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Lugano

Il Lugano deve sudare per riuscire a battere 2-1 lo Zugo

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LUGANO – Un confronto a specchio con la scorsa stagione la dice lunga sulla crescita e le future potenzialità del Lugano. Partiti quasi a razzo nel settembre precedente al caos provocato dal lockout, i bianconeri si ritrovarono all’11esimo posto a Natale. Questa stagione, dopo una partenza a dir poco stentata, la squadra affidata a Patrick Fischer si è resa protagonista di una irresistibile progressione che l’ha portata fino all’attuale 6° posizione, in coabitazione con Davos (4°) e Kloten (5°) e dietro agli aviatori solo per la differenza reti.

Una progressione figlia di una rivoluzione Fischeriana che ha mietuto vittime illustri e portato alla ribalta giocatori più disposti di altri a sacrificare le proprie statistiche personali per il bene di un progetto finalmente credibile.

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L’unità di gruppo che ha permesso di uscire da momenti maledettamente difficili, e che oggi, con la consapevolezza di mezzi piuttosto notevoli, permette ai bianconeri di vincere quelle partite giocate maluccio, o perlomeno non sui standard ideali, che in tempi non sospetti sono costate diversi punti pesanti. Una di queste partite è stata anche quella dell’antivigilia di Natale contro il disastrato Zugo, arrivato a sfidare alla Resega un Lugano falcidiato dalle pesanti assenze di difesa (Ulmer, Schlumpf, Hirschi) e dei giovani Simion, Fazzini e Merzlikins impegnati con le rappresentative nazionali. Allora “giocoforza” dentro Heikkinen a rimpolpare la difesa e Micflikier nel ruolo del sacrificato.

E lo Zugo, che ormai poco ha da perdere, è sceso in Ticino con un piglio deciso e battagliero, pur sempre con tutti i limiti che lo contraddistingue. Il Lugano è andato in difficoltà nei minuti iniziali, tanto da costringere Fischer a chiamare un time out poco prima di giocare un power play. Se il time out abbia fatto effetto o se sia solo stato frutto della logica della partita poco importa, fatto sta che il Lugano, al primo vero affondo è andato in rete con la premiata ditta McleanKostner, e l’altoatesino – che ha portato sul petto una meritatissima “A” – ha lasciato al comodo compito di segnare a porta quasi sguarnita dopo aver saltato in modo spettacolare un difensore.

Lugano avviato ad un facile successo? Niente di tutto ciò, le assenze di Hirschi, Ulmer e Schlumpf, un Vauclair non al meglio e Heikkinen poco ispirato hanno lasciato una difesa piuttosto “operaia” e poco propensa alla costruzione del gioco, a causa delle poche mani buone presenti. Proprio Heikkinen, a poco dall’inizio del secondo tempo, ha commesso un errore a dir poco clamoroso, praticamente un assist a Suri in short hand, con il futuro attaccante dei Tampa Bay Lightnings che ha freddato l’ottimo Manzato, portando al pareggio gli ospiti.

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Il Lugano ha faticato a costruire trame veloci, a causa dell’assenza dei difensori potatori del disco e d’impostazione, e molti attaccanti, vedasi Pettersson e Kostner si sono sdoppiati per cercare di portare velocità ripartendo dalle retrovie. Ma dove la tecnica e gli schemi non arrivavano, ci ha pensato la forza del gruppo e la volontà, quella volontà tremenda che Reuille a messo sulla sua azione al 43’, quando in doppia battuta ha superato Kilpeläinen per il game winning gol. Da lì in poi lo Zugo poco ha potuto, il Lugano ha portato molto fore checking sui portatori del disco, e dove non arrivavano i giocatori di movimento, un Manzato in serata di grazia ha chiuso ogni varco.

E anche grazie ai portieri, come Manzato, davvero in gran forma, i bianconeri continuano a subire pochissime reti, e anche se l’attacco non produce sempre molte reti, la difesa è l’arma in più per fare strada. Fischer ha avuto il merito di saper condurre alla vittoria un squadra scesa in pista a ranghi decisamente “spogli”, con il giovane Romanenghi che ha completato il quarto blocco. Merito anche ai difensori, all’immagine di un Blatter spesso pesantemente criticato – pure da chi scrive – che ha saputo nelle ultime settimane alzare il proprio livello per adattarsi a un gruppo dalla mentalità vincente.

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Messo in pista a causa delle assenze, Heikkinen ha confrermato di non essere in un gran periodo. L’errore sulla rete di Suri e le indecisioni al tiro ne sono testimoni. In avanti Kostner si conferma ad altissimi livelli, e anche se sotto porta le mani tremano sempre un pochino, la sua visione di gioco è di alto cabotaggio. Pettersson si è sbattuto, ha recuperato dischi, mandato assist al bacio e preso molte botte, insomma un vero gladiatore, ma forse una pausa gli farà ritrovare un po’ di lucidità spesso mancata ultimamente davanti ai portieri.

Nota dolente di nuovo il power play, esercizio allenato da Fischer durante questi dieci giorni, ma dovrà essere valutato con i ritorni dei difensori dalle mani buone e di Micflikier.

Per il resto, una partita vinta con la testa di chi è consapevole della forza del gruppo e dei limiti individuali, ad immagine di Maurer, di certo difensore non spettacolare, ma già fondamentale per la determinazione e la capacità di sacrificarsi e calarsi nel suo ruolo, capace di giocare con grande semplicità ma altrettanta efficacia.

Il Natale sarà sereno per il Lugano, decisamente diverso rispetto a un anno fa, e la pausa può essere l’ideale per ricaricare le pile e continuare a progredire negli schemi di gioco.

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