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Lugano

Lugano, le valutazioni dei giocatori al termine della stagione 2025/26

LUGANO – Il Lugano ha da poco concluso la sua positiva stagione, che l’ha visto rilanciarsi con decisione rispetto ai disastri di un anno fa, e conquistare un quinto posto in classifica che ha addirittura lasciato qualche rammarico. I bianconeri avrebbero inoltre meritato almeno una vittoria nel quarto perso 4-0 contro gli ZSC Lions.

Di seguito vi proponiamo la valutazione di tutti i giocatori bianconeri per quanto riguarda l’annata agonistica appena conclusa, con un breve commento dedicato ad ogni elemento della rosa.

PORTIERI

Niklas Schlegel (36 GP, 92.3 SV%, 2.12 GAA | 3 GP, 83.6 SV%, 3.74 GAA): Considerando a che punto era arrivato la scorsa stagione, tra infortuni e incertezze, aver toccato certi picchi di rendimento e costanza in regular season è stato un risultato inaspettato, ed è anche grazie a lui se il Lugano ha potuto lottare fino all’ultimo per le prime posizioni. Nei playoff non è entrato benissimo, ma gravare sulle sue spalle buona parte del peso dell’eliminazione sarebbe ingeneroso a fronte degli errori difensivi dei suoi compagni che non l’hanno aiutato come in regular season, inoltre vanno dimensionate le aspettative su di lui. Il numero 34 è un ottimo portiere per una stagione solida, ma non è ancora un top assoluto e gli manca l’esperienza da playoff.

Joren Van Pottelberghe: (16 GP, 92.0 SV%, 2.13 GAA | 1GP, 91.3 SV%, 2.05 GAA): Come ritorno a certi livelli vale il discorso fatto su Schlegel, anzi, le aspettative erano decisamente critiche viste le pochissime partite giocate nelle ultime stagioni. Difficilmente l’ex Bienne potrà fare miracoli o tenere il ritmo per una lunga serie di partite, ma a parte le prime comprensibili difficoltà in entrata di stagione, per il resto si è comportato molto bene, fungendo da cuscinetto sicuro dietro al titolare e proponendo anche numeri di tutto rispetto nel contesto dei portieri di riserva di National League.

DIFENSORI

Santeri Alatalo (54 GP, 5G, 17A, -6): Una regular season lineare, con un bel contributo di punti e personalità, adattissimo al gioco fluido proposto dallo staff tecnico e con molta più serenità rispetto a una stagione scorsa in cui era incappato in una miriade di errori banali. Nei quarti contro i Lions cerca di dare quel qualcosa in più come da sua abitudine, ma perde qualche equilibrio rispetto alla regular season, e un paio di errori verranno pagati a caro prezzo. Rimane per esperienza e “polmoni” un punto fermo della squadra, nonché tra i migliori portatori del disco presenti in rosa.

David Aebischer (56 GP, 4G, 16A, +11): Assieme al compagno di linea Carl Dahlström ha mostrato i più grandi progressi rispetto alla scorsa stagione tra i difensori, giocando una regular season finalmente con sicurezza e tutta un’altra personalità, riuscendo anche a sfruttare le sue capacità offensive. Quando è stato separato dal compagno infortunato ha messo in evidenza qualche criticità di troppo che conferma altri margini di miglioramento, ma è nell’età giusta per crescere ancora e diventare un giocatore decisivo come in molti speravano.

Connor Carrick (53 GP, 10G, 17A, +12): Un periodo logico di adattamento e poi un paio di mesi a buoni livelli, mostrando capacità di rilancio, inserimenti offensivi e tecnica di tiro, poi tanta irregolarità di rendimento. Attorno a Natale ha commesso troppi errori per il suo ruolo ma è stato bravo a lavorare duramente per riguadagnare ghiaccio quando Mitell lo ha messo persino in tribuna per qualche incontro. Nel complesso ha messo assieme un buon bottino di punti (anche se spesso condensati in brevi periodi) ed è stato tra i migliori nei playoff, ma la mancanza di continuità è stata un problema, così come l’assenza per diversi periodi di quella leadership di cui si era parlato molto.

