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Ambrì Piotta

Chlapik: “Una grande sfida per crescere ancora, arrivo ad Ambrì per fare la differenza”

Il ceco è reduce da un’ottima stagione: “Tornando in Cechia ho ritrovato tranquillità e gioia di giocare, ma puntavo alla Svizzera per progredire. So cosa ci si attende da uno straniero, voglio essere un punto di riferimento”

© Michal Kamaryt

BELLINZONA – Questi primi giorni in Ticino rappresentano solamente una toccata e fuga per Filip Chlapik – che raggiungerà definitivamente l’Ambrì Piotta solamente più avanti – ma sono stati sufficienti per prendere contatto con la realtà biancoblù e ritrovare l’amico d’infanzia Michael Spacek.

“Sono arrivato nella giornata di martedì, e sinora sono rimasto molto colpito. La natura in Svizzera è davvero meravigliosa, ed ho anche potuto visitare la bellissima nuova pista dell’Ambrì Piotta”, ci ha spiegato l’attaccante ceco. “È inoltre stato bello allenarsi con i miei nuovi compagni di squadra e conoscerli un po’… Alcuni di loro mi hanno anche portato fuori a cena! È stata però solo una veloce visita con l’obiettivo di conoscere l’allenatore ed il resto della squadra, giovedì infatti ripartirò ma è stato importante iniziare a conoscerci un po’ prima dell’inizio ufficiale della stagione.

Avevi firmato per l’Ambrì Piotta già nel mese di gennaio, cosa ti aveva convinto così presto a trasferirti in Svizzera?
“Lo scorso anno ho vissuto un buon inizio, ma ero tornato allo Sparta Praga solamente per poter essere nel contesto ideale per ritrovare la fiducia nel mio gioco. Ero però consapevole di aver bisogno di una sfida più grande per fare un passo avanti nella mia carriera, ed ho individuato nella Svizzera il mio obiettivo perché la ritengo la miglior lega in Europa. Ho discusso con alcune squadre e con l’Ambrì ho subito avuto le sensazioni migliori, dunque ho deciso di non attendere oltre ed ho fatto la mia scelta”.

Hai avuto un’ottima stagione, cosa ha funzionato particolarmente?
“Il fattore più importante è stata la tranquillità di poter essere finalmente a casa, dopo sette anni passati all’estero. Mentalmente ero nella posizione ideale e quando scendevo in pista mi sono sempre divertito, e questo ha fatto una grande differenza. Lo stesso approccio voglio averlo con l’Ambrì Piotta, voglio godermi il periodo in biancoblù perché so che è questo il modo per far succedere le cose migliori”.

L’avventura ad Ambrì sarà importante per la tua carriera, il campionato svizzero ha rappresentato per molti il trampolino per la NHL…
“Sicuramente sarà una fase importante della mia carriera. Giocando in Cechia è infatti molto difficile ottenere un contratto one-way in NHL, ma se saprò dimostrare di poter avere lo stesso impatto anche nella lega svizzera, allora le chance di avere una chiamata da oltre oceano aumenteranno. Ma è musica del futuro e non è su questo che mi sto concentrando, per me si tratta ora di proseguire a piccoli passi a partire da una buona preparazione per la stagione. Il focus sarà poi naturalmente sulla squadra, se giocherò bene ed aiuterò l’Ambrì a vincere sarà positivo per tutti”.

Hai iniziato la tua carriera come centro, ma ad Ambrì arrivi nel ruolo di ala…
“Crescendo ho sempre giocato come centro, ma una volta arrivato in Nordamerica mi è stato chiesto di cambiare il mio gioco diventando un’ala con uno stile prevalentemente fisico. Lo stesso è successo quando ho militato in NHL, non c’erano posti disponibili al centro e dunque ho iniziato sempre più a giocare in una posizione diversa. Nell’ultima stagione invece sono sceso in pista in entrambi i ruoli, a dipendenza delle esigenze della squadra, e questo ha portato anche un po’ di confusione nel mio gioco. Ad ogni modo se al mio fianco ho un buon centro – come Michael Spacek – sarò ben felice di giocare all’ala”.

© HCAP

Ad Ambrì ritroverai proprio lui, cosa ci puoi raccontare?
“Abbiamo giocato le prime volte assieme quando avevo circa dieci anni e poi le nostre strade si sono incrociate spesso anche nella nazionali giovanili a partire dai quindici anni, ed era nostra abitudine essere compagni di stanza in quelle occasioni. Ci conosciamo dunque da parecchio tempo e ci piace molto giocare assieme, siamo molto eccitati all’idea di poterlo fare ad Ambrì e speriamo che le cose possano funzionare”.

Da bambino volevi essere un portiere, ma poi tuo padre ti ha fatto cambiare idea…
“Sì, è andata più o meno così (ride, ndr). Quando ero piccolo il mio eroe era Tomas Vokoun, che ammiravo soprattutto nelle partite con la Nazionale, e dunque quando mi ritrovavo a giocare delle partitelle volevo sempre stare in porta per cercare di imitare le sue gesta. Mio padre mi ha però fatto un bel discorsetto… “No no, sarai un attaccante, il tuo compito sarà quello di segnare”, e così ho fatto”.

A quel punto un esempio è diventato David Krejci, anche se oggi per te è meno d’attualità visto che ti vedremo in pista all’ala…
“Esatto, anzi penso che oggi sia Spacek ad essere più simile a Krejci nel suo gioco. Inizialmente ero anch’io un playmaker, ma negli ultimi anni ho cercato di andare più spesso al tiro e puntare maggiormente sulla porta avversaria”.

Come straniero sarai una parte importante della squadra, come immagini il tuo ruolo nell’Ambrì Piotta?
“Su questo avrò un’idea più precisa dopo il mio primo meeting con Cereda, ma ad ogni modo quando un club svizzero ingaggia uno straniero non si aspetta certo da lui un ruolo da terza linea. Sappiamo di essere qui per fare la differenza e diventare il punto di riferimento della squadra, e questo è esattamente ciò che vogliamo fare. L’obiettivo è di vincere ogni partita, cosa che ovviamente non accadrà, ma vogliamo giocare bene per essere dei difference makers”.

Pensando alla Nazionale eri stato tagliato a pochi giorni dal Mondiale, è stato deludente dopo la stagione che hai avuto?
“La scorsa stagione ho mancato sia le Olimpiadi che i Mondiali, e considerando la stagione che ho avuto sicuramente è stato frustrante per me. In Nazionale è arrivato un nuovo coach e non abbiamo avuto molto tempo per conoscerci, la situazione non ha dunque aiutato. Le cose sarebbero potute andare diversamente, ma sono arrivato in una squadra in cui diversi giocatori si stavano già allenando assieme da sei settimane, invece io ho avuto solo quattro giorni a disposizione. Jalonen ha così potuto conoscere meglio altri elementi, mentre a me è rimasta un po’ di frustrazione ma anche l’opportunità di prepararmi meglio per la prossima stagione”.

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