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Un Lugano da playoff sfrutta il matchball ed elimina il Ginevra!

Un gol di Alatalo lancia il Lugano nei quarti contro lo Zugo. Partita di grandi emozioni in una Cornèr Arena caldissima, McSorley elimina la sua ex squadra

© Photobruscaluckyvideo

Un Lugano da playoff sfrutta il matchball ed elimina il Ginevra!

LUGANO – GINEVRA

4-3

(1-0, 1-2, 1-1; 1-0)

Reti: 16’12 Abdelkader (Riva, Alatalo) 1-0, 22’14 Völlmin (Miranda) 1-1, 28’47 Rod (Winnik, Le Coultre) 1-2, 29’33 Thürkauf (Abdelkader, Carr) 2-2, 46’56 Riva (Abdelkader, Carr) 3-2, 52’53 Richard (Vermin, Maurer) 3-3, 62’27 Alatalo (Arcobello) 4-3

Note: Corner Arena, 5’827 spettatori
Arbitri: Stolc, Borga; Obwegeser, Cattaneo
Penalità: Lugano 1×2′, Ginevra 2×2′

Assenti: Troy JosephsMirco MüllerJulian Walker (infortunati), Yannick Herren (ammalato), Leland IrvingDavide FadaniMikkel BoedkerJuho MarkkanenNelson Chiquet (sovrannumero)

LUGANO – Il boato della Cornèr Arena al 62’27, appena la cannonata di Santeri Alatalo gonfia in maniera definitiva la rete alle spalle di Gauthier Descloux è di quelli che nella pista bianconera non si sentiva da anni. Dopo anonime eliminazioni, playoff cancellati, vere e proprie recenti figuracce, quel gol per i tifosi sa di un liberatorio eccezionale.

È vero, in fondo la squadra di McSorley si è solo assicurata i quarti di finale, ma sappiamo bene che questa squadra sul piano caratteriale, dell’unità del gruppo e della leadership interna è ben diversa da quella eliminata un anno fa mestamente da quel gol di Gian-Marco Wetter nella tristezza di quella gara-5 casalinga.

© Photobruscaluckyvideo

E quindi, i tifosi possono ben sperare – l’avversario sarà comunque lo Zugo, uno dei peggiori – perlomeno di vedere un Lugano che i playoff se li è meritati e che potrà dire la sua con orgoglio e convinzione. In fondo è proprio questo punto su cui il club aveva puntato (uno dei vari punti almeno), ossia tornare a vedere una squadra che porta sul ghiaccio emozioni positive e voglia di lottare.

Il Lugano di Gara 2 non è stato perfetto, tutt’altro, ma sul piano delle emozioni, delle reazioni e della famosa resilienza ha mostrato di essere una squadra matura, nonché superiore anche per organizzazione a un Ginevra pericoloso ma che non è sembrato in grado di giocarsi il tutto e per tutto alla Cornèr Arena.

Fondamentale per il Lugano è stato soprattutto reagire immediatamente al temporaneo vantaggio ginevrino in shorthand, con pasticcio di uno Schlegel che ha alternato parate eccezionali a quei due errori (l’altro sul 3-3 di Richard, non bloccando il disco con il guantone) e con quella rete, peraltro splendida di Thürkauf, il Lugano ha ripreso subito il discorso e ha soprattutto ributtato le emozioni positive dalla propria parte.

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La partita è stata una vera battaglia in questo senso, colpi duri e anche oltre il lecito, arbitraggio incomprensibile e di una debolezza disarmante, ambiente della Cornèr Arena esplosivo come non si vedeva forse proprio dalle vecchie sfide tra bianconeri e granata.

In questo contesto da playoff il Lugano ha fatto la partita per la maggior parte del tempo, non ha concretizzato diverse occasioni che avrebbero potuto regalargli un vantaggio più comodo dopo il 3-2 di Riva, in particolare con il due contro zero tra Arcobello e Fazzini terminato con sì la grande parata di Descloux ma che doveva invece assolutamente entrare per il 4-2 che con un Ginevra non più lucido avrebbe permesso ai padroni di casa di gestire meglio il finale.

Ma se emozioni dovevano essere allora ci sta pure l’errore di Schlegel – facile dirlo ora… – così come la clamorosa traversa di Elia Riva (che partita la sua!) a meno di tre secondi dalla terza sirena.

Ma poi il gol di Alatalo, che ha chiuso una sfida e una serie che stava andando pericolosamente verso un nugolo di errori sui due fronti, ha giustamente deciso una sfida che il Lugano ha giocato meglio, in cui ha lottato di più e tatticamente era più preparato. In fondo, aldilà del risultato tirato delle due sfide, si è capito come Cadieux si affidasse quasi esclusivamente ai suoi fortissimi stranieri, ma dopo aver perso Tömmernes dopo pochi minuti di partita, sul piano del gioco ginevrino è calato il buio in maniera progressiva, non fosse stato per le fiammate di Vatanen e Filppula, con un Winnik spento e parecchio fumoso.

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Il Lugano invece è stato trascinato dai suoi uomini chiave, da quelli che in difesa si sono presi grandi responsabilità per l’assenza – ricordiamolo – di Mirco Müller, nonostante Carr, Prince e Arcobello non abbiano disputato la miglior partita per pulizia e precisione.

Ha cambiato marcia invece Abdelkader, che se sul piano della visione di gioco non è propriamente un fuoriclasse, su quello della leadership, della lotta senza paura e delle provocazioni “tattiche” non è secondo a nessuno, e può ancora dimostrarsi un arma comunque utile se troverà la collocazione e la forma ideali.

E ora i bianconeri possono tirare, se non un urlo come quello della Cornèr Arena, almeno un grosso sospiro di sollievo. Quella mini serie che poteva trasformarsi in una trappola micidiale e rappresentare una brutta delusione è stata superata con carattere e anche per McSorley, ne siamo sicuri, questa vittoria rappresenta sicuramente qualcosa di molto importante.

Ora Fazzini e compagni incanalino il giusto entusiasmo per dei playoff brillanti, che sarebbero l’ideale dopo mesi di alti e bassi e di difficoltà non proprio da ridere.


IL PROTAGONISTA

Elia Riva: L’urlo strozzato in gola per quella clamorosa traversa a meno di tre secondi dalla terza sirena è stato gettato fuori pochi minuti di gioco dopo, quando Alatalo ha scongiurato il peggio come spesso sarebbe capitato. Aldilà di questo e del gol del provvisorio 3-2 il difensore ticinese ha giocato una partita enorme per dischi giocati e “ripuliti”, oltre 21 minuti in cui ha messo a segno 2 punti e un bilancio di +3. L’esempio perfetto di chi sa prendere quel compito in più quando è richiesto dalla situazione e in un contesto decisamente caldo.


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