Carl Dahlström (49 GP, 1G, 9A, +13): L’emblema assoluto del cambiamento da una stagione all’altra. Irriconoscibile – in senso positivo – per sicurezza, efficienza e carattere, lo svedese ha fatto finalmente capire perché Steinmann lo aveva cercato con Hedlund già ai tempi di Rapperswil, e perché Mitell aveva posto tanta fiducia su di lui già al Färjestad. Quando è mancato per infortunio la sua assenza si è fatta sentire non solo per la solidità difensiva ma anche per la rapidità dei primi passaggi dal terzo difensivo che danno il via alle transizioni in attacco. Per uno staff che punta prima di tutto sulla difesa il suo rinnovo è ampiamente giustificato.

Mirco Müller (50GP, 3G, 16A, +7): Per qualche mese si è visto il Mirco Müller appena arrivato dalla NHL, dominante fisicamente, mai fuori posizione di un millimetro, impossibile da superare nei duelli uno contro uno. Solo all’inizio del campionato e comprensibilmente al rientro dall’infortunio nel 2026 è apparso in leggera difficoltà. Nel complesso rimane uno dei difensori “stay-at-home” migliori della National League, e nell’economia di gioco del Lugano è un pilastro imprescindibile, anche lui migliorato nettamente dopo il marasma della scorsa stagione.

Jesper Peltonen (56GP, 2G, 5A, +16): Efficiente, disciplinato e sempre regolare nel suo rendimento, il finlandese di licenza rossocrociata è una delle certezze della difesa pur senza pretendere di essere un fuoriclasse, ma solamente usando intelligenza tattica e semplicità di gioco. Ha prodotto meno punti avendo limitato le sue incursioni a rimorchio delle azioni offensive, ma quando c’era bisogno è stato schierato in attacco con risultati più che discreti considerando il suo ruolo.

Brian Zanetti (56GP, 0G, 7A, -4): Le grandi aspettative dopo le ottime stagioni in quel di Langnau non sono state confermate del tutto, almeno per buona parte della stagione. In bianconero ha ovviamente trovato una concorrenza ben diversa rispetto a quella con cui doveva lottare nell’Emmental e i suoi minuti di gioco sono stati inizialmente limitati, ma verso il finale di regular season abbiamo visto una crescita beneaugurante con una presa di responsabilità maggiore quando alcuni compagni erano infortunati. Dovrà continuare a sgomitare per ritagliarsi un ruolo sempre più importante.

Nick Meile (10GP, 0G, 0A, -1): Progetto della passata gestione sportiva, l’ex Berna ha carattere, ma non è mai riuscito a fare breccia nel nuovo corso. Pattinaggio e senso tattico non sono ancora maturi per la National League.

Enea Togni (7GP, 0g, 0A, -2): Ha coraggio e nelle poche volte che è sceso sul ghiaccio ha sempre voluto prendersi responsabilità. Farsi spazio nella difesa del Lugano sarà difficile, ma sembra avere la mentalità adatta per questa sfida.

Samuel Guerra (0GP): Mai entrato in sintonia tecnica con lo staff bianconero, il 32enne non si è mai lasciato andare e va lodato per la consueta professionalità. A Zugo si è aperto per lui l’ennesimo capitolo di una carriera ad alti livelli.

ATTACCANTI

Lorenzo Canonica (48GP, 13 G, 7A, + 15): Una nuova partenza e un nuovo ruolo – da centro con compiti difensivi ad ala – hanno scoperchiato il talento di un giocatore con potenziale molto elevato, capace di leggere il gioco con velocità sopra la media e con una tecnica di bastone di alto livello, oltre che velocissimo pattinatore. Certo, giocare assieme a fuoriclasse come Sanford o Fazzini è un grande aiuto, ma quel posto va meritato, e durante la sua assenza per infortunio si è capito quanto il numero 14 possa essere importante per i meccanismi del top six bianconero, e come sorprendente terminale offensivo di una linea che in pochi avrebbero pensato.

Einar Emanuelsson (26GP, 7G, 3A, +8): Quando Omark è tornato in patria si è aperta la possibilità che il piccolo attaccante svedese potesse fare il percorso inverso e Tomas Mitell – il quale lo conosceva molto bene da ex avversario – non ci ha pensato un attimo a convincere Steinmann a portarlo a Lugano. Tra lo scetticismo generale in poche partite si sono capite le ragioni del coach bianconero nel volerlo in squadra, grazie alla sua energia, al pattinaggio continuo e utile in forecheck e come spalla di linee offensive. Ovunque sia stato messo Emanuelsson ha fatto bene, trovando anche reti di ottima fattura nonostante il ruolo da bottom six al Lulea, ed è entrato subito nelle grazie dei tifosi che gli hanno immediatamente riconosciuto le doti da grande lottatore. Anche lui tra i pochi a brillare nei playoff in linea con Kupari.

