Social Media HSHS

Ambrì Piotta

Weibel: “L’Ambrì vive certi valori come nessun altro club, essere biancoblù è una decisione”

Il nuovo DS è finalmente pronto a entrare in carica: “Vogliamo essere più giovani, pesanti e portare maggiore intensità. Sarà un’estate dura per tutti, se per qualcuno questo è troppo allora non è un giocatore che fa per noi”

AMBRÌ – Lars Weibel ha finalmente rilasciato le sue prime dichiarazioni effettivamente da nuovo direttore sportivo dell’Ambrì Piotta, anche se in realtà l’ex direttore delle nazionali entrerà ufficialmente in carica solamente dal primo luglio.

“Mi sento un po’ libero ora, sono contento e orgoglioso di quanto fatto negli ultimi sette anni, ma adesso è tempo di guardare al futuro. Sono molto motivato per questa nuova sfida, c’è tanto potenziale, c’è molto lavoro da fare, ci sono tante decisioni difficili da prendere, ma come detto sono tanto determinato nell’aiutare a sviluppare l’Ambrì Piotta e il prodotto dell’hockey”.

Arrivi dai Mondiali con la medaglia d’argento, coach Tapola da assistente con quella d’oro. Sono risultati ed esperienze che possono portare qualcosa all’Ambrì?
“In termini d’esperienza sicuramente tanto. Ovviamente mi fa un po’ male che l’allenatore abbia avuto più successo di me, scherzi a parte sono orgoglioso che Jussi sia il nostro coach. Credo che già l’anno scorso abbia compiuto positivamente un lavoro difficile. Lo conosco già da cinque anni, dall’European Tour, so come lavora, lui è più che un assistente per la squadra nazionale, ha una voce in capitolo. È importante avere un allenatore che sa come si vince. Tapola ha vinto tanti titoli e i giocatori gli credono”.

Come hai vissuto questi mesi in cui dovevi lavorare per l’Ambrì dopo le ore 22, come ci avevi detto al momento della tua presentazione?
“Sono sincero, non era possibile per me essere più operativo. Chiaramente ero sempre al telefono, sia con Jussi, Andreas Fischer, gli agenti e i collaboratori. Bisogna prendersi le proprie responsabilità per le decisioni prese, non puoi in seguito dire che non eri tu. Ora vi dico che ho preso tante decisioni, la maggior parte da Zurigo ovviamente e non da Ambrì”.

Questa situazione di “doppio incarico” è stata come te la immaginavi, oppure più dura del previsto?
“È stata più dura. Tu pensi sempre che puoi prendere delle decisioni, ma per fare la cosa giusta devi investire tempo, conoscere le persone e la società. Non puoi sempre parlare, ma devi anche ascoltare. È più facile farlo quando non sei in giro, ma ormai in quel periodo era così, non potevo fare diversamente. Ora guardiamo al futuro, c’è ancora tanto da fare. Sinora le decisioni sono state prese tutti assieme, per determinati motivi, e siamo contenti di quanto fatto”.

Qual è la tua priorità ora?
“È il tempo. Il tempo per trovare le persone giuste, non posso fare tutto da solo. Ad esempio Alessandro Benin ha lasciato il club, dobbiamo mantenere il suo know how e trovare la persona giusta che ci aiuti a trasformare in realtà la nostra strategia. A livello di prima squadra siamo a posto con gli stranieri e l’allenatore, ma l’Ambrì va oltre, c’è la sezione giovanile, c’è quella femminile. Tutto questo è anche mia responsabilità. Provo a cambiare le cose, ma onestamente per portare un valore aggiunto è importante conoscere la gente e il club. La nostra strategia è importante per me, ma non esistono miracoli. Io vivo ogni giorno per metterla in atto, come ho già dimostrato in Federazione. Tanti hanno una strategia, ma poi non la seguono, io rimarrò sulla strada tracciata anche se ci saranno sbagli, un risultato cattivo o pressione. È fondamentale mantenere la via quando sei sotto pressione”.

Parlaci della scelta dei nuovi stranieri…
“Volevamo essere più grandi e pesanti. I nostri giocatori sono però anche veloci. Siamo un po’ più giovani. Non possiamo cambiare subito tutto, ma ogni anno vogliamo fare uno step in questa direzione. Vogliamo essere più giovani, più pesanti e portare maggiore intensità. Abbiamo dunque scelto gli stranieri seguendo questi criteri e questa filosofia”.

Ti sei già fatto un’idea di come eventualmente sfruttare una sinergia con un partner team di Swiss League, come ad esempio i Bellinzona Snakes?
“Sarebbe ideale collaborare esclusivamente con loro, avere un club che ha la tua stessa filosofia al fine di sviluppare i giovani. Purtroppo questo non è possibile, ma vogliamo lavorare il più intensamente possibile con gli Snakes. Geograficamente siamo vicini, siamo in Ticino, si parla la stessa lingua e c’è la possibilità che il nostro staff si rechi spesso alle partite. Non è come andare a Sierre o a La Chaux-de-Fonds. Non è ancora tutto definito, stiamo discutendo, il nostro obiettivo è trovare una soluzione che si possa sfruttare adeguatamente per entrambe le parti”.

