
AMBRÌ – È stata una stagione tribolata sin dall’inizio quella che ha vissuto l’Ambrì Piotta, con il grande terremoto di ottobre e gli stentati mesi successivi, sino ad arrivare perlomeno ad un epilogo positivo con l’arrivo di Lars Weibel, Jussi Tapola e la chiusura del playout in quattro partite contro l’Ajoie.
Di seguito vi proponiamo la valutazione di tutti i giocatori biancoblù per quanto riguarda l’annata agonistica appena conclusa, con un breve commento dedicato ad ogni elemento della rosa.
PORTIERI

Philip Wüthrich (28 GP, 90.6 SV%, 2.84 GAA | 4 GP, 92 SV%, 2.00 GAA): La sua stagione è andata in crescendo, con un avvio caratterizzato “solamente” da prestazioni basilari, diventate però via via sempre più determinanti. Tapola ha puntato immediatamente su di lui, schierandolo in 10 delle 12 partite che hanno caratterizzato il finale di stagione, e già da metà campionato in avanti ha saputo fornire più garanzie rispetto a Senn. Diverse infatti le partite in cui Wüthrich è stato uno dei chiari protagonisti, con tante parate determinanti che lo hanno reso il numero uno della squadra. Ha vinto 17 delle 32 partite disputate, ottenendo anche tre shutout.
Gilles Senn (26 GP, 88.9 SV%, 3.35 GAA): Aveva iniziato la stagione forte di un primo anno in biancoblù positivo, in cui aveva saputo rilanciarsi, ma non è riuscito a confermarsi. Anzi, il passo indietro che gli abbiamo visto compiere è stato piuttosto evidente. Nella prima manciata di partite era apparso sui suoi livelli, ma con il passare del tempo nel suo gioco sono emerse sempre più incertezze e disattenzioni, con errori anche banali e diversi gol concessi in maniera troppo semplice. Non è mai riuscito a reagire al calo di rendimento, finendo per diventare il chiaro backup negli ultimi due mesi. Alla squadra ha portato solamente sette vittorie, anche a causa delle sue peggiori statistiche da quando milita in NL.
DIFENSORI

Jesse Virtanen (53 GP, 7G, 18A, -16): Il suo apporto è stato “OK”, ma lontano dai livelli che gli avevamo visto toccare in particolare due stagioni fa, senza dimenticare che anche in quella passata era comunque riuscito a essere un elemento trascinante. Nel campionato appena concluso le sue partite si sono fatte invece più anonime, ritrovandosi in una fase calante che può essere comprensibile visto l’alto minutaggio (24’08 di media a partita, il dato più alto della lega), ma che gli ha impedito di essere nuovamente protagonista. Per l’Ambrì è comunque rimasto il miglior difensore in squadra e un elemento imprescindibile, anche se in vista di un contratto che scadrà nel 2028 si può temere che questa tendenza al ribasso continui.
Tim Heed (56 GP, 2G, 25A, -24): Ha giocato ogni singola partita della stagione con una media di 24 minuti a incontro, piazzandosi al secondo posto della lega per tiri bloccati. Lo svedese, insomma, non si è defilato, ma il suo gioco già nella passata stagione aveva subito una netta flessione in termini di affidabilità, e quest’anno purtroppo le serate negative sono state di gran lunga maggiori rispetto a quelle in cui ha saputo spiccare. Troppi infatti gli errori – alcuni pure inspiegabili – sia nella gestione del puck che in fase di copertura, con un dato di -24 in regular season che è stato il peggiore tra i difensori di tutta la lega. Spesso il suo linguaggio del corpo non è apparso molto positivo, e si può facilmente immaginare che Weibel voglia discutere con lui una rescissione anticipata del contratto. Magari non sarà così, ma l’Heed visto negli ultimi due anni sembra proprio avere il serbatoio in riserva.
Jesse Zgraggen (48 GP, 3G, 7A, -8): Il suo ruolo non è stato così stabile come nella prima stagione dal ritorno in Leventina – quando era praticamente sempre al fianco di uno straniero – ma nel complesso non si è discostato molto da quanto ci si poteva attendere da lui. Ha sempre mostrato buona volontà, ma ha anche confermato i suoi limiti, e con il proseguire della stagione ha visto il suo livello calare, giocando diverse partite in affanno. Si attendono notizie in merito a un suo eventuale rinnovo e al ruolo che potrà avere agli ordini di Tapola, che già a Berna lo aveva messo alla porta con il suo passaggio all’Ajoie.