Luca Fazzini (56GP, 17G, 31A, +1): Oggi di fatto già tra le leggende bianconere, al quinto posto per punti totali dietro a Jörg Eberle, Fazzini ha trovato in Sanford e Canonica due spalle ideali per sviluppare un gioco meno diretto sulla porta – con comunque 17 reti all’attivo – ma più dedito al playmaking e probabilmente meno dispendioso di energie, seppure non sia mai mancato sul piano dell’esempio e dell’abnegazione. Per la decima stagione consecutiva in doppia cifra di reti, il 31enne si è laureato miglior marcatore svizzero di regular season, un traguardo che certifica, semmai ce ne fosse bisogno, l’impatto non solo sul Lugano ma su tutto il campionato.

Zach Sanford (56GP, 17G, 28A, +9): Inizialmente rallentato da una preparazione estiva individuale, lo statunitense è “esploso” tra ottobre e novembre, adattandosi in fretta all’hockey svizzero. Centro dominante, forte fisicamente, difficile da separare dal disco, dà quell’impressione falsa di lentezza, tanto che un paio di pattinate gli bastano per farsi strada anche negli spazi stretti aiutato da una tecnica di bastone sopraffina. Nel finale di stagione è calato in maniera piuttosto evidente (qualche acciacco tenuto nascosto?) e gli avversari gli hanno riservato marcature strettissime, ma è stato il grande trascinatore dei bianconeri per tutta la regular season, strappando anche diversi applausi per delle reti di grande fattura. Sarà interessante vederlo nella sua seconda stagione e dopo una preparazione intera con la squadra.

Dario Simion (53GP, 15G, 13A, -3): Dopo anni passati nel sistema dello Zugo, il valmaggese ha impiegato un po’ di tempo per capire la sua collocazione nel Lugano, poi ha vissuto un inverno esaltante fino alla fine della regular season con una produzione di punti in linea con le stagioni passate, formando una grande coppia con Thürkauf. Brillante fisicamente proprio a ridosso della pausa olimpica, l’ex Zugo non ha saputo ripetersi alla ripresa e nei playoff, risultando poco incisivo e in difficoltà contro le marcature avversarie. Rimane un pilastro per le sue capacità fisiche e il gioco nello slot, deve però recuperare sulla regolarità di rendimento.

Calvin Thürkauf (53GP, 15G, 19A, +1): Carisma e leadership sono sempre gli stessi, anche il rendimento in fatto di punti – pur senza toccare i picchi straordinari di due stagioni fa – rimane di tutto rispetto e fondamentale. Assieme a Simion ha formato una coppia “pesante” e di alto livello che ha trascinato la squadra verso le posizioni più alte attorno a Natale, meritandosi la prestigiosa convocazione per i Giochi Olimpici. Anche se il suo rendimento è calato nei playoff, l’affidabilità del capitano bianconero è irrinunciabile per ruolo e carattere.

Giovanni Morini (54GP, 5G, 7A, 0): Mitell gli ha affidato la “conduzione” del quarto blocco e il numero 23 ha risposto presente come non mai. Attorno a lui si è costruita una checker line tra le migliori del campionato – per resa numerica la migliore – capace di subire poche reti e di affrontare gli avversari a viso aperto. Morini ha messo a disposizione i polmoni e tutte le sue qualità da centro difensivo giocando una regular season di alto livello, contribuendo in prima persona alla grande solidità difensiva dei bianconeri.

Jiri Sekac (43GP, 7G, 12A, -5): Un giocatore della sua fisicità è sempre prezioso, soprattutto guardando verso il postseason, ma il rendimento del ceco è stato accettabile solo per poche settimane in autunno. Sa far valere sicuramente il suo peso, ma la scarsa produzione offensiva non può bastare per un giocatore nel suo ruolo e nella sua posizione. Sarà tra i sicuri partenti, e il suo vuoto lascerà comunque a Steinmann grandi possibilità di potenziare l’attacco bianconero.

Rasmus Kupari (11GP, 2G, 3A, -3): Doveva essere una delle “attrazioni” principali del Lugano, ma la commozione cerebrale patita a inizio stagione lo ha di fatto tenuto fuori fino a febbraio, privando la squadra di un potenziale top player. Al suo rientro ha ovviamente faticato a trovare ritmo, ma nei playoff è stato tra i più propositivi e ha fatto intravvedere a sprazzi un potenziale veramente elevato di tecnica, velocità e tiro.

