era il mio obiettivo, ma purtroppo non è andata bene”, ha affermato l’attaccante dei Los Angeles Kings.
Quanto è stato duro accettare quanto successo alle Olimpiadi?
“È stato molto duro, è sempre così quanti ti infortuni. È brutto non poter più aiutare la squadra e dover ricoprire il ruolo di spettatore. Ho iniziato subito a guardare avanti al termine dei giochi olimpici. Il mio obiettivo era di disputare il Mondiale. Non ci sono riuscito e questo è un po’ un passo indietro a livello mentale. Ora cerco comunque di godermi i campionati del mondo e di aiutare la squadra in un altro modo”.
Sino a settimana scorsa hai sperato di poter scendere in pista. È stata una decisione presa dai Los Angeles Kings?
“Non voglio entrare troppo nei dettagli, ma alla fine è la decisione migliore. È difficile da accettare, ero molto vicino a poter giocare. Se fosse stato chiaro da tempo che sarebbe stato impossibile essere pronto, sarebbe stato più semplice accettare ciò. Lo scorso martedì ero ancora sul ghiaccio, ero davvero a un pelo dal poter disputare il Mondiale. Quindi ora mi sento un po’ come se fossi passato da 100 a zero. È un sogno che è scoppiato, ma è così, ora devo ricominciare a rigonfiare il palloncino contenente il prossimo obiettivo”.
Sei comunque arrivato qui a Zurigo…
“Mercoledì il dottore mi ha dato il nullaosta per volare, ho preso i biglietti aerei al mattino e alla sera siamo partiti con tutta la famiglia. Non pernottiamo però nello stesso hotel della Nazionale, ma in uno non troppo distante”.
Qual è il tuo ruolo?
“Supporto i compagni, come Siegenthaler e Glauser. Siamo tutti sulla stessa barca. Anche per loro è difficile, era pure il loro sogno. Cerchiamo di portare vibrazioni positive. Il team viene prima di tutto, la questione non è quella del “povero me”. Io sono qui per sostenere l’ambiente e sono felice di essere presente al servizio dei compagni, portare la mia energia e il mio amore nei loro confronti. Poi onestamente non so nemmeno se ne abbiano bisogno, ma io do il massimo”.
Nella tua vita hai già avuto dei brutti periodi, anche a livello personale e non solo sportivo. È più facile dunque accettare quanto accaduto?
“È sempre difficile, è umano essere con il morale a terra, ma è importante accettarlo e non essere al tappeto per mesi, anche perché ho due figli. A loro non interessa ciò, non gliene frega nemmeno quando segno”.
Pensi che la Svizzera possa andare sino in fondo e vincere finalmente l’oro?
“Credo di sì, ma è ancora una lunga via. Fare queste domande è il lavoro di un giornalista, ma noi giocatori ci concentriamo giorno dopo giorno, senza guardare troppo in avanti”.
Qual è l’avversario più temibile a tuo avviso?
“Non lo so, onestamente mi concentro sulla nostra Nazionale senza guardare troppo alla concorrenza”.

