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Simek: “In Slovacchia per giocare ancora davanti ai miei genitori, qui l’hockey è diverso”

L’attaccante è tornato nella sua Presov per chiudere la carriera: “Per me era un mondo sconosciuto, non avevo mai visto una partita della lega slovacca. C’è tanta intensità e fisicità, ma qui i giovani hanno una vera chance”

È sparito un po’ dai radar. Forse qualcuno ora dirà, “non sapevo nemmeno che giocasse ancora”. È proprio così, Juraj Simek, classe 1987, non ha ancora riposto i bastoni in cantina. Nella sua lunga carriera da professionista l’ala ha disputato finora ben 891 partite condite da 383 punti.

La sua figura viene ovviamente associata al Ginevra, dove ha trascorso in totale una decina di stagioni, ma Simek nel suo percorso hockeistico ha esplorato tanti altri mondi giocando ad esempio in AHL (237 match) e in Finlandia.

Dopo due anni trascorsi a Kloten, l’ex bianconero è tornato alle origini, in Slovacchia, e adesso gioca nella sua Presov, città di circa 90mila abitanti, nei pressi di Kosice e vicino alla Polonia. Una città che ha dato i natali anche all’ex attaccante Igor Liba, leggenda cecoslovacca degli anni ’80. Ma partiamo dall’inizio, Simek arrivò in Svizzera grazie al papà.

“Mio padre giocava a pallamano e si trasferì appunto in Svizzera. Io, con mia madre e mia sorella, arrivai sul suolo elvetico all’età di 4 anni, nel 1991”.

È una sorta di ciclo che si chiude con questo tuo ritorno a Presov, com’è nata la cosa?
“È andato tutto velocemente e in modo spontaneo. Ero reduce da un infortunio serio ad un braccio che mi ha messo KO per ben 8 mesi. Non sapevo se avrei continuato a giocare oppure no, dal nulla è arrivata l’offerta slovacca. Ho deciso di accettarla, chiedendo dapprima però un tryout di 2 mesi, per vedere appunto come andavano le cose. Non volevo terminare la carriera con un infortunio, inoltre i miei genitori, dopo il pensionamento del mio babbo, sono tornati a vivere qui. È bello poter giocare per un’ultima volta davanti a loro. Questo fatto ha influito sulla mia scelta. Adesso abito da loro e mia mamma mi cucina sempre i suoi manicaretti”.

Insomma è un po’ come tornare bambino. Ti senti più svizzero o slovacco?
“La mia prima casa è la Svizzera, lì si che mi sento veramente a casa, ma caratterialmente e come mentalità mi considero più slovacco, lo parlo anche perfettamente, inoltre mia moglie è slovacca. La mia routine quotidiana a Presov? Non si discosta da quella elvetica, mi alleno, gioco, mangio. L’unica differenza è che qui mi prendo il lusso di fare delle crioterapie nelle saune fredde, costano molto meno che in Svizzera”.

La grande differenza semmai è il fatto di dover vivere senza l’amata Danica e il figlio Juraj Jr…
“Sicuramente mi mancano, è reciproco, ma con il tempo ci si abitua. Intendiamoci, se dovesse esserci la necessità o qualche emergenza, lascerei perdere tutto e tornerei subito da loro nonostante ora il mio contratto sia valido sino a fine campionato. Non è stata una decisione semplice. Sono onesto, se non mi fossi infortunato, sarei rimasto a casa, ma ribadisco, non volevo appendere i pattini al chiodo in questa maniera”.

Che città è Presov?
“È la terza più popolata del Paese, è una città antica, il nucleo storico è veramente bello. Ci sono stati tanti cambiamenti e progressi negli ultimi 20 anni, un po’ come in tutto il resto della Slovacchia”.

