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L’attacco fa cilecca e il Lugano frena contro gli ZSC Lions

Nonostante una buona prova i bianconeri non sono riusciti a sfruttare le loro occasioni. Decide una rete di Riedi nel dopo un gol annullato a Bennett

L’attacco fa cilecca e il Lugano frena contro gli ZSC Lions

LUGANO – ZSC LIONS

0-1

(0-0, 0-0, 0-1)

Rete: 42’07 Riedi (Schäppi, Chris Baltisberger) 0-1

Note: Cornèr Arena, 4’836 spettatori
Arbitri: Kohlmüller, Piechaczek; Wolf, Gurtner
Penalità: Lugano 5×2′, ZSC Lions 5×2′

Assenti: Daniel CarrJulian Walker (infortunati), Brett Connolly (sovrannumero) Thibault FattonDavide FadaniNicolò UgazziJari NäserAlessandro VillaRiccardo Werder (Rockets)

LUGANO – Una sola rete subita, una sola segnata. Se sul piano difensivo ad oggi c’è ben poco da rimproverare ai bianconeri, su quello offensivo qualche domanda è pur lecito porsela. È vero anche che la prestazione di martedì sera contro gli ZSC Lions è stata ben diversa rispetto a quella della prima uscita contro l’Ajoie, e questo lascia ancor più l’amaro in bocca ai ragazzi di McSorley.

Il coach canadese da par suo ha il compito di trovare le soluzioni, ma se Connolly pur con tutte le buone premesse del caso, non può essere l’unica svolta per un attacco che al momento fatica tremendamente a sfruttare le occasione che – cosa positiva – riesce a creare con una certa ed invidiabile regolarità.

Niente di estremamente allarmante, ci mancherebbe, ma se i bianconeri puntavano a una partenza “veloce” in campionato dovranno sicuramente migliorare diversi aspetti del loro gioco offensivo, nel quale va inserito un powerplay che di nuovo ha fatto cilecca, anche per la macchinosità ad entrare nel terzo offensivo, con quel lungo periodo in 5 contro 3 in cui Granlund e compagni non hanno cavato un ragno dal buco, con oltretutto un incomprensibile time out chiamato da McSorley a quattro secondi dalla sirena.

Proprio il finlandese è uno di quei giocatori attesi prima o poi a un’impennata nel loro impatto di gioco, per il momento il numero 60 si limita a un buon gioco difensivo e a un ruolo di centro prettamente di sponda e di lavoro, mancando però in fantasia e creazione offensiva, caratteristiche che a questo Lugano invece servono come il pane.

In una partita molto combattuta, giocata in spazi stretti e ricca di duelli individuali dai quali il Lugano è uscito spesso vincitore, a farla da protagonisti sono stati quindi i portieri, e se da una parte Koskinen ha tenuto fino al tiro di Riedi, dall’altra parte Hrubec era capitolato solo al gol poi annullato a Bennett.

Il nazionale ceco ha sfoderato interventi di grande classe e in più di un’occasione ha fermato le giocate più pericolose dei bianconeri (su tutte quella di Andersson nel secondo periodo) i quali hanno avuto il merito di saper penetrare lo slot degli ospiti in diverse occasioni facendosi largo fisicamente e sfruttando gli errori in uscita grazie al forecheck.

In fondo è stata una partita che il Lugano avrebbe potuto vincere con autorità, il lato positivo sta proprio nella prestazione di carattere e forza, meno in quello della finalizzazione e della “calma” all’ultimo tocco davanti al portiere. In questo senso si attendono ancora gli impulsi – oltre al citato Granlund – di un Fazzini quasi invisibile, che in una linea completata da Arcobello e Marco Müller sembra per ora quello meno saldato ai compagni.

Segnali positivi per contro vengono dalla difesa, con un Koskinen ben protetto e capace di pungere con le scorribande di Andersson (uno dei più attivi della squadra martedì), Alatalo e Kaski, con la solita solidità ed efficacia di Mirco Müller a comandare su tutti.

Un primo passo avanti è stato fatto, ma per i prossimi però ci si attende una rapida accelerata, magari con un Connolly a rivitalizzare un attacco che per ora gira a vuoto.


IL PROTAGONISTA

Simon Hrubec: Battuto solo da Bennett e poi salvato dal coaches’ challenge, il portiere dei Lions ha vinto la sfida contro il suo dirimpettaio Koskinen (comunque positivo) tenendo in piedi la sua squadra sulle conclusioni ravvicinate dei bianconeri. Sicuro e preciso nei movimenti, il ceco ha pure lui contribuito a fare dell’attacco bianconero un’arma dalle polveri bagnate.


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