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Ambrì Piotta

É derby vero alla Gottardo Arena, il Lugano rovina la festa all’Ambrì

I bianconeri si impongono nel primo derby giocato nella nuova pista. I biancoblù rimontano dall’1-3 al 3-3 nel terzo periodo ma non vanno a segno nei rigori

É derby vero alla Gottardo Arena, il Lugano rovina la festa all’Ambrì

AMBRÌ – LUGANO

3-4

(0-2, 1-1, 2-0; 0-1)

Reti: 9’23 Morini (Riva, Stoffel) 0-1, 10’02 Fazzini (Arcobello) 0-2, 25’33 Kostner (McMillan, Regin) 1-2, 36’12 Fazzini (Arcobello, Alatalo) 1-3, 42’55 Grassi (Pestoni, Fora) 2-3, 49’33 Zaccheo Dotti (Bianchi) 3-3

Rigori: Arcobello, Fazzini

Note: Gottardo Arena, 6’775 spettatori
Arbitri: Piechaczek, Hebeisen; Fuchs, Wolf
Penalità: Ambrì 5×2′, Lugano 4×2′

Assenti Ambrì: Matt D’AgostiniGiacomo Dal Pian (infortunati), Petr CajkaJoel Neuenschwander (Ticino Rockets), Patrick IncirCedric Hächler (sovrannumero)

Assenti Lugano: Timo HaussenerRomain LoeffelTroy Josephs (infortunati), Davide Fadani (Rockets)

AMBRÌ – Forse tutti lo aspettavano sul serio, magari più della partita inaugurale. Forse serviva come vero distacco dalla Valascia tanto cara, una sorta di passaggio di una storia che è stata e rimarrà e una che è ancora da scrivere.

Questo forse doveva essere il primo derby tra Ambrì Piotta e Lugano nella cosiddetta “Gottardo Arena”, un simbolico timbro e un segnale di partenza per la nuova casa dell’Ambrì Piotta e questo datato 1 ottobre 2021 passerà comunque alla storia ed è stato un derby vero e degno di questo nome. Già il solo pensare di fare pronostici nei derby diciamo “normali” appare sempre un’impresa, ma farlo in questo in particolare sembrava addirittura impossibile.

L’Ambrì di Luca Cereda cercava di dare continuità alla vittoria contro il Bienne, voleva a tutti costi il derby per dimostrare che la squadra c’è e rispondere ai mugugni, sull’altro fronte Chris McSorley sapeva l’importanza di questa partita e al suo Lugano chiedeva pure lui continuità ma anche personalità, dopo la sconfitta di Friborgo cha ha bruciato un po’ per quel terzo periodo.

E alla fine, pronostici a parte, questo primo derby nella nuova pista leventinese è stato vero, combattuto, intenso e ricco di emozioni. Forse la mancanza del pubblico nei derby scorsi non era solo “simbolica” ma qui forse si è avuta la prova che un ambiente caldo influisce e non poco sulla partita, le dà il ritmo, incalza la giocate ed esalta i giocatori, chi più, chi meno, ma sicuramente ha il suo effetto su buona parte di loro e sulle panchine.

Chi è partito meglio, non curante dell’ambiente ostile è stato sicuramente il Lugano, con quel doppio vantaggio dopo il primo tempo figlio del mestiere e della classe, nonché della capacità di sfruttare le disattenzioni difensive dei padroni di casa. Forse McSorley temeva un inizio a “fuoco” dei suoi avversari, per questo ha spinto forte sul forecheck per soffocarne le fiammate, impedendo alla squadra di Cereda di prendere in mano la situazione.

L’Ambrì ha comunque capito che il Lugano non sarebbe stato esente da errori, ha cercato la velocità per metterne in difficoltà i difensori guadagnandosi dei power play nel secondo tempo che a furia di provare anche questi si sono sbloccati. I bianconeri hanno forse un po’ speculato e al terzo box play di fila anche l’Ambrì, pur con tutte le sue difficoltà attuali in superiorità numerica, ha trovato la via per riaprire l’incontro, vivendo poi sulla folata emozionale regalata dall’1-2 di Kostner.

Ci ha messo un po’ il Lugano prima di riprendere in mano le operazioni e calmare il gioco, il tempo impiegato al mattatore di serata Luca Fazzini di infilare l’1-3 prima della seconda pausa.

Da lì il Lugano aveva il compito di gestire la partita, ma il pericolo che finisse come a Friborgo era concreto. I bianconeri hanno cominciato a sbagliare in maniera a volte anche banale – lunga serie di imprecisioni di Alatalo in particolare – e difatti i leventinesi hanno trovato le forze per rientrare.

Non è stato casuale quel rientro in partita dell’Ambrì, che ha visto un Lugano forse un po’ logoro dopo aver forzato di nuovo le prime tre linee e ne ha approfittato per forzarne gli errori in uscita dal terzo, con i bianconeri protagonisti anche di diversi icing. Grassi prima – dimenticato nello slot pure lui – e Zaccheo Dotti poi con un tiro incredibile che ha lasciato di stucco Schlegel hanno portato il derby su un 3-3 che era figlio dell’esperienza e della classe maggiore del Lugano da una parte e dal timbro più conosciuto dell’Ambrì Piotta dall’altro, quello di farsi trascinare dalle emozioni positive e dall’ambiente, giocando di squadra disposta a tutto.

Sui due fronti non si è giocata una partita qualitativamente o tecnicamente perfetta, ma entrambe le compagini, oltre ad aver onorato il derby con un ottimo spettacolo di intensità e “combattimento” hanno giocato la loro rispettiva partita fino in fondo.

L’epilogo ai rigori è stato forse il finale naturale per questa partita, dove a farla da padrone è stata la maggior classe dei bianconeri, ma come da tanto non si vedeva questo derby poteva veramente andare a chiunque in qualunque momento. E se ride il Lugano, non piange l’Ambrì nonostante la sconfitta. La squadra di Luca Cereda è viva, ha creato gioco e lo ha fatto con buona qualità nonostante a volte sembrava mancasse quasi di convinzione, e lancia un bel segnale a tutto l’ambiente con una prova intensa e di grande sforzo.

Dall’altro lato del fiume Chris McSorley sicuramente avrà da studiare di nuovo il terzo periodo dei suoi ragazzi, ma potrà essere soddisfatto della prova generale e ovviamente della vittoria esterna in un ambiente per nulla facile. La sua squadra ha un enorme potenziale offensivo ancora non espresso su cui lavorare grazie al sistema di gioco efficace e profondo.

E se a giorni arriverà il tanto atteso nuovo straniero, per i bianconeri la cosa si farà interessante e magari McSorley con qualche rientro (Haussener) potrà schierare più regolarmente i quattro blocchi senza finire a fiatone come venerdì sera.

Ma intanto va messo agli archivi un derby molto speciale, quello che darà il via a una nuova storia ricca di altri grandi duelli ed emozioni impagabili.


IL PROTAGONISTA

Luca Fazzini: Se vogliamo cercare il pelo nell’uovo diremmo che la marcatura mancata su Grassi per il 2-3 provvisorio “macchia” un po’ la sua partita. Ma se dobbiamo attenerci al resto, sul conto del topscorer bianconero ci va una splendida doppietta e il bellissimo rigore segnato a Conz, oltre a un palo clamoroso nell’overtime. Nel mezzo tanto lavoro, “arroganza” (o personalità, come vi pare) e tantissimi chilometri sui pattini. Un leader vero.


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HIGHLIGHTS

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