Zaccheo Dotti (54 GP, 1G, 6A, -6): Rispetto alla passata stagione è riuscito ad avere un ruolo più stabile e rilevante nel lineup, tanto da giocare parecchie partite al fianco di Heed oppure Virtanen. I suoi limiti sono quelli di sempre, ma lo spirito di sacrificio e la volontà di mettersi a disposizione della squadra non sono mai mancati, e da questo punto di vista non gli si può rinfacciare nulla. Starà a Weibel valutare se offrirgli un rinnovo oppure lasciare spazio in organico a un giovane con maggiori prospettive di crescita.
Dario Wüthrich (56 GP, 1G, 6A, +2): È rimasto sugli standard che aveva stabilito negli scorsi anni, e questo è stato il limite della stagione del 26enne, che di fatto non è riuscito a progredire e anzi a volte è stato un po’ timido nel suo gioco. Rappresenta un elemento che, negli equilibri dell’Ambrì, può collocarsi senza problemi nella terza coppia difensiva, ma nell’ultima stagione non è riuscito a mostrare il potenziale per fare un passo in più.
Luc Bachmann (48 GP, 4G, 2A, -2): Ha rappresentato l’unica vera sorpresa positiva della stagione leventinese. Arrivato senza troppe attese, ma capace sin dal preseason di mettersi in luce e scavalcare molti compagni più esperti nelle gerarchie di squadra, Bachmann ha affrontato da ventenne la sua prima stagione in NL con buona personalità. A inizio campionato aveva convinto Cereda ad affiancarlo a Virtanen, e nel finale anche Tapola si è affidato a lui, schierandolo con Heed. È il difensore di talento con maggiore prospettiva che l’Ambrì ha in squadra, e potrà sicuramente ancora crescere molto.
Simone Terraneo (29 GP, 1G, 4A, -10): L’inizio stagione, con il gol alla prima partita contro il Kloten – e lo schieramento al fianco di Heed nel mese di settembre – poteva lasciar presagire l’annata dell’atteso passo avanti di Terraneo, ma poi il giovane non è riuscito a mantenere il ruolo. Per la seconda annata consecutiva è stato prestato a un club di Swiss League per ritrovare un po’ di ghiaccio, e nel suo gioco ha pagato qualche lacuna difensiva di troppo. Anche con Tapola non ha praticamente mai trovato spazio, ma a soli 21 anni avrà ancora l’opportunità di crescere, magari traendo vantaggio da un sistema più strutturato come quello del coach finlandese.
Isacco Dotti (34 GP, 2G, 1A, +3): Aveva iniziato la stagione con un infortunio a una mano che ha ritardato il suo debutto fino a inizio ottobre, e da lì è iniziata per lui un’annata praticamente senza mai un posto da titolare, con buona parte delle partite giocate in qualità di settimo difensore. Il suo spirito è stato quello di sempre, ovvero quello di un giocatore al servizio della squadra e che non si è mai tirato indietro, anche se la velocità e la tecnica degli avversari lo hanno spesso messo in chiara difficoltà. Ha dato l’apporto che ci si può attendere da lui, anche se un fisiologico calo negli anni si sta iniziando a percepire.
Michal Cajkovsky (6 GP, 0G, 0A, -12): Un disastro su tutta la linea. Arrivato in Leventina dopo un infortunio e senza aver giocato alcuna partita in stagione, la sua struttura fisica imponente non lo ha certo aiutato nel tentativo di ritrovare il ritmo. Lo staff si è ritrovato con un innesto senza alcun senso, dovendo gestire la necessità di impiegarlo per riportarlo a una forma accettabile, ma al contempo sacrificando una pedina straniera per un elemento non in grado di dare un contributo. Tra palesi difficoltà e qualche episodio imbarazzante, la sua partenza anzitempo è stata inevitabile. Il bilancio di -12 in sole sei partite rimarrà probabilmente un record per diverso tempo.