Sportivamente come va? Sei addirittura il capitano della squadra…
“Finora ho ottenuto 6 assist in 15 partite. Sono arrivato completamente fuori forma. Gli ultimi due anni a Kloten non sono andati come avrei voluto, ho dovuto cambiare il mio stile, mi sono ritrovato a giocare in quarta linea e ancora oggi non conosco il motivo. Non ho potuto allenarmi per mesi a causa del problema al braccio, ci vuole tempo e non ho più 20 anni. Ora va un po’ meglio, sento ancora dei dolorini al braccio, prendo qualche antidolorifico. Non aver ancora segnato è frustrante, ma devo accettarlo, è già bello poter dire di essere tornato a giocare”.

C’ê molto interesse attorno alla squadra?
“La pista non è grande, giochiamo davanti a 2000-2500 persone, ma c’è molto risonanza mediatica. Ogni giorno ci sono dei reportage alla TV. La pressione dei fans è enorme, quando le cose non vanno bene protestano di brutto e criticano di bestia, molto di più che in Svizzera”.

Com’è il livello della massima lega slovacca?
“Per me era un mondo sconosciuto, non avevo mai guardato una partita del campionato slovacco, non pensavo che sarebbe stato così difficile e duro. Incontri quasi solo difensori di 190cm e 100kg che però sanno anche pattinare bene, ed inoltre qui si gioca nella maggior parte dei casi in piste piccole, il che rende il tutto ancora più difficile e veloce. Un paio di anni fa qualcuno mi disse che il livello era simile alla Swiss League, ma non è assolutamente così. È tosto, c’è più intensità rispetto alla National League e si usa molto di più il fisico. Le squadre sono anche veloci. Chiaramente in Svizzera la tecnica è migliore. È un hockey completamente diverso. Noi non siamo certo una squadra forte, ma le migliori se la potrebbero giocare tranquillamente contro una formazione elvetica. Ginevra, Bienne, ZSC, Rapperswil sarebbero nei piani altissimi della classifica, le altre avrebbero più difficoltà. In Slovacchia si dà inoltre veramente la chance ai giovani, ci sono tanti talenti di 17 0 18 anni, ancora con la griglia, che giocano in prima o seconda linea. In Svizzera è utopia, mi piace tantissimo vederli all’opera”.

Ci parli degli stipendi?
“Qui a Presov è una situazione precaria, i giocatori guadagnano 1’000 euro al mese. Io ho degli sponsor privati. In altre realtà slovacche si può arrivare a guadagnare tra i 10’000 e i 15’000 euro mensili, ma sono rarità. Ti rendi conto di quanto siamo fortunati e privilegiati noi giocatori svizzeri. Riceviamo molti più soldi fornendo praticamente le stesse prestazioni”.

Con te gioca anche l’ex Ticino Rockets, Max Gerlach, topscorer della squadra…
“Non abbiamo molti contatti, qui ci sono 6-7 nordamericani sotto contratto e hanno creato il loro gruppetto fuori dal ghiaccio che è separato dal resto. Non è ideale, è un peccato, ma bisogna accettarlo, è comunque una brava persona”.

Presov si trova a solamente due ore dal confine ucraino, la gente sente l’influsso della guerra?
“Non si capta nulla qui, non si parla al riguardo, la vita si svolge normalmente”.

Hai passato buona parte dell’estate ad allenare bambini in diversi camp hockeistici dedicati a loro, corsi organizzati dall’ex giocatore e ora agente Sven Helfenstein…
“Mi è piaciuto tantissimo, l’hockey è la mia passione, è bello poter dare un po’ della tua esperienza ai ragazzini. Vorrei continuare in questo ambito, Alleno anche molto mio figlio”.

Lui ha 7 anni, nei video che pubblichi su Instagram sembra un fenomeno…
“Attualmente e più forte dei suoi coetanei, ma è duro fare previsioni. Il futuro dirà se avrà prospettive hockeistiche. Dal nulla non arriva nulla, se vorrà davvero fare carriera dovrà lavorare molto. Già adesso investe molto del suo tempo, ma non si limita all’hockey. Pratica molti sport, ad esempio, basket, bicicletta, trampolino e altro ancora. Certo che l’hockey occupa la parte preponderante della sua vita. Al mattino, prima di recarsi a scuola, carica apposta da solo la sveglia anticipatamente per svegliarsi prima e avere il tempo di guardare le highlights della NHL”.

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