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Il Lugano domina a lungo ma alla Resega a vincere è lo Zugo

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LUGANO – A pochi turni dai play off, pur non avendo ancora la matematica certezza di parteciparvi, anche al Lugano occorre qualche prova generale. E quella di venerdì sera alla Resega poteva essere la prova ideale, magari contro uno degli avversari tra i più probabili nei quarti, quello Zugo che a detta di molti si è indebolito nettamente con la fine del lock out ma che dopo aver sagacemente cambiato tipo di gioco si è comunque assicurato fin qui il terzo posto in classifica.

Non che sia imbattibile la squadra di Shedden, tutt’altro, visto che basa il suo gioco sulla velocità di Omark e Martschini, sugli special teams e sulla bravura del portiere, ma senza la dovuta concretezza può riservare brutte sorprese. Ed è successo al Lugano, sceso in pista con la medesima formazione vista prima della pausa, che ha dominato l’incontro per almeno 45 dei 60′ totali, ma che non ha saputo rispondere – almeno in parte – al cinismo di Holden e compagni.

DSC_3706(© A. Branca)

Dopo un primo tempo giocato in attacco, riuscire ad andare in pausa sotto di due reti deve essere alquanto frustrante, e il rientro sul ghiaccio non ha cambiato la musica: Lugano propositivo, dal gioco avvolgente e abbastanza ordinato in difesa, ma forse frastornato anche dall’uscita di Manzato – si parla di grave infortunio al ginocchio sinistro – non sufficientemente concreto per bucare l’ottimo Markkanen. E ovvia è arrivata anche la terza sberla, che però ha avuto il “merito” di svegliare i bianconeri, che nello spazio di nemmeno due minuti e mezzo hanno riportato in parità il match, grazie ad una grande convinzione e rabbia agonistica. Agonismo e rabbia che però sono stati smorzati dalla rete di Fischer in apertura di terzo periodo, che ha equilibrato la sfida, almeno sul piano del gioco, e non ha più permesso ai bianconeri di sovrastare gli ospiti come nel resto del match.

La sostanziale differenza l’hanno fatta le situazioni speciali e pesa come un macigno il fatto di non aver sfruttato 1’28” di doppia superiorità numerica ancora nel secondo tempo sul 3 a 3, che avrebbe potuto indirizzare la gara su altri binari. La concretezza e il cinismo mostrati dallo Zugo devono essere una lezione da imparare di nuovo in vista dei giochi che contano, perché come si è visto, dominare l’avversario e giocare meglio non serve a molto se non si sfruttano le occasioni, ciò che importerà veramente sarà il risultato finale.

DSC_3388(© A. Branca)

Tra il lati positivi della sfida si sono visto diversi uomini in un ottimo stato di forma, tra i quali spicca ancora un Metropolit sempre eccezionale nel condurre gioco e “spaccare” le linee avversarie. Grande partita anche per Simion, autore di una splendida rete in azione personale, e schierato più volte da Huras pure in power play, dove ha messo a disposizione dei compagni il suo fisico e una visione di gioco davvero autorevoli. Nelle retrovie ottima prestazione di Morant, sempre pronto nelle chiusure, aggressivo quanto basta e ordinato nel suo compito, senza disdegnare qualche tiro dalla linea blu. Manzato prima e Flueckiger poi non hanno colpe particolari sulle reti subite, ma il pensiero va tutto allo sfortunato numero 84, che a questo punto lascia spazio ad un portiere altrettanto bravo il quale ora può dimostrare che di Ronnie Rueger ne possono nascere altri.

La sconfitta brucia per la maniera in cui è maturata, ma le premesse sono comunque buone. Attenzione però, i play off sono vicini, e le situazioni speciali sono da aggiustare in fretta, anche se il rientro di un certo Domenichelli potrebbe aiutare non poco in questo senso.

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