Social Media HSHS

Interviste

Shore: “Volevo davvero il Lugano, lavorerò per restare e sfruttare questa opportunità”

L’ex biancoblù è tornato in Ticino: “Il titolo con lo Zugo è stato uno dei momenti più belli della mia carriera. Il mio periodo ad Ambrì? Lo avevo apprezzato, peccato le cose non abbiano funzionato come speravamo”

LUGANO – È ufficialmente partito il periodo di avvicinamento alla prossima stagione del Lugano, e tra i nuovi volti per i bianconeri c’è anche Nick Shore, ultimo ingaggio di una fase di mercato che il club spera possa permettere alla squadra di fare un ulteriore passo avanti.

“È davvero bello essere tornato in Svizzera”, ha commentato l’ex biancoblù. “Quando si è presentata l’opportunità di venire a Lugano, era qualcosa che attendevo con entusiasmo, perché desideravo far parte di questa squadra e di questa organizzazione. Non mi concentro più di quel tanto sulla durata limitata del contratto, è un aspetto che in gran parte non dipende da me. Era la proposta che mi è stata presentata”.

Questa formula va interpretata come un compromesso che hai accettato perché volevi davvero essere a Lugano?
“Sì, era una di quelle situazioni in cui desideravo davvero essere qui e dunque sono stato contento dell’accordo. Non è un contratto per tutta la stagione, ma sono comunque molto felice ed entusiasta di questa opportunità”.

L’obiettivo è dunque convincere il club a trattenerti per il resto della stagione?
“È ciò che spero, naturalmente, ma non mi aiuterebbe pensare a questo ogni giorno. La mia attenzione è rivolta al lavoro quotidiano in pista, a disputare un buon camp e a farmi trovare pronto per l’inizio della stagione. Solitamente, se fai bene queste cose, il resto si sistema da sé”.

In Svizzera hai vissuto due esperienze molto diverse: a Zugo avevi avuto un bell’impatto e vinto il titolo, mentre ad Ambrì le cose non sono andate come sperato. Hai capito cosa sia cambiato tra quei due periodi?
“Cerco di lasciare nel passato ciò che è successo. Ho comunque apprezzato il periodo ad Ambrì, anche se le cose non hanno funzionato, mentre vincere il titolo con lo Zugo è stato uno dei momenti più belli della mia carriera. Ora ritrovo qui alcuni ragazzi con cui avevo già giocato, ma non voglio fare paragoni tra quelle esperienze. Questo è un nuovo inizio per tutti e vogliamo costruire su quanto fatto dal Lugano lo scorso anno. Ripensando a l’esperienza in Leventina è invece un peccato che le cose non abbiano funzionato. Mi sono comunque trovato bene con molti dei compagni con cui ho giocato”.

A Zugo avevi condiviso lo spogliatoio con Thürkauf, Simion e Alatalo…
“Quei ragazzi sono sempre stati fantastici. È sicuramente più facile arrivare in un ambiente quando conosci già alcuni compagni, ma anche il resto del gruppo rende davvero semplice l’inserimento di un nuovo giocatore”.

In Svezia hai poi trovato stabilità…
“È stato divertente giocare lì, ed è stato un bel cambiamento per me. Sono rimasto per tre anni e mezzo e ho apprezzato tutto di quel periodo. La Svezia ha rappresentato una bella parte della mia carriera, ma ora non vedo l’ora di affrontare questa nuova sfida”.

Quell’esperienza può facilitare il tuo inserimento nel sistema di uno staff svedese?
“Non credo sia il caso di leggere troppo in questa coincidenza, ma alcuni giocatori con cui ho giocato in Svezia mi hanno parlato molto bene di Tomas, e questo è certamente piacevole da sentire. Credo però che i due campionati siano piuttosto diversi e che anche l’hockey giocato lo sia”.

Ricordi di avere affrontato le squadre di Mitell?
“Forse le nostre strade si sono incrociate per una stagione, quando era al Färjestad. In quel momento ero in Svezia soltanto da tre o quattro mesi, dunque sinceramente non ricordo molto”.

Dopo tre anni e mezzo, oggi sei un giocatore diverso rispetto a quello visto in precedenza in Svizzera?
“Per la maggior parte ho cercato di mantenere lo stesso gioco e di continuare a portare sul ghiaccio le mie qualità. Naturalmente aiuta iniziare a lavorare con i compagni e capire il modo in cui gioca ciascuno di loro. È qualcosa che richiede un po’ di tempo, ma vedremo come andrà”.

Arrivi in una squadra con sette stranieri e diversi giocatori in grado di giocare al centro. Come affronti la sfida di conquistarti un posto?
“È una situazione simile a quella del contratto, non è qualcosa su cui mi concentro. Da giocatore, la cosa migliore che puoi fare per te stesso e per la squadra è arrivare pronto a lavorare, disputare un buon camp e farti trovare pronto quando inizierà la stagione. Tutto il resto riguarda decisioni che spettano allo staff”.

Click to comment

Altri articoli in Interviste