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Ambrì Piotta

Tapola: “La chiave è nell’unità, tutti hanno lavorato per tornare ad essere una squadra”

Il coach dopo aver chiuso la serie di playout: “Sono felice di come i ragazzi abbiano cominciato a capire il DNA che vogliamo dare all’Ambrì. Sono convinto che questo periodo possa aiutare diversi giocatori a ritrovare fiducia”

PORRENTRUY – Con la vittoria nella serie di playout contro l’Ajoie, l’Ambrì Piotta ha chiuso una stagione complicata e logorante. Al termine di Gara 4, il coach Jussi Tapola ha commentato la prestazione dei suoi giocatori, tracciando anche un primo bilancio della sua esperienza in Leventina e indicando le basi su cui costruire in vista della prossima stagione.

È stata una vittoria importante, in una serie in cui la squadra ha saputo soffrire. Quanto sei soddisfatto del gruppo?
“Non lasciamoci ingannare dall’esito della serie, perché non è stato affatto semplice venire a capo dei giurassiani. La quarta partita è sempre la più difficile, e anche stavolta ne abbiamo avuto la dimostrazione. In serie come queste bisogna pensare che di fronte hai una squadra altrettanto disperata, che vuole mantenere il proprio posto in National League, e che è pronta a sputare sangue a ogni cambio pur di riuscirci. Sono molto fiero di come i miei ragazzi l’hanno affrontata. Abbiamo giocato bene, con maturità e mostrando anche una certa dose di leadership”.

La serie non è stata dominata, ma spesso avete dato la sensazione di avere qualcosa in più. Sei d’accordo?
“Sì, e credo che la chiave stia nell’unità di squadra. Abbiamo trascorso settimane complicate, soprattutto a livello mentale, ma abbiamo trovato il modo di compattarci e di tornare ad essere squadra. Tutti hanno lavorato per il gruppo, perfino coloro che non sono stati schierati. Ho chiesto ai ragazzi di mettere da parte la frustrazione e di tornare ad amare ciò che li rende felici: l’hockey. Ho visto tanti giocatori tornare a sorridere, e credo che questo abbia fatto la differenza”.

Dal tuo arrivo la squadra ha iniziato a giocare con più calma gestendo con maggiore maturità le situazioni difficili. Qual è il tuo segreto?
“Non saprei attribuirne una percentuale, ma per esperienza posso dire che l’aspetto mentale può cambiare radicalmente una squadra. In passato il gruppo era solito commettere tante ingenuità, come penalità evitabili in momenti di pressione. Ne abbiamo parlato tanto, si è lavorato su come arrivare pronti mentalmente alle partite e sulla capacità di reagire dopo un episodio negativo. Se ci siamo riusciti è perché c’è stata la giusta volontà da parte di tutti, e sul ghiaccio si sono cominciati a vedere i primi risultati. Penso che il gruppo si sia reso conto che non sempre le cose vanno come pensi, e che non tutto è controllabile. Ma una partita dura 60 minuti e anche se incappi in episodi negativi che ti rubano il momentum, hai tutte le carte in regola per poter reagire”.

Personalmente cosa conserverai da questa prima esperienza ad Ambrì? La serie di playout può rappresentare un buon punto di partenza su cui costruire per il futuro del club?
“Sono felice di come i ragazzi abbiano cominciato a capire il DNA che vogliamo dare all’Ambrì. Dal mio arrivo sono capitate diverse cose, abbiamo affrontato momenti bui ma anche momenti positivi come questa serie. I ragazzi ci sono arrivati pronti e si sono resi conto di non essere un gruppo fragile. Sono convinto che questo periodo trascorso insieme possa aiutare tanti ragazzi a ritrovare un po’ di fiducia in sé stessi, così da poter ricostruire tutti assieme l’Ambrì del futuro”.

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