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Chiesa: “È dura lasciare così ma non ho rimpianti, mi sono goduto ogni momento”

Dopo oltre 800 partite in NL il numero 27 appende i pattini al chiodo: “È una decisione che ho preso personalmente per iniziare un nuovo capitolo della mia vita, non avrei più potuto dare il 100%. Un grazie a tutti i tifosi per l’affetto”

LUGANO – È ancora forse troppo concentrato sulla sfida per rendersi conto che Gara 4 contro lo Zugo è stata la sua ultima partita della carriera. Però Alessandro Chiesa ha potuto godersi gli applausi e l’affetto del pubblico a fine partita, prima di annunciare in via ufficiale il suo ritiro dall’hockey giocato: “Ringrazio tutti per questi momenti speciali – esordisce l’ex capitano bianconero – anche i tifosi e la curva in particolare che mi hanno riservato questo bel momento. Avrei voluto lasciare in un’altra maniera, ma questo è lo sport e va accettato”.

Alessandro Chiesa, quali sono le emozioni che stai provando ora? Più rivolte alla fine della tua carriera o all’eliminazione del Lugano?
“Al momento i sentimenti sono ancora un po’ confusi, contrastanti, penso di più all’eliminazione che al resto, avrei veramente voluto portare avanti questa serie più di ogni cosa. Sono stati anni bellissimi, me li sono goduti tutti, dal primo all’ultimo momento, anche se ovviamente avrei voluto lasciare in un frangente migliore. Ma se devo guardarmi indietro e pensare a tutto quello che ho potuto fare e ricevere dico solo che sono grato di aver potuto vivere questi anni”.

Quando è nata la tua decisione di appendere i pattini al chiodo?
“In questa stagione mi sono preso il tempo per pensare alla decisione giusta, ho davanti a me altri trent’anni prima della pensione vera e propria e quindi ho deciso di investire sulla seconda parte della mia vita professionale. Quello di cui sono sempre stato sicuro è che avrei deciso solo io di smettere e lo avrei fatto trovandomi ancora ad alti livelli, quindi sto bene con questo”.

Quando sei andato sotto la curva a salutare i tifosi per l’ultima volta hai ripensato ai momenti vissuti con la maglia bianconera?
“Sono riaffiorati molti ricordi, sia belli che brutti proprio perché mi sono goduto appieno ogni momento della mia carriera, quindi mi risulta difficile anche fare una classifica. Di certo il titolo vinto qui a Lugano al mio primo anno da professionista e il famoso rigore di Philippe Furrer che ci ha riportato in finale sono quelli che più amo ricordare”.

Si era parlato della possibilità di vederti giocare con la maglia dell’Ajoie di Julien Vauclair oppure di continuare con il Lugano. Erano possibilità concrete?
“Ovviamente ho pensato di andare avanti e ne avrei avuta la possibilità, con Julien Vauclair in particolare ne avevamo ancora parlato, ma avevo già preso delle decisioni sulla mia vita molto importanti come l’inizio di nuovi studi e questo non mi avrebbe permesso di dare il 100% da giocatore. Mi sono detto quindi che non avrei continuato a giocare se non avessi avuto la possibilità di dare tutto come fatto fino ad oggi”.

C’è la possibilità che anche tu, proprio come Vauclair o Sannitz rimanga nel mondo dell’hockey?
“Restare nel mondo dell’hockey non giocato per me sarebbe importante, per questo dico che con il Lugano abbiamo già intavolato delle discussioni, presto avrete anche notizie in merito a questo”.

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