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Per il Ginevra Servette l’estate 2026 rappresenta un passaggio interessante. Dopo due stagioni senza playoff, i granata sono tornati tra le protagoniste della National League, chiudendo l’ultima regular season al terzo posto e spingendosi sino alla semifinale. Il quarto vinto in Gara 7 contro il Losanna ha ridato concretezza al potenziale del Servette, ma ora servirà una conferma e un passo in avanti.
Il nuovo ciclo sarà guidato dall’head coach Sam Hallam, affiancato da Marco Bayer e Christer Olsson. In squadra il Ginevra ha perso Tim Berni ed Eric Schneller – oltre a non aver confermato Pouliot – ed ha fatto registrare gli arrivi di Ramon Untersander, Mika Henauer, Jérémie Bucheler, Nicolas Müller e Tristan Lemyre. La rosa resta ricca di talento e personalità, ma non mancano interrogativi concreti. Ecco i principali quesiti in vista dell’annata 2026/27.
1. Hallam saprà incidere subito sul nuovo ciclo granata?

L’arrivo di Sam Hallam è il tema principale dell’estate ginevrina. Il tecnico svedese torna al lavoro quotidiano di club dopo l’esperienza di quattro anni alla guida della Nazionale svedese, portando un profilo di alto livello e una reputazione costruita anche con i successi in SHL. Negli ultimi anni è però anche stato messo fortemente in discussione in seguito ai risultati della Svezia. La domanda è capire quanto rapidamente riuscirà a trasferire i suoi principi a un gruppo ricco di personalità forti e già ben indirizzato. Il Ginevra non parte da zero, ma il nuovo staff dovrà dare continuità e una direzione chiara senza stravolgere quanto di buono si è visto nell’ultima stagione.
2. Charlin può diventare il vero fattore decisivo tra i pali?

La scorsa stagione è stata solamente “tiepida” per Stéphane Charlin, che tornava a Les Vernets dopo i grandi numeri fatti registrare a difesa della porta del Langnau. La gerarchia è chiara e Robert Mayer ha il ruolo di backup d’esperienza, e questo dovrebbe permettere a Charlin di continuare a lavorare con continuità. Per fare un ulteriore passo avanti dovrà però confermarsi anche quando arriveranno i giochi che contano, visto che negli scorsi playoff non aveva raggiunto nemmeno il 90% di interventi sull’arco di 11 incontri.
3. La difesa sarà più completa anche senza Berni?

La partenza di Tim Berni verso gli ZSC Lions toglie al Ginevra un difensore svizzero moderno, mobile e capace di giocare tanti minuti. La risposta del club non si è fatta attendere, con l’arrivo di Ramon Untersander e gli innesti di Mika Henauer e Jérémie Bucheler per aumentare profondità e concorrenza. Con Rutta, Saarijärvi, Le Coultre, Karrer, Sutter e Chanton la difesa resta attrezzata, ma dovrà trovare nuovi equilibri. Il reparto sembra più completo, ma non è scontato che si presenti organizzato e “ben oliato” sin da subito.
4. L’attacco dipenderà ancora troppo dai suoi stranieri?

Il Ginevra ha qualità offensiva, ma la scorsa stagione il peso della produzione è ricaduto soprattutto sui suoi uomini di punta stranieri. Granlund è stato top scorer della lega, Puljujärvi ha avuto un impatto importante e Manninen ha confermato il suo valore, mentre Vesey ha aggiunto concretezza in un ruolo meno appariscente. Il salto ulteriore dovrà però arrivare dal blocco svizzero, perché Praplan, Miranda, Rod, Verboon e il nuovo arrivato Nicolas Müller dovranno garantire un contributo tangibile migliore. Anche Akeson è un tema interessante, dopo che nella passata stagione era stato impiegato sole 15 volte visto che l’atteso passaporto svizzero era arrivato solamente a gennaio.
5. Il Ginevra è davvero tornato tra le squadre da titolo?

(JustPictures)
La scorsa stagione ha rimesso il Ginevra nella parte alta della National League, ma il prossimo passo sarà il più difficile. Dopo due annate senza playoff nonostante il buon potenziale, il terzo posto in regular season e la semifinale hanno rappresentato un rilancio importante, però ora servirà confermare quel livello e dimostrare di poter fare ulteriori passi avanti con l’arrivo del nuovo staff. Il roster resta profondo e ricco di talento, ma alcuni equilibri sono cambiati soprattutto pensando all’arrivo di nuovo coach e i cambiamenti in difesa. Per questo l’annata 2026/27 dirà se i granata sono “semplicemente” rientrati tra le buone squadre del campionato, oppure se possono davvero tornare a essere una candidata concreta al titolo.