Rocco Pezzullo (13 GP, 0G, 0A, -8): Le sue soddisfazioni stagionali sono da ricercare nel prestito al Visp e nella parentesi vissuta alla Coppa Spengler con l’HIFK, mentre in Leventina per il secondo anno di fila ha visto poco ghiaccio. Anche stavolta, insomma, una sua reale progressione è rimandata alla prossima stagione, e probabilmente per lui il “reset” rappresentato dall’arrivo di Tapola potrebbe fargli bene per cercare di imbastire un nuovo inizio.
ATTACCANTI

Chris DiDomenico (47 GP, 10G, 31A, -17): Allontanato da Tapola prima del termine della regular season per uno stile di gioco che cozzava con la filosofia del nuovo coach, il canadese pur avendo saltato il finale di stagione ha comunque chiuso con il bottino di punti più alto in squadra. Il suo inizio è stato molto difficile sia in termini realizzativi (il primo gol è arrivato addirittura il primo novembre) sia sul piano del gioco, quando la sua evidente volontà di fare bene si è scontrata con un’esecuzione disastrosa. I tanti errori lasciavano temere che per lui fosse l’anno di troppo, ma poi è cresciuto in maniera evidente ed è stato il trascinatore di una squadra caratterialmente spesso troppo piatta. Testardo ma anche determinato e disposto a tutto, alla fine è stato “il solito DiDomenico”. Il suo gioco è sempre stato un’arma a doppio taglio, ma in tante sere ha predicato nel deserto risultando l’unico a dare stimoli a un attacco con poca personalità.
Michael Joly (52 GP, 21G, 19A, -10): Aveva passato il primo mese alla ricerca del gol, ma una volta sbloccato ha saputo portare in pista imprevedibilità e fantasia uniche nella squadra leventinese. Come già si sapeva dal periodo a Lugano, non ha le caratteristiche del leader e difficilmente riesce a trascinare la sua linea, anche se nel finale di stagione – tarando il tutto su un avversario modesto come l’Ajoie – ha mostrato più determinazione, costruendo diverse situazioni pericolose e azioni concluse con gol pesanti. Con 21 reti ha in fondo portato il contributo che ci si poteva attendere, pur controbilanciato da un’incostanza di rendimento che non gli ha permesso di rappresentare una garanzia.
Dominic Zwerger (53 GP, 16G, 12A, -3): Dopo diversi anni difficili, l’austriaco è tornato a essere un fattore per l’Ambrì Piotta, e nel complicato avvio di stagione della squadra ha rappresentato il vero faro offensivo, trovando velocemente il feeling con il gol e mantenendo una buona costanza di prestazioni nei primi mesi. È andato in calo nella seconda metà di campionato, tornando a essere un po’ anonimo in alcune serate, ma la sua stagione è stata sicuramente positiva e la migliore da diversi anni a questa parte. Visti i numeri può esserci dispiacere nel vederlo partire verso Bienne, ma la sensazione è che fosse giusto così e che anche lui abbia bisogno di vivere un’esperienza diversa. In Leventina verrà ricordato come uno dei giocatori più amati dal pubblico dell’ultimo decennio.
Alex Formenton (46 GP, 16G, 12A, -11): Tornato in Leventina dopo aver saltato un’intera stagione di attività, e sceso in pista lo scorso settembre a distanza di un anno e sette mesi dalla sua precedente partita, Formenton ha vissuto come preventivabile un campionato difficile. Solo nelle fasi finali è riuscito a mettere davvero ritmo nel suo gioco, mentre per buona parte della stagione ha offerto prestazioni evanescenti e con poca intensità. Nell’arco di tre stagioni ha giocato un totale di 92 partite in biancoblù, senza però aver mai potuto svolgere una reale preparazione estiva con la squadra, ritrovandosi dunque sempre a inseguire a livello di forma. Sarebbe interessante vederlo all’opera senza fattori esterni a frenarne le prestazioni, ma il suo futuro rappresenta ancora oggi un grande punto di domanda.