Qual è la caratteristica principale che deve avere un giocatore dell’Ambrì?
“Io faccio l’esempio della Nazionale, ovvero la swissness. I giocatori dovevano avere il cuore biancorosso. L’Ambrì per me è la squadra che vive questi valori come nessun altro, è qualcosa che mi ha sempre impressionato. Il biancoblù per me è un label, è importante per il sottoscritto che i giocatori arrivino e vivano questi valori, che siano coscienti che si deve lavorare molto duro e giocare intensamente, altrimenti a questi livelli non vinci nessuna partita. Poi dobbiamo accettare che, in caso di lavoro positivo, il giocatore parta perché non abbiamo i soldi per trattenere elementi forti, ma speriamo che altri, vedendo la bontà del nostro lavoro, vogliano pure iniziare il loro percorso ad Ambrì”.

Un po’ sull’esempio di Biasca e Rochette in un certo senso…
“È la stessa cosa. Ora siamo tutti orgogliosi di Attilio e Théo. Tutti hanno successo se un giocatore se ne va, anche se fa male perderlo, ma questa è la vita. Il nostro obiettivo deve essere quello di sviluppare i giocatori e portarli al prossimo step, e non impedire un’ulteriore crescita”.

Come dicevi, sarà un Ambrì più giovane e mancherà qualche veterano. È importante averne tanti per vederli lottare per conquistare il posto?
“Ognuno deve lottare per avere il posto. In fin dei conti ci sono solo giocatori forti o non forti. Noi proviamo a migliorare e a creare una squadra più giovane, ma alla fine dobbiamo anche vincere. Se uno di 30 anni è il migliore, giocherà. Se un giovane talento non lotta, non ha intensità, non blocca tiri, non finisce i check, non giocherà. Puntare sui giovani è una direzione, ma tutti devono lottare, non vuol dire che i giovani abbiano un vantaggio. Sono convinto che abbiamo l’allenatore giusto in questo senso, lui ha una linea, è duro e chiede molto. Se chiedi tanto ai giocatori devi però anche dare loro qualcosa: know-how, esperienza, essere in contatto e comunicare con loro al fine di guidarli e raggiungere gli obiettivi”.

Per qualcuno Tapola era già troppo duro…
“Non lo so, a me nessuno ha detto niente finora, ma anche se così fosse è giusto. Essere biancoblù è una decisione, se è troppo dura allora puoi andare via”.

L’anno scorso Tapola aveva detto che avrebbe quasi voluto disputare il playout per raccogliere informazioni importanti sul carattere dei giocatori e della squadra. Tu hai fatto altrettanto in quel periodo?
“Sì. Quando ho firmato ad Ambri ho subito telefonato a quasi tutti, al fine di chiedere com’era la situazione e conoscere un po’ il carattere. Volevo capire chi vuole lottare anche quando c’è un po’ di vento contrario, e chi invece è qui solamente perché in Ticino c’è la polenta. Voi ridete, ma in Nazionale era la stessa cosa, anche lì era importante capire chi sapeva vivere questo DNA, chi poteva impararlo e chi invece non era il tipo adatto. Anche duranti gli exit meeting, fatti assieme a Tapola, era importante spiegare bene cosa volevamo fare in futuro, così tutti potevano decidere se restare con noi o cercare un altro posto”.

Come sarà composto lo staff tecnico?
“Oltre a Tapola rimarrà Puistola in qualità di assistente. Entrambi hanno un contratto triennale. Il secondo posto di assistente è ancora vagante, ma siamo vicini a una firma. Per me è importantissimo che sia uno svizzero, anche per avere qualcuno che abbia esperienza in merito alle selezioni U18 e U20. Noi vogliamo essere un indirizzo per giovani giocatori ed è fondamentale avere qualcuno nello staff dotato di questo profilo”.

Hai parlato con Pestoni dopo la scorsa difficile stagione?
“Certo, io conosco Inti già dai tempi della Nazionale. Noi siamo molto aperti con tutti. Lui è Mister Ambrì, è un tipo in gamba, vive questo DNA, è sempre stato professionale. Sappiamo tutti il suo potenziale, ma deve migliorare a livello fisico e portare più intensità. Tutti devono avere il livello richiesto, altrimenti non possiamo improntare la nostra strategia. Lui è il primo a esserne cosciente. Per Pestoni e per tanti altri sarà un’estate dura, ma tutti avranno la chance e chi avrà il livello che chiediamo sarà il benvenuto”.

Con Luca Cereda nelle scorse settimane hai parlato più di U20 o di Ambrì?
“Solo della U20, anche lui è una persona che guarda al futuro, come me. Io voglio aiutare l’Ambrì a migliorare e non parlare del passato. Ho grande rispetto di chi è passato da questo club, ma non mi interessa quanto accaduto, io sono entrato adesso e posso solo aiutare partendo da qui”.

Click to comment

Altri articoli in Ambrì Piotta