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National League

Le cinque domande dell’estate per il Berna: un’identità da ricostruire per tornare grandi

Dopo il nono posto e un’altra stagione sotto le attese, gli orsi ripartono con Aubin, Hughes e una rosa profondamente rinnovata, chiamata a ritrovare stabilità, nuove gerarchie e ambizioni da protagonista

(PostFinance/KEYSTONE/Til Buergy)

Per il Berna l’estate è arrivata dopo una stagione sicuramente non esaltante. Gli orsi hanno chiuso la regular season al nono posto con 68 punti e appena 118 reti segnate, poi dopo aver superato il Bienne nel primo turno di play-in sono stati eliminati dal Rapperswil al secondo. Un altro passo indietro per un club che dodici mesi prima aveva terminato la stagione al terzo rango in classifica, ma che continua a non trovare stabilità.

La risposta è stata una rivoluzione. Serge Aubin sostituirà Heinz Ehlers in panchina, mentre sul ghiaccio sono arrivati in particolare Hughes, Mitchell, Milano, Barandun, Rohrbach, Dionicio e Abols. Hanno invece lasciato la capitale Reideborn, Loeffel, Yakovenko, Untersander ed Ejdsell, oltre ad aver rescisso anticipatamente i contratti di Vermin e Häman Aktell. Il Berna ha dunque cambiato volto e alzato nuovamente le aspettative, ecco i principali quesiti in vista dell’annata 2026/27.

1. Aubin saprà riportare una vera cultura vincente?

Il curriculum del nuovo allenatore è sicuramente promettente. Aubin ha conquistato cinque titoli nelle ultime sette stagioni con gli Eisbären Berlino, costruendo una squadra capace di rinnovarsi senza perdere competitività. A Berna troverà però un contesto segnato da continui cambi in panchina e da una pressione che negli ultimi anni ha spesso finito per schiacciare il gruppo. Inoltre la sua precedente esperienza in National League, agli ZSC Lions nel 2018/19, si era chiusa dopo una sola stagione. Gli orsi hanno bisogno di una guida capace non solamente di dare un sistema, ma anche di ristabilire standard chiari e un’identità riconoscibile.

2. Hughes sarà finalmente il portiere del futuro?

Il Berna ha investito in maniera importante su Connor Hughes, arrivato dal Losanna in cambio di Loeffel e firmato per cinque stagioni. La scelta permette al club di affidarsi a una soluzione svizzera tra i pali e di utilizzare tutte le licenze straniere nei giocatori di movimento, ma comporta anche una grande responsabilità. Hughes ha già dimostrato di poter fare bene – prima in quella stagione della svolta a Friborgo e poi a Losanna – ma la passata annata ha diviso il lavoro con Pasche ed è finito di fatto alle sue spalle in gerarchia. A Berna il reparto sarà completato da Zurkirchen e von Burg: le gerarchie sono dunque chiare, il Berna ha scelto il suo numero uno, e spera di togliersi finalmente un problema che risale all’addio di Genoni avvenuto nel 2019.

3. La difesa completamente ridisegnata troverà subito equilibrio?

La linea blu ha visto partire elementi centrali come Untersander, Loeffel, Yakovenko e Häman Aktell. La ricostruzione ha portato Mitchell, Barandun e soprattutto Dionicio, reduce da 27 punti in 51 partite con il Bienne, oltre a una maggiore apertura verso giovani come Füllemann e Rhyn. Il reparto appare più mobile e offensivo, ma anche meno collaudato soprattutto pensando alle partenze di elementi collaudati come Untersander e Loeffel. Lo staff dovrà trovare equilibrio tra creatività e affidabilità difensiva, potendo disporre sulla carta di un mix interessante.

4. Milano, Abols e Rohrbach basteranno a risvegliare l’attacco?

Con 118 reti, solamente Ajoie e Kloten hanno prodotto meno del Berna nell’ultima regular season. Per questo gli arrivi di Sonny Milano, Rodrigo Abols e Dario Rohrbach hanno un peso centrale. Il primo porta tecnica, imprevedibilità e oltre 340 partite di NHL, mentre il lettone aggiunge stazza, un solido gioco two-way e leadership. Rohrbach, dal canto suo, aumenta la profondità con qualità, porta energia e una dimensione più completa per una seconda o terza linea, con la possibilità di rendersi utile in diversi ruoli. Assieme a Bemström, Aaltonen e Merelä dovranno cambiare il volto di un attacco troppo spesso inoffensivo. Il potenziale è superiore a quanto visto nel recente passato, ma Milano dovrà adattarsi subito, Abols non è un realizzatore puro e Rohrbach dovrà confermare di poter incidere stabilmente anche in un contesto di maggiore pressione.

5. Chi raccoglierà l’eredità dei vecchi leader?

Il Berna che inizierà la stagione 2026/27 sarà diverso non solo dal punto di vista tecnico, ma anche sotto l’aspetto identitario. Nel giro di pochi mesi il club ha salutato Simon Moser – da maggio attivo in un ruolo dirigenziale – ritiratosi dopo aver disputato oltre 900 partite con la maglia degli orsi e aver vinto tre titoli svizzeri, mentre Ramon Untersander ha chiuso un’avventura durata undici stagioni e Romain Loeffel è stato scambiato al Losanna. Pure Joel Vermin non farà più parte dei piani. In poco tempo sono dunque usciti di scena tre giocatori che hanno rappresentato il volto del Berna negli ultimi anni. La “C” passerà con ogni probabilità a Tristan Scherwey, ma pure la sua carriera è sul viale del tramonto. Aubin avrà bisogno di individuare i suoi uomini forti, anche facendo capo a chi è arrivato dal mercato. Il Berna ha cambiato molto nella sua rosa, ma la sfida forse più delicata sarà costruire una nuova identità senza perdere quella cultura vincente che per tanti anni è stata incarnata proprio da Moser e compagni.

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