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5 spunti da Lugano: che dolor, non è un paese per scorer, scelte che pesano, il mito di tutti

Dopo ogni weekend di campionato HSHS vi proporrà una rubrica “semiseria” dedicata agli ultimi impegni di Ambrì Piotta e Lugano, da cui abbiamo tratto una serie di spunti che vi lasciamo di seguito.

Verranno selezionati cinque episodi o fatti interessanti che hanno caratterizzato i match delle squadre ticinesi, a volte con l’obiettivo di analizzare quando successo sul ghiaccio, altri semplicemente per strapparvi un sorriso!


1. Goleador…ma che dolor!

Certo che la prima rete stagionale di Elia Riva non è stata una passeggiata per il difensore bianconero. Colpito sul piede da un tiro violento di Alessio Bertaggia, il numero 37 ha deviato il disco alle spalle di Wüthrich con la complicità della difesa di casa ma, finché i compagni non l’hanno abbracciato, lo stesso Riva non si era accorto di nulla, troppo occupato a stringere i denti per il dolore. Se ogni rete costa tanto, meglio lasciarle fare agli altri.

2. Non è un paese per scorer

Appena arrivato a Lugano, Libor Hudacek ha cominciato a segnare a raffica, risolvendo (pareva) qualche problema di produzione da parte degli stranieri d’attacco bianconeri. Fatto sta che dopo le dieci partite disputate e gli otto gol segnati lo slovacco non ha più messo piede sul ghiaccio dopo il derby di fine novembre.

Il rientro di Carr ha ovviamente rimesso a disposizione di McSorley uno degli attaccanti più forti del campionato, Arcobello è di difficile sostituzione semplicemente per il ruolo di primo centro, Josephs è in crescita anche a livello di punti e fisicamente svolge un lavoro importantissimo, infine Boedker è molto apprezzato dal coach per le sue qualità di costruzione e “compattamento” del gioco.

Insomma paradossalmente sarà difficile per Hudacek, giocatore più anarchico rispetto ad altri, ritrovarsi tra i titolari e solo per cambi tattici sembra destinato a ritrovare il ghiaccio, nonostante in alcune partite il suo apporto sarebbe stato l’ideale. Con McSorley che per ora punta (comprensibilmente) sulla squadra che vince.

3. Questione di misure

Non siamo andati a spulciare le statistiche e gli archivi passati, ma di certo un portiere che si vede comminare due penalità minori in una partita non è da tutti i giorni.

Niklas Schlegel ci è riuscito martedì scorso contro il Ginevra, quando si è preso una prima una penalità per aver bloccato il disco fuori dal trapezio posteriore alla sua porta (in mischia) e poi per aver spedito il puck sulle reti di protezione cercando di rilanciarlo. E il tutto in soli dieci minuti. Non male.

4. Le scelte che pesano

Non è passato inosservato un fatto alla PostFinance Arena. Nell’assalto finale in 6 contro 4 del Lugano che ha portato al 2-2 di Fazzini, in pista c’erano lo stesso topscorer, Thürkauf, Boedker, Carr, Alatalo e Loeffel. Nulla da dire sui giocatori schierati, ma un tempo tra questi ci sarebbe stato di sicuro Mark Arcobello, anzi, sarebbe stato la prima scelta.

Potrebbe essere semplicemente una scelta tattica, ma non regge del tutto. La realtà è che il capitano bianconero è, in quanto a incisività e creatività, solo l’ombra del trascinatore degli anni scorsi. E forse qualcuno se ne sta accorgendo.

5. Leggenda di tutti

Ciuffo biondo mai cambiato, sorriso perenne, solo una faccia più tonda e qualche chilo in più ma alla fine Petteri Nummelin alla soglia dei 50 anni non sembra essere invecchiato.

Tutti hanno voluto scattare una foto con lui durante le pause di Lugano-Ginevra, chi ha vissuto in pieno la sua era e chi l’ha solo sfiorata, come molti bambini che magari non erano ancora nati alla sua ultima stagione con la maglia del Lugano ma che sono stati spinti dai papà a farsi immortalare con il loro grande idolo. Perché alla fine il “Folletto” è l’eroe e la leggenda di tutti i tifosi bianconeri.

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