Ramon Tanner (53GP, 2G, 6A, +10): Una delle grandi sorprese della stagione, a un passo dalla Swiss League o addirittura dal ritiro, l’ex Bienne in estate si è ritagliato un posto da jolly che si è reso fondamentale soprattutto nel periodo dei numerosi infortuni autunnali. Nella sua dimensione è un giocatore di qualità e di grande attitudine a cui sono stati affidati anche ruoli “sproporzionati”, ma raramente ha deluso lo staff tecnico.

Marco Zanetti (42GP, 2G, 6A, -1): Anche l’attaccante italiano veniva da una stagione di incertezze, tanto che il suo posto in squadra poteva essere messo in discussione. Il rilancio è passato da un ruolo cucito su misura per lui in un quarto blocco performante dove ha trovato la sua dimensione.

Alessio Bertaggia (38GP, 2G, 6A, +2): Il suo ritorno a Lugano doveva portare energia, esperienza e cuore bianconero, ma la collocazione nel gioco voluto da Mitell non è stata così semplice. Energico e determinato a ogni cambio, il numero 13 ha pagato però la troppa foga e un certo disordine tattico, commettendo troppi errori per mancanza di lucidità.

Aleksi Peltonen (53GP, 5G, 6A, +3): Altro giocatore scaricato dalla vecchia gestione ma rivalorizzato dal nuovo staff tecnico, e che ha contribuito grazie a velocità e voglia di lottare a costruire un quarto blocco di livello. Quando chiamato in causa per coprire qualche buco anche nel top six lo ha fatto sempre con la consueta giusta attitudine, trovando pure un buon bottino di punti.

Linus Omark (15GP, 4G, 7A, +3): Giunto a Lugano completamente fuori forma, è cresciuto progressivamente con la squadra, e il suo apporto in fatto di leadership, giocate per la squadra e punti è risultato molto importante per la crescita del gruppo nel mese di ottobre, correlato da diversi infortuni in rosa. È rimasto poco ma ha fatto di più di quello che si possa pensare, non solo sul ghiaccio.

Brendan Perlini (34GP, 4G, 8A, +7): Si partiva con quotazioni molto alte su quella che era di fatto una scommessa a basso costo, ma forse nemmeno Steinmann si immaginava che potesse andare così male. Non si discutono l’impegno, la professionalità e la dedizione, ma la sua testardaggine e quella “anarchia” offensiva spesso irritante ne hanno minato un rendimento che è andato persino sotto le già basse aspettative.

Mike Sgarbossa (27GP, 9G, 9A, -6): Ha impiegato settimane ad adattarsi, è stato frenato da un infortunio, quando è rientrato ha piazzato anche una serie di partite di buon livello, ma il rendimento sostanziale è rimasto ben sotto le aspettative e non è mai riuscito ad allineare la sua discreta visione di gioco ai ritmi serrati dell’hockey svizzero. Quando Mitell ha trovato il suo assetto ideale è rimasto in sovrannumero per qualche partita, ma invece di lottare per ritrovare un posto come hanno fatto altri (Carrick) ha picchiato i piedi altro finendo scaricato a Berna, dove si è subito distinto per dichiarazioni poco eleganti verso la sua ex squadra. Una delusione su più fronti che ha privato il Lugano di un terzo centro.

Cyrill Henry (19GP, 1G, 3A, +1): Gettato nella mischia nel top six con diverse assenze per infortunio, il giovane attaccante ha mostrato qualità molto promettenti. Il merito è anche di chi gli ha dato fiducia in un ruolo importante permettendogli di imparare e pure di sbagliare.

Curtis Valk (3GP, 1G, 2A, 0): Tre partite senza infamia né lode, non si poteva chiedere altro.

Jakob Lee (5GP, 0G, 1A, -1): Era partito con buone impressioni nel preseason, ma la concorrenza per il quarto blocco lo ha di fatto tagliato fuori. L’estate è una cosa, il campionato un’altra.

Cole Cormier (11GP, 0G, 0A, +2): Rinnovo incomprensibile della passata gestione, non ha aveva il livello per farsi spazio in squadra. Troppa foga e falli inutili, tatticamente molto acerbo.

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