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Lugano

Il Losanna sbanca Lugano senza doversi sforzare

Partita anonima che solo nel finale hanno qualche sussulto d’orgoglio, ma il gioco rimane confuso e privo di mordente. Terza sconfitta di fila prima del derby

Il Losanna sbanca Lugano senza doversi sforzare

LUGANO – LOSANNA

2-3

(1-1, 0-1, 1-1)

Reti: 7’00 Jäger (Salomäki, Gernat) 0-1, 7’20 Morini (Marco Müller, Fazzini) 1-1, 22’23 Fuchs (Glauser, Genazzi) 1-2, 43’04 Kovacs (Jelovac, Frick) 1-3, 48’55 Granlund (Herburger, Alatalo) 2-3,

Note: Cornèr Arena, 4’816 spettatori
Arbitri: Urban, Wiegand; Obwegeser, Kehrli
Penalità: Lugano 3×2′, Losanna 1×2′ + 1×5′ + 1×20′

Assenti: Daniel CarrJulian Walker (infortunati), Loic Vedova (sovrannumero), Kris BennettDavide FadaniNicolò UgazziJari NäserAlessandro VillaRiccardo WerderThibault Fatton (Rockets)

LUGANO – La partita del Lugano contro il Losanna è durata praticamente lo spazio di dieci minuti. O meglio, è durata cinque minuti la partita che il Lugano avrebbe dovuto fare sin dall’inizio contro la squadra di John Fust, la quale ha sbancato la Cornèr Arena praticamente senza fare quasi nulla.

Quei dieci minuti sono partiti dalla rete del 2-3 di Granlund e sono terminati sulla penalità incassata da Connolly nel finale, quando quel box play ha praticamente tolto ogni speranza alla squadra di casa, che pensava forse di farla franca con quello sforzo tardivo.

Non sarà nemmeno stato un caso (forse?) che il Lugano abbia cominciato a spingere – con convinzione ma sempre in maniera confusa e senza grosse idee – quando il pubblico spazientito ha iniziato a lanciare qualche fischio ma quando soprattutto dalla curva è piovuto il famoso e ben poco gentile invito a “tirare giù la testa e fuori gli attributi (licenza poetica)”, perché veramente fino a lì la partita portata avanti dal Lugano è stata qualcosa di disarmante.

Zero idee, confusione, tentativi solitari e nemmeno troppa convinzione di quello che stavano facendo, i giocatori hanno lanciato soprattutto quest’ultimo segnale, che da fuori sarà solo un’impressione, ma è stata quella che è spiccata di più. Il Lugano di quest’anno doveva partire a razzo poggiandosi sulle basi costruite la scorsa stagione, forecheck profondo e voglia di lottare, ma soprattutto in questa – solamente – terza serata alla Cornèr Arena sembra che tutto o quasi sia già andato perso per strada questa estate.

Ancora una volta Arcobello e compagni hanno confermato dove stanno oggi i loro problemi, con un attacco privo della minima idea sul da farsi una volta passata la linea rossa e incapace di accendere un power play che con certi nomi (e anche senza, prendendo spunto da altre squadre) dovrebbe girare come un orologio automatico.

Non sono bastati nemmeno quei cinque minuti consecutivi di superiorità nel primo tempo al Lugano per riuscire a imbastire un power play degno di questo nome, ma solo dopo essere riuscito ad incassare in shorthand il vantaggio del Losanna pareggiato subito dopo da Morini, in power play ma con un’azione alquanto estemporanea e l’unica di tutta la partita che ha visto i bianconeri passare per vie centrali.

Praticamente mai infatti gli attacchi del Lugano erano passati per il possesso del disco attraversando la linea blu, ma solamente con un continuo, inefficace e alla lunga anche stucchevole “Dump’n’chase”, ossia la tattica del disco nell’angolo e pedalare, sintomo di una mancanza di idee piuttosto palese.

Risulta difficile anche comprendere le difficoltà di giocatori come Granlund, abulico e fuori dal gioco, un Kaski poco propositivo e che ha lasciato il ghiaccio dopo una carica di Salomäki, ma in generale pochissimi si salvano in questo brutto inizio di campionato del Lugano, così difficoltoso che forse nessuno se lo sarebbe aspettato, l’opposto di quello che era stato promesso.

In tempi meno recenti avremmo tutti predicato pazienza, ma vedendo la situazione già alla quarta partita e alla seconda stagione di Chris McSorley in panchina una sirena d’allarme sta già per suonare, perché invece dei passi avanti questo Lugano ha fatto dei balzi all’indietro – anche solo rispetto alla partita contro i Lions – e sarebbe da incoscienti non cogliere o capire il momento, che passerà anche da un derby in Leventina contro un Ambrì Piotta in salute.

E c’è pure da fare attenzione con il pubblico, per ora si è limitato a fischi e cori, ma fischi e cori sono segnali importanti dopo poche partite (e con una curva “nuova”), perché i tifosi si aspettavano di assistere a tutt’altro, mentre per ora devono guardare a partite assolutamente incomprensibili e a una squadra che ha fatto meglio solo di Kloten e Langnau, e la disaffezione è un fattore che colpisce facilmente alla Cornèr Arena.

C’è da preoccuparsi? È presto – ma non per molto ancora – per gridare al fuoco, ma visti i segnali non colti nelle stagioni passate l’attenzione deve essere massima e sarà bene lavorarci subito, se si vuole zittire qualche mugugno che passa non solo tra i corridoi ma anche sotto di essi.


IL PROTAGONISTA

Robin Kovacs: Giocatore elegante, tecnico e creativo, il topscorer del Losanna non ha prodotto chissà quanto gioco durante la partita, ma ha avuto il merito di trovare il game winning goal con un break dove ha mostrato tutta la sua bravura contro Koskinen. In una partita dai bassi contenuti ci voleva un lampo di classe per risolvere la contesa.


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