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Lugano

Fa tutto il Lugano, sbatte, rimonta e regala punti al Friborgo

Sotto per 0-3, i bianconeri portano la capolista all’overtime ma sprecano tutto con un pasticcio. Un punto tanto prezioso quanto amaro nel match del rientro di Carr

Fa tutto il Lugano, sbatte, rimonta e regala punti al Friborgo

LUGANO – FRIBORGO

3-4

(0-3, 2-0, 1-0; 0-1)

Reti: 3’07 Jecker 0-1, 18’10 Brodin (DiDomenico) 0-2, 18’45 Jörg (Diaz) 0-3, 28’50 Loeffel (Boedker, Müller) 1-3, 33’50 Arcobello (Alatalo) 2-3, 45’00 Fazzini (Boedker) 3-3), 63’34 Marchon (Desharnais) 3-4

Note: Corner Arena, 4’942 spettatori
Arbitri: Stolc, Urban; Progin, Gnemmi
Penalità: Lugano 4×2′ + 1×10′, Friborgo 6×2′

Assenti: Calvin ThürkaufBernd WolfYannick Herren (infortunati), Leland IrvingLibor Hudacek (sovrannumero), Davide FadaniEvan TschumiNicolò UgazziJari NäserAlessandro Villa (Rockets)

LUGANO – Quanto fa male quel pasticcio in powerplay nell’overtime. Deve fare malissimo al Lugano perché dopo essere stati sotto per 0-3 nel primo periodo i bianconeri si erano costruiti tutte le premesse per portare a casa almeno due meritati punti contro la capolista Friborgo, che da parte sua ringrazia per i regali (almeno tre su quattro reti) e festeggia l’ennesima vittoria.

Un errore quello dei bianconeri, figlio di forse una foga eccessiva che nel giro di pochi secondi si è trasformata in panico e in un’ammucchiata di pasticci davanti a Schlegel che si era già salvato come poteva. E fa rabbia, sicuramente, perché quelle premesse il Lugano se le era meritate tutte, con una seconda parte di partita convinta e convincente, e con la pazienza giusta legata al lavoro si era costruito una rimonta che a un certo momento era sembrata insperata e impossibile.

Tornando indietro con il cronometro occorre fare luce su quel primo tempo, caratterizzato dalle tre mazzate rifilate da un cinico e solido Gottéron. Un appoggio di Jecker con Schlegel caduto sul ghiaccio per un contrasto tra un compagno e un avversario nella sua area, un errore clamoroso tra Fazzini e altri compagni di marcatura per lo 0-2 di Brodin e poi pure l’errore di Schlegel su un tiro di Jörg non innocuo al 100% ma sicuramente più che parabile.

E il Lugano? Poche cose, qualche incursione ravvicinata di Carr – che ha preso il posto di Hudacek per il suo rientro dall’infortunio – e un paio di tiri senza pretese che Berra ha rintuzzato senza troppo sforzarsi. Però il sentimento che quello 0-3 fosse fin troppo severo era sicuramente reale, perché la squadra di McSorley è stata punita con il prezzo massimo a ogni suo errore, ma non è certo stata dominata da un Friborgo che ha manovrato di più però senza far stravedere.

La scossa deve essere arrivata nella pausa, McSorley ha trovato le parole giuste per rimettere sul ghiaccio una squadra che non andava rivoltata o sgridata, ma a cui andava restituita convinzione e fiducia, perché la rimonta era possibile.

La cosa è stata provata dal fatto che i bianconeri, appena trovata la prima rete, si sono mostrati decisamente più intraprendenti e profondi nelle loro azioni offensive, contenendo bene un Friborgo che si è limitato a qualche ripartenza con i soliti Desharnais e DiDomenico, ma nel secondo tempo il lavoro è stato decisamente maggiore dalle parti di Berra che da quelle di Schlegel, tanto che il portiere ospite ha dovuto raccogliere già due dischi alle sue spalle e ringraziare anche la Dea bendata, per un tiro finito sul palo e rimbalzatogli sulla schiena per poi cadere vicino alla linea.

In quel momento però il Lugano aveva invertito la rotazione del match, Arcobello e compagni con quel 2-3 avevano legittimato una crescita costante e messo le mani su una partita che è finita sempre più sotto il loro controllo, giocata con grande convinzione e fiducia da tutti, con la guida di un Müller da fuori categoria e gli spunti di un Boedker finalmente a livelli più consoni.

Ma in tutto questo non va dimenticato il grande lavoro di un quarto blocco che ha sfiancato sempre di più il top six di Dubé, togliendo dai giochi per lunghi tempi le linee di Desharnais e DiDomenico.

Quasi naturale che si sia arrivati al 3-3 con Fazzini in powerplay e ci è mancato poco che quasi i bianconeri trovassero addirittura il gol del vantaggio ancora nel terzo periodo, ma in fondo quel punto arrivato alla terza sirena era già qualcosa dopo lo choc iniziale. E qui poi si torna alla narrativa iniziale, con il banchetto imbastito dal Friborgo con un cambio sbagliato (una delle poche penalità chiare, oltre a tutto il resto, fischiate da un quartetto arbitrale al limite dell’impresentabile) per un epilogo che sembrava ormai scritto, prima del pasticcio di Alatalo che ha lanciato il Friborgo per una rete che h dell’incredibile e dell’imperdonabile.

Aildlà del punto prezioso però il Lugano si porta a casa una prestazione per almeno due terzi convincente contro la squadra più in forma del campionato, ecco perché una vittoria in un contesto in cui i bianconeri erano riusciti in una rimonta del genere controllando la partita per lunghi tratti avrebbe avuto sicuramente una grande valenza e avrebbe lanciato altri bei segnali al campionato.

Ma tant’è, McSorley ha da lavorare ancora su questi blackout, con la consolazione di aver ritrovato una squadra di carattere e compatta quando trova la giusta determinazione. Una sconfitta del genere fa male, ma il Lugano va a dormire con la consapevolezza di avere tutti i mezzi per rimediare.


IL PROTAGONISTA

Mirco Müller: È vero, a vincere è stato il Friborgo, ma se c’è stato un giocatore che aldilà del risultato è emerso oltre tutto il contesto è stato il difensore del Lugano. L’ex NHL dimostra di essere di una categoria superiore, per la calma, la pazienza e il senso del gioco che mette in ogni suo cambio e per gestire la fese difensiva totale dei bianconeri. Non c’è un disco che vada sprecato o che non sia sicuro quando finisce sulla paletta del numero 25, e quando alza la testa alla prima pattinata è già chiaro che sarà lui ad uscire con il puck.


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