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Ambrì Piotta

Calma ed esperienza regalano il derby al Lugano

Nel giro di pochi minuti i bianconeri ribaltano un derby tirato e incamerano tre punti pesanti. Decisivo il gol di Arcobello, l’Ambrì rimane sotto la linea

Calma ed esperienza regalano il derby al Lugano

AMBRÌ – LUGANO

1-2

(1-0, 0-0, 0-2)

Reti: 3’45 Bianchi (Kostner) 1-0, 46’06 Josephs 1-1, 50’36 Arcobello (Alatalo, Julian Walker) 1-2

Note: Gottardo Arena, 6’553 spettatori
Arbitri: Stolc, Wiegand; Obwegeser, Profin
Penalità: Ambrì 5×2′, Lugano 5×2′

Assenti Ambrì: Michael ForaDominic ZwergerBenjamin Conz (infortunati), Brandon Kozun (ammalato), Joel NeuenschwanderPetr Cajka (Ticino Rockets), Rocco Pezzullo (Rapperswil)

Assenti Lugano: Yannick Herren (infortunato), Leland IrvingLibor HudacekMatteo Nodari (sovrannumero), Davide FadaniEvan TschumiNicolò UgazziJari NäserAlessandro VillaRiccardo Werder (Rockets)

AMBRÌ – I derby non sono mai partite come le altre, e non lo era questo in particolare in un importante momento della stagione. Ambrì Piotta e Lugano si sono sfidati alla Gottardo Arena mentre attraversavano due momenti completamente diversi del loro cammino.

La squadra di Luca Cereda, in un periodo nero che l’ha vista sconfitta otto volte nelle dieci uscite precedenti, aveva il compito di trovare la sterzata giusta dopo lo choc subito contro il Langnau e la conseguente caduta sotto la fatidica linea. Da parte sua il Lugano aveva la possibilità di allungare su quella linea dopo la bella serie di risultati positivi, ma una sconfitta avrebbe rimesso i bianconeri in una situazione ancora delicata nonostante le ultime pesanti vittorie.

Squadra che vince non si cambia il motto di McSorley, che ha presentato la stessa formazione vincente a Berna, mentre Cereda ha potuto contare sui rientri di McMillan e Trisconi, con Cajka già uscito dal lineup e l’ammalato Kozun ai box.

E forse, dopo la bruciante sconfitta contro i Tigers ci si aspettava un Ambrì Piotta arrembante ed estremamente aggressivo, deciso a far male da subito, ma il Lugano sapeva cosa attendersi ed in effetti i bianconeri hanno cercato subito di prendere in mano il controllo del gioco a cinque contro cinque.

La rete del vantaggio di Bianchi, un po’ estemporanea all’inizio di partita ha dato la giusta dose di fiducia ai leventinesi, apparsi più sicuri e “cattivi”, con due buoni power play anche ben giocati ma non sfruttati per dare un’impronta più decisiva al primo periodo. Cereda ha fatto subito capire di non voler lasciare troppi riferimenti agli avversari, con la continua rotazione dei primi centri, mentre sull’altro fronte McSorley non si è comprensibilmente scomposto, puntando sulla pazienza e sulle vie di tiro anche improbabili per fare arrivare più dischi possibili dalle parti di Ciaccio.

Più manovra da parte del Lugano, più lavoro nel rompere gli schemi da parte dell’Ambrì, con meno possesso del disco ma capace di arrivare verso Schlegel in maniera più diretta già in un secondo periodo caratterizzato da più errori di precisione e qualche turn-over di troppo. Tutte cose che hanno frenato soprattutto i bianconeri, incapaci di creare – anche per la bravura dell’Ambrì di fare densità nello slot – azioni lineari nello spazio e di arrivare su Ciaccio con il tempo di prendere decisioni slegandosi dalle strettissime marcature avversarie nonostante le girandole di passaggi nel terzo offensivo.

Con il passare del tempo si è però avuta l’impressione che l’aumentare degli errori, dovuti anche agli sforzi delle due squadre, avrebbe portato a qualcosa di decisivo. Certo, l’errore di Ciaccio – fin lì perfetto – non era da attribuire a questo, ma la velocità di Josephs nell’approfittarne è stata decisiva forse più dell’errore stesso. Bisogna anche dire che comunque quel gol non ha cambiato la partita radicalmente, il Lugano l’ha decisa nel primo e unico power play sfruttato in tutto il derby, con pazienza, mestiere e la ricerca della fortuna.

Non si può dire che l’Ambrì questa partita l’abbia interpretata male, anzi, niente black out, molta energia positiva e voglia di giocare di squadra con i giocatori molto vicini uno con l’altro nell’aiutarsi. Quello che cercava Cereda è insomma stato portato sul ghiaccio, proprio per questo la sconfitta può fare molto male, perché i biancoblù hanno fatto tutto quanto era necessario per vincere, con la differenza di aver commesso un errore in più dell’avversario.

Dal canto suo McSorley si è inserito in una di quelle partite che ama interpretare, forse con troppi errori per i suoi gusti, ma molto stretta, fisica e da giocare con astuzia, interpretata al meglio dagli uomini da slot e gioco fisico, come Josephs, Thürkauf e Müller. La squadra bianconera continua quindi il suo rilancio, forse con una delle partite più difficile dalla ripresa dopo la pausa e incamera una dose di fiducia enorme, staccandosi un po’ dalla linea sottostante.

L’Ambrì Piotta invece incappa nell’ennesima sconfitta di questo tardo autunno e vede la sua situazione di classifica complicarsi ulteriormente. I leventinesi possono sicuramente avere rimpianti per questo derby, ma la situazione è precipitata ben prima di una partita, quella contro il Lugano, in cui in fondo è mancata “solo” la rete o la zampata giusta.

Anche gli stranieri hanno dato segni di ripresa, con un Regin abile regista e playmaker, D’Agostini poco visibile ma impegnato in una grandissimo lavoro di equilibrio e Hietanen finalmente molto più presente in fase offensiva e di tiro anche in power play.

Una partita che per tutta la sua durata ha dato l’impressione chiara che sarebbe potuta andare da qualunque lato, ma come spesso è accaduto il Lugano l’ha fatta sua nel terzo tempo, quando inesorabile riesce quasi sempre a trovare le mosse giuste. Per l’Ambrì la ricetta è semplice da dire (il tempo dirà se lo sarà più del fare) quanto conosciuta: ripartire da questa prestazione senza farsi prendere dal panico, la situazione è difficile ma non ancora disperata.


IL PROTAGONISTA

Chris McSorley: Tutti i giocatori sul ghiaccio hanno dato il loro contributo, e in una sfida così tirata ed equilibrata l’avrebbe spuntata la squadra più smaliziata e con la mano ferma. McSorley ha saputo guidare la squadra con pazienza, senza che mai si slegasse o si facesse prendere dalla foga. Ha atteso il “suo” terzo tempo, ha agguantato il match e lo ha guidato verso di sé senza dover trovare soluzioni cervellotiche o dispendiose, comunicando con i giocatori e infondendo la giusta calma a tutto il gruppo.


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HIGHLIGHTS

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