Chris Tierney (48 GP, 9G, 14A, -15): Sul ghiaccio ha sostanzialmente confermato lo scetticismo che c’era al suo arrivo, quando si osservava il suo profilo sulla carta. Tierney è infatti risultato uno straniero inadeguato per il nostro campionato, troppo lento sia di pensiero sia in esecuzione per essere determinante. Si è perlomeno dimostrato discreto agli ingaggi (52%) e, come attitudine, è sempre stato positivo, ma purtroppo non ha mai mostrato gli strumenti necessari per essere un centro da top six in NL. Durante la stagione ha portato avanti un lavoro onesto, che però non è andato oltre quello di un discreto centro svizzero.
Miles Müller (53 GP, 8G, 11A, -13): Nella sua seconda stagione tra i professionisti il 21enne ha saputo mostrare dei passi avanti, gestendo meglio le sue tante energie e risultando in fondo uno degli attaccanti più continui in termini di prestazioni. Non ha mai mancato di portare sul ghiaccio l’esuberanza tipica di un giovane ed è stato affiancato a tanti compagni diversi senza particolari cali. È inoltre stato il secondo attaccante maggiormente impiegato nel penalty killing, trovando vari modi per essere utile alla squadra. È sicuramente uno dei nomi attorno ai quali costruire l’Ambrì del futuro.
Tommaso De Luca (56 GP, 9G, 13A, -3): La bella progressione avuta nel finale ha un po’ salvato una stagione che altrimenti sarebbe stata catalogata come anonima, dopo le diverse difficoltà vissute sostanzialmente fino alla pausa olimpica. La partecipazione ai Giochi ha forse contribuito a ridargli fiducia, visto che nel finale è stato tra i protagonisti con ottime partite e un playout vissuto da trascinatore. La speranza è che questa fiammata finale possa trovare continuità e permettergli di fare un passo avanti definitivo nel 2026/27. Ha tutti gli strumenti per essere un giocatore importante per l’Ambrì.
André Heim (51 GP, 5G, 15A, -5): Il centro è ormai condannato a essere sempre messo a confronto con la sua miglior versione di qualche anno fa, anche se è passato diverso tempo ed è verosimile credere che il giocatore si sia assestato sul livello che può offrire. È l’unico attaccante in rosa ad avere l’età ideale per sfruttare al massimo il suo potenziale – tutti gli altri elementi svizzeri sono giovani oppure sulla via del tramonto – ma ha ribadito di non avere i numeri per poter essere un centro da top six in questa lega, e non è riuscito a rappresentare un’alternativa nonostante le stagioni negative di Tierney e Manix Landry. La sua presenza può dare profondità ed equilibrio al lineup, ma non è riuscito ad andare oltre.
Manix Landry (56 GP, 8G, 11A, -9): Delle tre stagioni passate in biancoblù, quella appena conclusa è stata sicuramente la peggiore. Dopo i grandi passi avanti mostrati nel 2024/25 – quando era stato il miglior svizzero della squadra – quest’anno il figlio d’arte non è mai riuscito a ingranare, vivendo solo alcune buone partite isolate senza però trovare continuità. Ha forse sofferto la situazione venutasi a creare con papà Eric, prima promosso a head coach e poi scaricato a sorpresa, ma nel complesso la sua è stata un’involuzione. Ci si attendeva che potesse essere una sicurezza come centro del top six, e forse questo gli ha messo sulle spalle ulteriore pressione, ma l’Ambrì avrà assolutamente bisogno di una sua crescita il prima possibile. Rispetto a un anno fa ha dimezzato la produzione di gol e moltiplicato gli errori difensivi.
Dario Bürgler (52 GP, 5G, 9A, -11): Dal punto di vista della performance strettamente sportiva si è velocemente capito che il veterano stesse giocando la proverbiale stagione di troppo, ma nonostante questo Bürgler ha rappresentato una figura centrale per tutto il club. Sul ghiaccio ha comprensibilmente faticato a tenere il ritmo di una lega ormai di livello molto alto, e questo ha ridimensionato la sua pericolosità offensiva generale, ma è stato uno dei pochi punti fermi nell’ambito di una stagione dai mille terremoti. Sempre disponibile con la stampa, mai sopra le righe nei suoi commenti e al servizio della squadra fino all’ultimo, Bürgler ha portato valori umani importanti per l’intero spogliatoio.
