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Lugano

Il Lugano ama il pericolo ma infine la spunta ai rigori

I bianconeri si aggiudicano anche l’ultima sfida contro il Davos dopo aver subito di nuovo una rimonta di tre gol. Ancora a segno il canadese Troy Josephs

Il Lugano ama il pericolo ma infine la spunta ai rigori

DAVOS – LUGANO

5-6

(0-2, 4-3, 1-0; 0-1)

Reti: 1’51 Herburger (Lammer, Josephs) 0-1, 19’05 Boedker (Arcobello, Heed) 0-2, 20’23 Marc Wieser (Ullström, Corvi) 1-2, 24’49 Lammer (Bürgler, Loeffel) 1-3, 27’43 Lammer (Loeffel) 1-4, 35’00 Ullström (Nygren, Corvi) 2-4, 35’26 Josephs (Chiesa, Lammer) 2-5, 38’31 Frehner (Baumgartner, Hänggi) 3-5, 39’00 Nygren (Herzog, Egli) 4-5, 41’07 Corvi (Ullström, Palushaj) 5-5

Rigori: Fazzini, Boedker, Ambühl, Josephs

Note: Eisstadion Davos, porte chiuse. Arbitri Lemelin, Tscherrig; Pitton, Steeenstra
Penalità: Davos 4×2′, Lugano 3×2′

Assenti: Julian WalkerAlessio BertaggiaTim TraberJani Lajunen (infortunati), Loic VedovaEliot Antonietti (sovrannumero)

DAVOS – Venerdì sesto derby stagionale e sesta vittoria sull’Ambrì, sabato sesta sfida al Davos e sesta vittoria sui grigionesi. Il Lugano ha fatto il pieno contro i due avversari del weekend e sulla pista dei gialloblù, per la prima volta in stagione Fazzini e compagni sono andati ai rigori, vincendo pure questo esercizio.

Sono insomma cinque i punti incamerati dai ragazzi di Serge Pelletier nel fine settimana, e sono ben otto le vittorie consecutive, una striscia positiva che non si vedeva da anni.  E si può persino dire che la sfida contro la banda di Wohlwend ha quasi assunto le sembianze del derby della sera precedente per come si è sviluppata, senza il pazzo finale ma con certe caratteristiche che il Lugano non ha saputo smentire.

Prima il vantaggio di 2-0 nel primo tempo, trovato con le due belle reti di Herburger e Boedker (da manuale il cambio e la pressione del primo blocco che ha portato in rete il danese) quindi l’allungo fin sul 4-1 e 5-2 nel secondo periodo e poi il black out.

Come contro i leventinesi – e non solo, di episodi in stagione ce ne sono stati altri – il Lugano si è spento e ha cominciato a guardarsi allo specchio, rovinando quanto fatto in 35 minuti ottimi, a tratti eccellenti. Fino alla rete di Josephs (altra partita convincente del canadese, a segno anche con un pregevole rigore) il Lugano era in pieno controllo della partita, Zurkirchen passava ben pochi pericoli e dall’altra parte Mayer si ritrovava spesso faccia a faccia con gli attaccanti bianconeri, capaci di far saltare il fragile impianto difensivo dei grigionesi e ad entrare spesso nel terzo offensivo in velocità.

Poi come già detto è calata la notte, soprattutto sul reparto difensivo, slegato e disattento – Heed e Wellinger responsabili su almeno due reti nel finale di periodo centrale – incapace di giocare ancora con la stessa grinta e disciplina, lasciando decisamente troppi spazi ai veloci attaccanti del Davos.

Poi la sostituzione di Zurkirchen, che stando alla RSI ha avuto dei giramenti di testa ed ha preferito non rientrare dopo la seconda pausa, e l’entrata in materia di Schlegel nel tempo conclusivo che è stata da dimenticare. L’ex Berna si è poi riscattato con un paio di interventi miracolosi, anche se poi la partita è andata logicamente equilibrandosi e appiattatendosi con il passare dei minuti, con le due squadre più prudenti e attente.

Con il passare dei minuti è risultato evidente il calo di continuità e qualità del Lugano in diversi esercizi, dagli ingaggi – dove si sente la mancanza di Lajunen, soprattutto in zona difensiva – alle situazioni speciali, con un box play calato al 33% e un power play che ha sì prodotto la rete del 3-1 ma che si è mosso a singhiozzo, in particolare con quel 4 contro 3 nell’overtime giocato piuttosto male e prevedibilmente nonostante gli spazi a disposizione.

Occorre capire se questi cali e blackout sono solo amplificati dal momento fitto di impegni oppure se ultimamente i bianconeri amino un po’ troppo giocare con il fuoco, un problema riconosciuto sia dallo staff tecnico che pure dal direttore sportivo, che aveva dato il suo monito a proposito di questo fattore. Si fa sentire pure l’assenza di Lajunen, uscito proprio nel suo miglior momento della stagione, pochi come lui sanno dare equilibrio alla squadra e vincere tanti duelli individuali, pur se il suo sostituto sta convincendo nelle sue prestazioni.

Troy Josephs è andato a segno di nuovo, stavolta con una rete da attaccante puro, si è procurato la penalità nell’overtime e ha segnato il rigore decisivo con sicurezza e pure una certa classe.

Ad ogni modo il Lugano rimane lassù tra le top 4 della classifica, e la sfida di martedì contro il Losanna (secondo) si prospetta come un esame di maturità a ridosso della parte più importante della stagione.


IL PROTAGONISTA

Dominic Lammer: Glielo avevamo augurato anche noi in settimana di riuscire a cancellare lo zero dalla voce dei gol segnati e il numero 12 è finalmente riuscito a sbloccarsi con una doppietta in tre minuti. Non sono arrivate per caso quelle due reti (e i due assist) dato che Lammer ha giocato forse la sua miglior partita stagionale ed è in netta crescita già da un paio di settimane. Quelle esultanze rabbiose le avrebbe meritate già qualche partita fa.


HIGHLIGHTS

Redattore, Alessandro Zacchetti si occupa di articoli e interviste relative all’HC Lugano e ai Ticino Rockets, con un occhio verso l’hockey europeo.

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