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National League

Le cinque domande dell’estate per lo Zugo: verso il rilancio con una stabilità da ritrovare

Dopo una stagione sotto le attese, i tori ripartono tra cambiamenti ai vertici, mercato ancora in evoluzione e un ricambio generazionale da completare per tornare stabilmente tra le grandi della National League

(PostFinance/KEYSTONE/Christian Merz)

Per lo Zugo l’estate è arrivata dopo una stagione complicata. I tori hanno chiuso la scorsa regular season solamente all’ottavo posto con 75 punti, passando dai play-in prima di arrendersi nuovamente al Davos nei quarti, stavolta con un chiaro 4-1 nella serie. La semifinale raggiunta in CHL ha confermato il potenziale, ma in campionato sono venute meno continuità, solidità e anche identità.

Il club riparte ora da cambiamenti importanti, sul ghiaccio ma soprattutto ai vertici della società. Nelle scorse settimane, nel giro di pochi sono infatti terminati i lunghi cicli del DS Reto Kläy e del CEO Patrick Lengwiler, sostituiti rispettivamente da Ted Suihkonen e Paolo Duca. Nonostante questa scossa di assestamento il clima resta agitato, e persino la posizione del nuovo allenatore Lauri Marjamäki è finita al centro delle indiscrezioni. Ecco i principali quesiti in vista dell’annata 2026/27.

1. Marjamäki inizierà davvero la stagione sulla panchina dello Zugo?

Il finlandese è stato ingaggiato solamente a fine aprile con un contratto sino al 2028, ma il terremoto societario ha già sollevato interrogativi sulla sua posizione. Marjamäki era stato scelto da una dirigenza nel frattempo ridisegnata, e alcune indiscrezioni hanno addirittura evocato una possibile separazione ancor prima che il suo lavoro possa effettivamente iniziare. Sino a prova contraria il finlandese resta ovviamente l’head coach dello Zugo, ma un cambiamento in queste settimane porterebbe ad uno scenario singolare. Prima ancora di parlare di sistema e identità, bisognerà capire se il tecnico godrà davvero della piena fiducia della nuova struttura societaria.

2. Duca e Suihkonen riusciranno a riportare rapidamente stabilità?

Gli addii di Kläy e Lengwiler hanno chiuso bruscamente l’epoca più vincente della storia del club. Duca assume la responsabilità complessiva della società nel ruolo di CEO, mentre Suihkonen dovrà occuparsi della direzione sportiva e di un mercato costruito in larga parte dal suo predecessore. Le risorse e le strutture a Zugo restano di altissimo livello, ma ora serviranno chiarezza nelle competenze e una linea comune. Il primo risultato da ottenere sarà ricostruire compattezza attorno alla squadra, evitando che il terremoto estivo continui a produrre conseguenze sul ghiaccio.

3. Il mercato dello Zugo è davvero terminato?

La rosa presenta già sei stranieri – Bengtsson, Sklenicka, Wingerli, Kovar, Kubalik e Tatar – ma le indiscrezioni più recenti suggeriscono che il lavoro non sia concluso. Cameron Hughes sarebbe un obiettivo concreto per l’attacco, mentre il club starebbe valutando anche l’ingaggio di un difensore offensivo per alleggerire il peso su Bengtsson oppure ridisegnare il reparto. Sul fronte svizzero resta aperta la pista Vinzenz Rohrer, anche se la sua situazione dipende dai Montreal Canadiens. Sono solamente rumor, ma il loro eventuale concretizzarsi comporterebbe altre partenze e potrebbe cambiare una rosa che sembrava già definita.

4. Quanto è rischiosa la nuova gerarchia tra i pali?

Genoni resta una delle garanzie della National League, ma affronterà la stagione a 39 anni e con una situazione diversa alle sue spalle. Dopo la partenza di Tim Wolf, il ruolo di backup sarà affidato al 23enne Mathieu Croce, reduce da una buona annata in Swiss League con il Turgovia ma con praticamente nessuna esperienza nella massima lega. Birchler farà invece esperienza in prestito al Visp. Le gerarchie sono dunque chiare sin da subito, forse persino troppo: lo Zugo dovrà gestire bene il carico di Genoni, perché in caso di problemi fisici sarebbe costretto ad affidarsi a un portiere ancora tutto da verificare ai massimi livelli, oppure rivolgersi al sempre insidioso mercato degli stranieri.

5. Il ricambio generazionale in rosa è ben avviato?

Prima di lasciare il club, Lengwiler aveva ammesso che il ringiovanimento della rosa non era avanzato quanto sperato e che mancavano giocatori determinanti tra i 25 e i 30 anni. Gli arrivi di Gredig, Egli e Schneller vanno nella direzione corretta, ma dovranno inserirsi in un nucleo ancora legato a riferimenti esperti come Genoni, Diaz, Kovar e Tatar. La scorsa regular season si è chiusa con appena 126 gol segnati e 145 subiti, numeri lontani dallo standard di una squadra da titolo. Lo Zugo possiede ancora individualità di alto livello, ma dovrà collegare meglio vecchia guardia e nuova generazione, ritrovando la continuità venuta meno negli ultimi due campionati.

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