Inti Pestoni (41 GP, 4G, 4A, -11): Ha vissuto la stagione più difficile della carriera, con una produzione offensiva insufficiente e l’esclusione praticamente immediata dal lineup con l’arrivo di Tapola, dopo che anche Cereda e Landry in varie occasioni lo avevano lasciato in sovrannumero. Sintomo, ovviamente, che qualcosa non ha funzionato, e anche per sua ammissione le lacune in termini di intensità gli hanno impedito di trovare un reale ruolo in squadra. Per questo motivo si è ritrovato in una situazione in cui non è mai stato messo nelle condizioni di provare a riprendersi, ma anche a causa delle sue stesse prestazioni non ha mai trovato il modo di uscire da questo “loop”. Ha ancora un anno di contratto e ha dichiarato di volersi impegnare per far cambiare idea a Tapola, ma per lui non sarà per niente semplice.
Lukas Landry (54 GP, 4G, 1A, -4): Il più giovane dei fratelli Landry si era aggiunto alla squadra senza essere annunciato durante il mese di agosto, e la sua presenza nei lineup delle amichevoli aveva subito suscitato curiosità, visto che i ruoli che gli venivano assegnati lasciavano intendere l’intenzione del club di averlo in squadra sin da subito. Così è stato, ma il 20enne, dopo un preseason sorprendente e una buona partenza, ha dimostrato di non essere ancora pronto a competere ad alti livelli. Il suo gioco è ancora acerbo e si è perso con l’avanzare della stagione, ma il suo rimane un profilo interessante da provare a sviluppare nei prossimi anni.
Diego Kostner (46 GP, 3G, 3A, -7): Il suo impegno e la voglia di lottare non si discutono, ma l’italiano sembra ormai a fine corsa in una lega di alto livello come la National League. Riveste come di consueto il ruolo di quarto centro, ma nell’ottica della ricostruzione della squadra si può immaginare che nella prossima stagione avrà difficoltà a trovare un posto da titolare.
Daniele Grassi (34 GP, 1G, 4A, -7): La sua stagione è iniziata in salita, con un infortunio che lo ha tenuto subito fuori fino a metà novembre, e quando è rientrato ha portato sul ghiaccio il contributo a cui ci ha abituati. Vale però lo stesso discorso fatto per alcuni suoi compagni: fatica a tenere il passo con gli avversari e si trova spesso a rincorrere, e sicuramente anche lui dovrà lottare per ottenere un posto nel futuro lineup di Tapola. L’impegno e la dedizione alla causa non mancano mai, ma il suo rinnovo di quattro stagioni è stato incomprensibile, un vero errore di gestione per giunta commesso in fretta e furia a pochi giorni dall’ingaggio di Lars Weibel come nuovo DS. Grassi avrà ovviamente modo di smentire queste considerazioni con le sue prestazioni sul ghiaccio, ma per lui non sarà semplice.
Nic Petan (15 GP, 1G, 3A, -13): Ingaggiato con la prospettiva di essere il vero leader offensivo della squadra, la breve avventura in Leventina del canadese è stata un autentico disastro. Non ci sono infatti volute molte partite per capire che Petan fosse un corpo estraneo in squadra, con un atteggiamento distaccato e un gioco basato unicamente sulle sue qualità tecniche, che non sono però state sufficienti per avere un impatto sulla nostra lega. Velocemente la frustrazione ha avuto la meglio, le sue prestazioni si sono fatte disastrose e caratterizzate da una miriade di errori, tanto che la sua presenza in pista veniva notata solamente per episodi negativi. Inevitabile la rottura, arrivata già a fine ottobre: il suo ingaggio è stato uno dei flop più grandi degli ultimi anni.
Nathan Borradori (11 GP, 2G, 2A, +3): Tra le prestazioni in Swiss League a Bellinzona ed il Mondiale U20 giocato con la Svzzera, erano in molti ad attendere di vedere il piccolo attaccante debuttare in biancoblù. La sua promozione in prima squadra è stata una delle prime chiare decisioni prese da Tapola, che dopo la pausa olimpica lo ha inserito nel lineup e gli ha dato grande fiducia, schierandolo con continuità e convinzione. Il primo impatto è stato molto positivo, con tanta energia e poi i primi punti, compresa quella bella doppietta ottenuta contro l’Ajoie. Dei bei segnali in ottica futura.


