
Per gli ZSC Lions l’estate è arrivata dopo una stagione meno lineare rispetto alle precedenti. Dopo due titoli consecutivi e un successo anche in CHL, la squadra zurighese ha chiuso l’ultima regular season al quarto posto e si è fermata in semifinale contro il Davos, abdicando prima di poter difendere davvero sino in fondo il proprio status di campione in carica. Non si può certo parlare di un crollo, ma piuttosto di un passo indietro per un club costruito sempre con l’obiettivo di vincere.
La risposta negli scorsi mesi è stata forte, sia in panchina che sul mercato. Claude Julien è il nuovo head coach, con René Matte nel ruolo di assistente, mentre alla rosa si aggiungeranno Tim Berni, Simon Knak, Malte Strömwall e Joshua Fahrni. Gli ZSC Lions restano così una delle rose più complete della lega, ma dovranno ricalibrarsi e sfruttare tutto il loro potenziale. Ecco i principali quesiti in vista dell’annata 2026/27.
1. Julien saprà adattarsi rapidamente alla National League?

L’arrivo di Claude Julien è la grande novità dell’estate zurighese. Il coach canadese porta un curriculum enorme, con anni di NHL, una Stanley Cup vinta a Boston e tanta esperienza internazionale – tra cui alcune parentesi con l’Ambrì Piotta – ma per la prima volta dovrà lavorare quotidianamente in un contesto europeo. La domanda è capire quanto rapidamente saprà adattare il suo metodo a una lega diversa per ritmo, gestione del gruppo e calendario. Gli ZSC Lions hanno qualità e abitudine a vincere, ma dopo il ciclo recente serviva anche una nuova voce. Julien dovrà dare struttura senza appesantire una squadra che ha bisogno di ritrovare brillantezza e convinzione.
2. Berni renderà la difesa ancora più dominante?

(ZSC Lions)
Il ritorno di Tim Berni è un bel colpo, perché aggiunge alla difesa un elemento svizzero moderno, mobile e sotto contratto a lungo termine. In un reparto che può già contare su Kukan, Lehtonen, Marti, Geering e Weber, il suo arrivo alza ulteriormente il livello tecnico e permetterà a Julien di distribuire al meglio minuti e responsabilità. La questione sarà però trovare il giusto equilibrio tra esperienza, gestione del disco e mentalità difensiva. Gli ZSC Lions hanno una retroguardia potenzialmente dominante, ma dovranno evitare che l’abbondanza non venga gestita con i giusti equilibri.
3. Knak e Strömwall come cambieranno l’attacco?

Gli innesti di Simon Knak e Malte Strömwall rendono il reparto offensivo ancora più profondo e interessante. Knak porta un profilo svizzero già di qualità ma con ancora un potenziale di crescita, con margini per diventare un attaccante importante anche in una squadra di vertice, mentre Strömwall aggiunge creatività, un gran tiro e la capacità di inventare gioco nel terzo offensivo. Attorno a loro restano nomi di grande spessore come Malgin, Andrighetto, Balcers, Lammikko, Frödén e Grant. Il punto sarà capire se lo staff riuscirà a trasformare tutta questa qualità in un attacco più equilibrato, meno dipendente dalle serate dei singoli e più continuo sull’arco della stagione.
4. I Lions hanno perso un po’ della loro identità da playoff?

La semifinale contro il Davos ha lasciato qualche dubbio non tanto sul talento degli ZSC Lions, quanto sulla capacità di imporre il proprio hockey quando le serie diventano più dure. La squadra era abituata a controllare il ritmo, ed aveva un’efficacia eccezionale nei momenti chiave, che però era venuta meno nelle cinque partite contro i grigionesi. Il KO in Gara 4 alla Swiss Life Arena aveva inoltre interrotto una serie di 19 vittorie casalinghe consecutive nei playoff, un segnale forte per una squadra che in primavera aveva costruito gran parte della sua sicurezza proprio sulla capacità di alzare il livello. Julien dovrà restituire agli ZSC Lions non solo struttura, ma anche quella sensazione di controllo e solidità mentale che li aveva resi praticamente impossibili da eliminare.
5. Il gruppo ha ancora abbastanza fame dopo il ciclo vincente?

(PostFinance/KEYSTONE/Cyril Zingaro)
Dopo due titoli consecutivi e un titolo europeo, la semifinale persa contro il Davos potrebbe rivelarsi una scossa utile. Gli ZSC Lions non hanno ovviamente bisogno di ricostruire, ma solo di ritrovare quella fame che nelle ultime stagioni li aveva resi la squadra da battere. I pochi ma mirati acquisti promettono di alzare la qualità già stratosferica della rosa, mentre alcuni giovani – e l’arrivo di Fahrni – dovranno portare energia e concorrenza nel bottom six. La rosa resta fortissima, ma il prossimo passo sarà soprattutto mentale e dovrà arrivare da una spinta collettiva.

